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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 14 - 16 ott 2013
ISSN 2037-4801

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Il clima si fa caldo. Il dibattito anche

Il clima si fa caldo. Il dibattito anche

Un saggio controcorrente e coraggioso, questo di Wolfgang Behringer sulla 'Storia culturale del clima’, specialmente dopo la diffusione degli ultimi dati da parte dell’Ipcc (l’Intergovernmental Panel on Climatic Change), l’organismo internazionale che si occupa del cambiamento climatico, premio Nobel per la Pace 2007. Molte affermazioni dell’autore, infatti, rischiano di farlo frettolosamente catalogare tra i “negazionisti” o almeno tra i “riduzionisti” rispetto alla tesi del Riscaldamento globale antropico (Agw), ampiamente prevalente nella comunità scientifica, secondo cui il Global Warning è dovuto ai gas serra prodotti dagli uomini.

Behringer non soltanto invita a guardare “la variabilità del clima nell’ultimo milioni di anni” e a considerare dati come quelli secondo cui “per il 95% della sua storia sulla Terra non c’è stato ghiaccio permanente”, ma anche restringendo la visuale agli ultimi decenni ricorda che “negli anni sessanta (del '900, ndr) dopo alcune annate fredde si era sviluppato un vivace dibattito su un possibile raffreddamento globale, che alcuni ritenevano imminente”. È quindi a seguito di un mutamento di opinione molto repentino che nell’agenda dei climatologi “a partire dalla fine degli anni settanta nella loro agenda non c’era più il raffreddamento, bensì il Riscaldamento globale”.

L’autore, poi, non risparmia critiche feroci agli 'aggiustamenti’ con cui i padri della “teoria del bastone da hockey” ovvero “Michael Mann (Pennsylvania State University), Raymond S. Bradley (Università del Massachusetts) e Malcolm K. Hughes (Università dell’Arizona)” nel 1998 avevano presentato uno studio sul Riscaldamento globale negli ultimi seicento anni fecero in modo che “il Rapporto dell’Ipcc del 1990 contenesse una rappresentazione grafica del tutto diversa della storia del clima”, cioè perché l’Agw emergesse in modo clamoroso. In ossequio a quanto del resto Stephen H. Schneider (Stanford University), un altro degli autori del Rapporto Ipcc del 2001 “e tra i primi a propagandare la tesi del Riscaldamento globale”, dichiarò con provocatoria franchezza: “Per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica dobbiamo tracciare scenari spaventosi e andare all’offensiva con prese di posizione semplificate e drammatiche”.

La ragione per cui nonostante tutto questo, inclusa la citazione dello scandalo noto come “Climategate”, Behringer non può essere catalogato come un 'nemico’ dell’Agw è che la sua posizione è adamantina: “Oggi disponiamo di indizi e modelli di calcolo sufficienti a farci ritenere che sia il Riscaldamento globale, sia la sua natura antropica siano 'molto verosimili’. Più difficile è stabilire fino a che punto la componente antropica incida”. Una posizione che si può sintetizzare in una richiesta “di cautela”. Il vero obiettivo della 'Storia culturale del clima’ è, insomma, evitare che il dibattito climatologico finisca “tra i due fuochi opposti della politica”, assumendo “una valenza quasi religiosa” in cui il sostenitore della tesi diversa “viene bollato come agente prezzolato del fronte avverso”.

“Abbiamo bisogno di una storia culturale del clima”, conclude Behringer, “per favorire il distacco dall’odierna discussione sul Riscaldamento globale” e portare il tema davvero a livello scientifico anche da parte dell’opinione pubblica e degli stakeholder: una considerazione che non si può non condividere, anche in riferimento a molti altri temi sui quali la frattura tra comunità dei ricercatori e 'resto del mondo’ è ampia e pericolosa. Per farlo, il saggio si diffonde su molti e interessanti aspetti che evidenziano il ruolo centrale del clima nell’economia e nella religione, nella cultura.

Marco Ferrazzoli

titolo: Storia culturale del clima
categoria: Saggi
autore/i: Behringer Wolfgang
editore: Bollati Boringhieri
pagine: 349
prezzo: € 26.00