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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 12 - 4 dic 2019
ISSN 2037-4801

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Musei e comunicazione
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Musei e comunicazione

“Attirare nuovi pubblici”. È divenuto ormai un diktat per chi si occupa della gestione di musei, grandi o piccoli che siano. La capacità di attrarre risorse economiche, flussi turistici, di diventare centri propulsori di un rinnovato modo di trasmettere cultura, più appealing soprattutto per i millenials, passa attraverso l'uso delle nuove tecnologie. Il web in tal senso riveste un ruolo essenziale, perché è in grado di sviluppare un engagement con il pubblico tramite il dialogo e l'interazione anche fuori dalle strutture museali.

“Se poi si guarda alle nuove generazioni, afferma Fabio Viola, pioniere del gaming in Italia, non vi è distinzione tra “on line” e “off line”: chi sperimenta quotidianamente Facebook, Twitter, Whatsapp, Netflix e videogiochi si aspetta anche nelle esperienze culturali protagonismo e partecipazione attiva, interazione e risposte reali. “Il tempo, ancor prima del denaro, è un bene limitato per una generazione iperstimolata, la cui curva di attenzione è scesa negli ultimi anni da oltre un minuto a dieci secondi”.

Nel nostro Paese non tutti i musei sfruttano le potenzialità del digitale per farsi conoscere. Dall'indagine svolta dall'Osservatorio innovazione digitale nei beni e attività culturali (2019) il 69% è presente su almeno un canale social (erano il 57% nel 2018), soprattutto su Facebook (dal 54% all'attuale 67%) e Instagram (dal 23% al 26%). Iniziano a diffondersi come modalità di ingaggio e interazione con il visitatore anche realtà virtuale (16%), realtà aumentata (12%) e videogiochi (10%). Il 17% delle istituzioni culturali dichiara di avere una app e il 62% prevede di inserirla a breve. Tra gli esempi positivi si annoverano gli Uffizi, che grazie a una buona strategia social vantano 379 mila followers; il Maxxi di Roma ha invece creato una community non solo per far conoscere news ed eventi, ma anche per far partecipare gli utenti agli allestimenti. Le istituzioni culturali affrontano dunque un processo profondo di cambiamento, stimolato dalla necessità di aprirsi sempre più all'esterno, utilizzando modi e linguaggi nuovi.

Nicolette Mandarano, storica dell'arte e digital media curator delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini di Roma, nel volume “Musei e media digitali” (Carocci), propone un agevole compendio degli strumenti più adatti al coinvolgimento del pubblico nella conoscenza e fruizione delle opere, avvalendosi dell'esempio delle buone pratiche. Il volume offre un excursus sulla evoluzione delle tecnologie, partendo dalle prime novità digitali in Italia che hanno aperto la strada a un diverso approccio al mondo dell'arte e della archeologia. Si parte dai Cd Rom, come quello pubblicato nel 1996 e dedicato a van Gogh nella serie Cd'Art (Giunti Multimedia ed Edizioni la Repubblica), primo di una collana di monografie ipermediali, per arrivare all'allestimento della Mostra “Nefertari luce d'Egitto” degli stessi anni: grazie a un dispositivo indossabile era possibile vistare l'ambiente della tomba egizia con gli occhi dell'archeologo.

Nel capitolo “On site” si passano in rassegna totem e tavoli multimediali touch screen, sempre più diffusi e di immediato utilizzo, per poi illustrare le App (native o web) studiate per dispositivi di tipo mobile. Tra le tipologie, l'autrice segnala “Second Canvas” che raccoglie una selezione di importanti opere di diversi musei e offre immagini ad altissima risoluzione, permettendo di scoprire dettagli e strati pittorici; “Met App”, lanciata dal Metropolitan Museum Art di New York già nel 2014, consente di scoprire le collezioni suddivise per aree tematiche, le mostre temporanee, gli eventi e dà accesso al sistema informativo del museo, già presente sul sito. Un software divertente che simula la conversazione è il chatbot, un robot adatto adun pubblico giovane abituato a chattare, un sistema che può essere interrogato per risposte istantanee e colloquiali. “Pierrot, il chatbot lanciato nel 2018 dal Museo di Bolzano, oltre alle informazioni sulla visita e approfondimenti tematici dà la possibilità di scegliere l'immagine di un'opera e di farla stampare in biglietteria”, commenta l'esperta. Anche i videogiochi recepiscono come scenari musei e la storia antica. Sono un medium che mescola cultura pop e intrattenimento. “Oggi il numero dei giocatori si aggira intorno ai 2,2 miliardi in virtù del fatto che il mondo del gaming si è profondamente trasformato con la diffusione della banda larga, di nuovi software e l'arrivo dei social media”, scrive la Mandarano.

Passando alle piattaforme social, l'autrice  ribadisce che si tratta di strumenti di successo perché “accessibili a tutti, gratuiti, semplici da utilizzare e possono raggiungere un bacino di utenza a cui con altri sistemi sarebbe impossibile arrivare; sono caratterizzati da velocità di comunicazione e sono misurabili”. Interessamte la strategia complessiva che coinvolge anche Instagram e Twitter messa in atto dalla fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino. “I post creati quotidianamente rompono i confini fra i diversi linguaggi, arti visive, pubblicità, tv, musica, cinema, letteratura, creando una comunicazione che ormai è diventata unica e identitaria. Silvio Salvo, social media manager dell'istituzione, attinge da fonti diverse, da Barbara D'Urso a Verdone a Quelo a Fantozzi, creando meme”.

L'autrice nella conclusione sottolinea che “investire sulla trasformazione tecnologica e digitale di un'istituzione museale vuol dire entrare nel flusso del cambiamento più generale della società”, ma è di fondamentale importanza prevedere, di pari passo, la formazione del personale che dovrà interagire con la tecnologia per renderla familiare ai visitatori.

Sandra Fiore

titolo: Musei e media digitali
categoria: Saggi
autore/i: Mandarano Nicolette
editore: Carocci
pagine: 226
prezzo: € 12.00