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CNR: Alamanacco della Scienza

N. 12 - 5 dic 2018
ISSN 2037-4801

Recensioni

Una vita per la scienza
Saggi

Una vita per la scienza

Una donna tenace e determinata, al punto che qualcuno l'ha persino paragonata a Margaret Thatcher, definendola “signora di ferro della scienza italiana”. Parte da qui Enrica Battifoglia, giornalista dell'agenzia di stampa Ansa, per descrivere la neurologa Rita Levi Montalcini nel suo ultimo libro 'Rita Levi Montalcini. L'irresistibile fascino del cervello' (Hoepli). Una biografia che narra la storia delle sue scoperte, riporta le testimonianze dei suoi collaboratori più stretti e le lettere inviate alla famiglia, raccolte nel libro 'Cantico di una vita'.

La ricerca scientifica è il suo primo e unico amore, tanto che nel 1951 dichiara: “Continuo a essere in luna di miele con i miei embrioni. Ogni giorno il piccolo spiraglio che ho aperto si apre un pochino di più e mi domando se è la grotta di apriti sesamo che ho davanti a me”.

Una passione non priva di ostacoli sin dai tempi del laboratorio arrangiato in camera da letto, dove da giovane era costretta a lavorare a seguito delle leggi razziali, fino agli studi e ai progetti sul cervello che nel 1986 l'hanno portata al Nobel per la scoperta del fattore di crescita delle cellule nervose, il Nerve Growth Factor ((Ngf): quarta donna a riceve il premio per la Medicina e prima in Italia. La stessa iscrizione all'università, in una facoltà a quei tempi scarsamente frequentata dalle donne, ha dovuto guadagnarla con grandi sacrifici, sfidando la famiglia di impostazione “vittoriana” per la quale le donne avevano un solo possibile destino: diventare mogli devote e madri premurose. Per l'epoca la carriera medica e ancora di più la ricerca scientifica erano considerate prettamente maschili.

È stata però poi proprio la famiglia a sostenerla nei momenti difficili, per esempio quando si sposta negli Stati Uniti. Ma Rita Levi Montalcini deve molto anche al suo mentore, primo e unico maestro, Giuseppe Levi, che la porta a studiare neurologia e istologia e a lavorare “con uno spirito di artigiana della ricerca” sul tessuto nervoso degli embrioni di topo. Il gruppo di Levi uscito dall'Istituto di anatomia di Torino, ricorda l'autrice, è “un magnifico trio”: oltre a Rita Levi Montalcini ne fanno parte altri due Nobel per la Medicina, Renato Dulbecco e Salvatore Luria, premiati rispettivamente nel 1975 e nel 1969. Montalcini e Dulbecco attraversano addirittura l'Atlantico sulla stessa nave, senza saperlo, per andare rispettivamente nel Missouri e nell'Indiana.

A rammentare quegli anni di duro lavoro sono anche Luigi Aloe, collaboratore della Montalcini per quasi cinquant'anni, e Pietro Calissano, oggi presidente emerito della Fondazione Ebri istituita nel 2002. Al rientro in Italia dagli Stati Uniti, la scienziata conduce i suoi studi in collaborazione con la Washington University presso il Consiglio nazionale delle ricerche, creando il Centro di neurobiologia del Cnr ospitato presso l'Istituto superiore di sanità e diventando direttore del Laboratorio di biologia cellulare.

Nel 1986, l'anno del Nobel, è anche la prima donna ammessa alla Pontificia accademia delle scienze. Nel 2001 viene nominata senatrice a vita dall'allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Ha continuato le sue ricerche fino all'ultimo giorno.

La realizzazione del libro è stata possibile grazie alla ricerca condotta da Enrica Battifoglia nell'archivio dell'agenzia Ansa: interviste alla scienziata (alcune realizzate dalla stessa autrice), preziosissime immagini, come quelle della conferenza stampa tenuta al Cnr poche ore dopo l'annuncio del Nobel.

Silvia Mattoni

titolo: Rita Levi Montalcini. L’irresistibile fascino del cervello
categoria: Saggi
autore/i: Battifoglia Enrica
editore: Hoepli
pagine: 148
prezzo: € 12.90