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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 8 - 1 ago 2018
ISSN 2037-4801

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Così gli sciamani divennero cristiani
Saggi

Così gli sciamani divennero cristiani

Nei due secoli scorsi, in coincidenza con la scoperta di nuove terre da parte degli occidentali, l'etnografia assunse una straordinaria importanza. Man mano che i grandi esploratori si avventuravano in lande estreme, questi studiosi si impegnavano per aumentare le nostre conoscenze delle popolazioni che vi abitavano. 'Aua' di Knud Rasmussen è una testimonianza a tratti commovente di quell'epoca storica e di quel filone culturale.

Dal 1912 Rasmussen avviò le Spedizioni Thule, a seguito delle quali portò in Danimarca circa 20.000 reperti: “Nel nome della scienza dovevo cercare di comprare da loro tutti quegli innocenti oggetti sacri che portavano addosso e dovevo farlo in modo tale che in seguito, quando fossi scomparso, non avessero occasione di darmi la colpa delle sventure che avrebbero potuto colpire l'insediamento”. Una spedizione di tre anni, in particolare, gli consentì di indagare le analogie tra le culture Inuit della Groenlandia e del Canada, grazie alla conoscenza della lingua Inuktitut e a una non comune capacità di avvicinamento, che ricorda quella di Claude Lévy-Strauss. E gli permise di registrare il più completo materiale orale sulla cultura sciamanica, testimoniando il significativo passaggio dalle credenze locali alla fede cristiana. Non a caso, Mircea Eliade ne usò gli scritti come fonte.

Lo sciamano Aua, la principale delle fonti interrogate, motiva la sua conversione con semplicità: avendo “congedato i suoi spiriti ausiliari poiché non aveva più bisogno di loro” è disposto a narrare allo straniero il suo sapere. Dall'iniziazione “nella grande solitudine” al contatto con gli spiriti ausiliari, dalle esperienze di guarigione al viaggio propiziatorio presso la madre degli animali marini, dalle visite nel mondo dei morti alle regole da adottare nei confronti delle prede: renne, orsi, foche, trichechi che, sebbene vengano cacciati, per gli Inuit possiedono un'anima.

La conversione dello sciamano si inserisce in un momento epocale per gli Inuit. “Sul tetto di ogni igloo sventolava una piccola bandiera bianca, il simbolo della loro rinuncia all'antica religione pagana: erano passati a una nuova dottrina, quella che chiamavano la fede del cielo”, annota Rasmussen. “Una dottrina dell'amore che non conosceva tabu”, basata “su una singolare e inconcepibile grazia riservata a tutti i credenti”. L'entusiasmo era tale che per i neofiti “era considerato naturale mettere il crocifisso al collo anche ai cani” e “gli animi dimostravano sempre un'infantile dedizione con un effetto sincero e commovente […] Con grande impegno e molta fatica avevano già imparato non pochi salmi scritti su pezzetti di carta e poi cuciti insieme a farne dei piccoli libri sudici”. Assieme alla croce giungono però le rumorose armi da fuoco, che nella caccia sostituiranno l'arco, costringendo le renne a spostare le loro rotte di migrazione. E arriveranno le attraenti merci dell'uomo bianco. Ma è sul piano sociale che in quell'epoca si registrano le evoluzioni più radicali, come attesta la condanna per omicidio di un Inuit che in prigione viene contagiato dalla tubercolosi e, rimandato a casa nella Terra di Baffin, un luogo privo di assistenza medica, divenne vettore di un'epidemia che rimase una pagina oscura della storia locale.

A forza di serate, chiacchierate, pasti a base di zuppa di cuore, fegato e grasso di petto di tricheco, tra ritrosie e aperture, diffidenze e confidenze Rasmussen viene a conoscere molti aspetti della vita Inuit. “Durante quelle conversazioni mi capitava spesso di pensare quale torto si fa ai primitivi dicendo che si interessano solo al cibo e al modo più facile per procurarselo”. Grazie a quegli incontri, avvenuti nei grossi complessi di igloo dall'architettura ingegnosa, scopriamo che i figli ricevono il nome solo dopo una certa età ma possono essere fidanzati tra loro quando ancora non hanno compiuto un anno, che la poligamia femminile è almeno di fatto ammessa anche se la famiglia è patriarcale, che nei gruppi è presente il buonumore così come la violenza. Ma su tutto prevale la furia degli elementi. Rasmussen registra una tempesta in cui “la neve ci investiva con tanta violenza da farci perdere la vista e l'udito”, si immerge in un mondo in cui le battute di caccia avvengono a temperature anche di -50° C e in cui la fame può portare a qualunque atto: “Una volta ho anche incontrato una donna che si era salvata la vita mangiando il marito e i figli”.

La religione, il soprannaturale e l'oltretomba sono riportati da Rasmussen con un rispetto delle fonti non immune da un certo comparativismo, tipico dell'etnologia otto-novecentesca. “Nel paese dell'istmo sottile vanno tutti coloro che muoiono di malattia in casa o nella tenda. Non possono andare subito come gli altri, nel paese delle anime, perché non li ha purificati la morte violenta e perciò devono scendere dalla donna sotto il mare ed espiare la propria colpa”. In particolare, i resoconti dell'azione sciamanica evidenziano la curiosità e la contraddittorietà dell'approccio di Rasmussen. Se Patdloq era “per natura un pensatore introverso che apprezzava la discussione di problemi seri”, la figura sacra più infallibile “si chiamava Uvavnuk ed era una donna” che, in “una buia sera invernale in cui era uscita per urinare d'improvviso […] fu colpita dalla sfera di fuoco, sentì subito dentro una grande luce, perse conoscenza e in quell'istante divenne una grande sciamana”. Mentre “Colui che è stato creato troppo rapidamente” era “un veggente di infima categoria. La sua fantasia era troppo grezza”: eppure “persino il più mediocre sciamano” può trovare credito, “perché tutti vogliono credere e credono senza senso critico”.

Marco Ferrazzoli

titolo: Aua
categoria: Saggi
autore/i: Rasmussen Knud
editore: Adelphi
pagine: 190
prezzo: € 18.00