Cinescienza: Impronte

Cacciatori di ricordi

Il protagonista del film, Leonard (Guy Pearce), in una scena del film
di Danilo Santelli

All’inizio del nuovo millennio il regista britannico Christopher Nolan, coadiuvato alla scrittura dal fratello Johnatan, esce al cinema con “Memento”, film tortuoso, che accavalla il vissuto e l’immaginato del protagonista Leonard, colpito da amnesia anterograda conseguentemente a un trauma subito. Come questa condizione neurologica, che non permette ai nuovi ricordi di stabilizzarsi nella memoria, impatti e condizioni la vita delle persone che ne sono affette lo descrive Anna Lo Bue, neuropsichiatra dell’Istituto di farmacologia traslazionale del Cnr

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Leonard Shelby ha subito un’aggressione da parte di due sconosciuti dal volto scoperto, durante la quale sua moglie viene stuprata e uccisa. Da quel momento in poi non sarà più in grado di memorizzare nuovi ricordi legati alle sue esperienze quotidiane, se non per un tempo molto breve. È il plot di “Memento”, film del 2000 diretto da Cristopher Nolan, che ha ricevuto due candidature agli Oscar, per la sceneggiatura e il montaggio.

Proprio la sceneggiatura, che vive di numerosi incastri in flashback tra realtà e immaginazione, nasce dal racconto “Memento mori” di Jonathan, fratello del regista. Leonard, per provare a mettere insieme i frammenti del suo recente passato, decide di appuntarsi tutto e di documentare con foto istantanee, ma anche di tatuare sul proprio corpo le informazioni più importanti.

Questa limitazione è una forma di amnesia realmente esistente, chiamata anterograda, che rappresenta l’incapacità di consolidare ricordi riguardanti situazioni successive a un trauma, come spiega Anna Lo Bue, neuropsichiatra dell’Istituto di farmacologia traslazionale (Ift) del Cnr: “È una condizione neurologica in cui si perde, in misura variabile, la capacità di formare nuovi ricordi. Ciò che è avvenuto prima dell’evento lesivo o traumatico rimane spesso intatto, ma quel che accade dopo non riesce a stabilizzarsi nella memoria a lungo termine, svanendo nel giro di pochi minuti. Le cause principali sono dovute a lesioni organiche quali, ad esempio, traumi cranici, ictus, malattie neurodegenerative e tumori cerebrali. In casi più rari, questa amnesia può presentarsi per situazioni di funzionalità alterata non conseguente a lesioni, oppure per fattori psicologici. In quest’ultima forma, definita amnesia psicogena o dissociativa, il cervello isola inconsciamente il ricordo traumatico per ridurne l’impatto emotivo. Nella prospettiva psicodinamica, e in parte anche in quella neurobiologica, la rimozione del ricordo traumatico è un meccanismo inconscio di autodifesa, che risulta protettivo a breve termine, ma potenzialmente disfunzionale nel lungo periodo. Nei traumi, l’amigdala, centro della risposta emotiva situato nel lobo temporale del cervello, diventa iperattiva, sopprimendo la normale operatività delle strutture incaricate di integrare i ricordi. In alcuni casi le funzionalità possono essere ripristinate, ma solo in presenza di trattamenti psicoterapeutici”.

Poster del film Memento

Con l’amnesia anterograda si perde la possibilità di memorizzare gli avvenimenti vissuti, le informazioni apprese consapevolmente e la contestualizzazione spazio-temporale, quella tipologia di memoria che viene definita dichiarativa. Ma non viene, di norma, intaccata la memoria procedurale, che riguarda le abilità motorie e cognitive non consapevoli. “La memoria non è un sistema unitario e semplice, ma un insieme di processi distinti, che possono venire parzialmente compromessi. Da un punto di vista anatomo-funzionale, quella dichiarativa dipende in larga parte da ippocampo e lobi temporali, mentre la procedurale - quella degli automatismi - dipende dai gangli della base, dal cervelletto e dalla corteccia motoria. Nella maggior parte dei casi, l’amnesia anterograda non danneggia le aree cerebrali deputate alla memoria procedurale, così che il soggetto potrà continuare ad apprendere nuove abilità, soprattutto se implicite, ripetitive e non verbali, anche se non le ricorderà, essendo venuta meno, in poco tempo, la consapevolezza di averle imparate”, chiarisce la neuropsichiatra del Cnr-Ift. “Vale la pena ricordare due casi clinici celebri ed esemplificativi: Henry Molaison, paziente statunitense affetto da epilessia, al quale vennero asportati chirurgicamente parte dei lobi temporali mediali, incluso gran parte dell’ippocampo. In conseguenza di ciò, egli perse la capacità di formare nuovi ricordi episodici, ma continuò ad acquisire nuove abilità motorie, come il disegno allo specchio, senza ricordare di averle praticate, a dimostrazione del fatto che la memoria procedurale coinvolge sistemi cerebrali diversi da quella dichiarativa. E poi il britannico Clive Wearing, che fu direttore di orchestra, al quale una grave encefalopatia danneggiò estensivamente ippocampo, lobi temporali e strutture limbiche. Tuttavia, conservò alcune isole di memoria che gli consentirono di mantenne intatte le sue abilità musicali e direttive”.

L’amnesia anterograda è una condizione complessa, ma la possibilità di condurre una vita soddisfacente dipende anche dalla gravità del deficit. “Nei casi più critici, come in presenza di lesioni bilaterali estese, l’autonomia può risultare fortemente ridotta. Ciononostante, molte persone con amnesia anterograda lieve o moderata possono vivere autonomamente, lavorare, e mantenere relazioni usando strategie compensative. Come anche rappresentato nel film Memento in maniera iperbolica, le strategie più efficaci comprendono routine altamente strutturate con l’utilizzo di agende, promemoria vocali o visivi, e tecniche di apprendimento procedurale, in ambienti stabili che non prevedono particolari cambiamenti”, conclude Lo Bue.

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