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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 4 - 26 feb 2020
ISSN 2037-4801

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La plastica minaccia gli oceani. E il Pianeta
Specialistica

La plastica minaccia gli oceani. E il Pianeta

È dedicato agli oceani il saggio “L'isola che non c'è” di Eleonora Polo, ricercatrice dell'Istituto per la sintesi organica e la fotoreattività del Cnr di Bologna, che da tempo si dedica anche alla divulgazione scientifica. Il volume propone un viaggio alla scoperta delle isole di plastica immerse negli oceani e della loro origine ed evoluzione, partendo dalla loro individuazione da parte del capitano Moore nel 1997: “Com'era arrivata lì tutta quella porcheria? Chi l'aveva scaricata lì? Che cosa stava succedendo all'oceano Pacifico?”.

Eppure, sebbene le isole di plastica coprano quasi metà della superficie degli oceani, per quanto si cerchi con Google Earth, non c'è modo di trovarle. Alcuni sostengono che siano cinque, gli oceanografi affermano che sono undici e che confluiranno in una grande unica isola gigante. La Nasa, mediante una simulazione effettuata in base ai modelli delle correnti oceaniche, ha identificato come marcatori di inquinamento marino nelle aree alcuni gyres, aree in cui i rifiuti arrivati negli oceani confluiscono dopo anni, creando isole di plastica.

Il volume della Polo fa riflettere sulla necessità urgente di un cambiamento delle nostre cattive abitudini, per tutelare una delle primarie fonti di vita: gli oceani. Nel libro si sottolinea come gli oceani vengano utilizzati come discariche, perché costituiscono “una alternativa a basso costo per l'eliminazione dei rifiuti solidi, un gigantesco pozzo senza fondo in cui far sparire decine di migliaia di tonnellate di rifiuti ogni anno”. E si dimentica che sono proprio i microrganismi che popolano gli oceani a permettere la vita sul Pianeta.

Non solo, terre e acque interagiscono tra loro per stabilire condizioni chimico-fisiche ottimali per garantire il giusto equilibrio tra ossigeno e anidride carbonica e assicurare alla Terra la termoregolazione, possibile proprio per la capacità degli oceani di incamerare calore e anidride carbonica, mitigando l'effetto serra. L'anidride carbonica viene assorbita grazie all'elevata capacità di fotosintesi del fitoplancton e delle alghe degli strati superficiali degli oceani, che riescono a produrre circa la metà dell'ossigeno dell'intero Pianeta. Questo processo vitale viene però ridotto dalla presenza di colonne di plastica, che diminuiscono la quantità di luce, ostacolando la fotosintesi. Il risultato è l'accumulo di anidride carbonica nelle acque, che acidificano mettendo a rischio specie che contengono carbonato di calcio nella loro struttura e favorendo invece la riproduzione delle meduse, fino ad aumentare l'effetto serra che si aggiunge a quello prodotto dalle attività umane e dalla deforestazione.

Un inquinamento silenzioso, che va a intaccare lentamente tutti i settori e arriva all'essere umano attraverso il cibo. Un pericolo grave, ben sintetizzato dalle parole dell'esploratore Thor Heyerdahl: “poiché la vita sulla Terra dipende così totalmente dalla vita nel mare, possiamo affermare con certezza che un mare morto implica un pianeta morto”.

Stefania Petraccone

titolo: L'isola che non c'
categoria: Specialistica
autore/i: Polo Eleonora
editore: Dedalo
pagine: 192
prezzo: € 17.50