In “L’Istinto primordiale del piacere” (Dedalo), il lettore viene guidato alla scoperta di quei processi profondi che non solo hanno garantito la sopravvivenza della specie umana, ma hanno anche favorito l’adattamento all’ambiente e la costruzione della vita sociale. Il volume, scritto dal neuroscienziato Gene Wallenstein, si presenta quasi come una biografia del piacere, una cronaca del rapporto che l’umanità ha intrattenuto con esso nel corso della propria storia evolutiva.
Nel suo percorso di analisi, l’autore cerca di rispondere a interrogativi apparentemente semplici ma in realtà complessi: perché la natura umana prova piacere davanti a determinate forme e colori? Per quale motivo la musica ci spinge a ballare, a entrare in estasi o a fare l’amore? Secondo l’autore, l’attrazione che proviamo per profumi, suoni e bellezza è il risultato di circuiti neuronali profondi e antichissimi, sorprendentemente resistenti al controllo razionale.
Già nel 1871 Charles Darwin, nel saggio "L’origine dell’uomo e della selezione sessuale", aveva riflettuto su questi aspetti enigmatici della natura umana, sottolineando come “Giacché né il piacere che nasce dalle note musicali, né di produrle sono facoltà che abbiano il benché minimo utile diretto per l’uomo nelle attività quotidiane, queste devono essere collocate fra le più misteriose di cui egli è dotato”. Ancora oggi, del resto, la musica continua a rappresentare un linguaggio universale, capace di superare confini culturali e geografici. Ma l’enigma non riguarda solo le note musicali: la stessa attrazione inspiegabile si ritrova nella ricerca della bellezza visiva, nel desiderio di cibi come il cioccolato o nel turbamento che proviamo entrando in contatto con determinati profumi.
Una delle riflessioni centrali proposte dall’autore riguarda il modo in cui il cervello tende ad associare il piacere a comportamenti fondamentali per la vita e per la socialità. Mangiare per nutrirsi, prendersi cura del proprio aspetto o usare profumi per comunicare e relazionarsi con gli altri non sono semplicemente scelte culturali, ma risposte profonde a meccanismi biologici che continuano a guidarci, spesso senza che ce ne rendiamo pienamente conto. Nell’introduzione, Wallenstein, pioniere della biologia cognitiva, lo afferma con chiarezza: “Il piacere, questo misterioso concetto dalla definizione scivolosa e inafferrabile, è un vero e proprio istinto”.
Il libro prosegue con un’analisi dei cinque sensi - gusto, olfatto, vista, udito e tatto - che scandiscono la nostra quotidianità e attivano la sfera del piacere. Questi sensi vengono esplorati attraverso il filtro dell’evoluzione umana, aiutando a comprendere perché alcuni stimoli risultino per noi particolarmente irresistibili.
Un’attenzione particolare è riservata al senso dell’olfatto, profondamente legato alla dimensione emotiva. Come sottolinea l’autore, “Che ci piaccia o no, abbiamo tutti un odore, e gli impercettibili messaggi olfattivi che inviamo e riceviamo - spesso in maniera inconscia - hanno un’influenza profonda sulle nostre identità sociali e una vasta gamma di comportamenti, tra cui la selezione del partner”.
In conclusione, Gene Wallenstein invita il lettore a ripensare il ruolo del piacere nell’evoluzione umana. Lungimirante e spesso sottovalutato, il piacere ha agito come una vera e propria bussola, orientandoci verso comportamenti fondamentali come nutrirsi, esplorare il mondo e socializzare, contribuendo in modo decisivo a ciò che oggi definiamo umano.
Titolo: L’Istinto primordiale del piacere
Categoria: Saggi
Autore: Gene Wallenstein
Editore: Dedalo
Pagine: 280
Prezzo: 15.00