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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 8 - 1 ago 2018
ISSN 2037-4801

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La radio ha un senso
Saggi

La radio ha un senso

La radio è versatile, crossmediale, resiliente, portabile, “è coerente con l'innovazione tecnologica”, gode di buona salute. Ce lo assicura il saggio 'La radio nella rete' di Giorgio Zanchini, conduttore di 'Radioanch'io', analizzando lo spettro dell'offerta radiofonica italiana e internazionale, da Radio3 a 'Lo Zoo di 105', da 'Les matins' di France Culture a 'Tutto il calcio minuto per minuto' e 'La Zanzara': infiniti modelli, variegati e molto distanti tra di loro. In generale, però, la radio, rispetto a uno scambio comunicativo che ha ormai soverchiato le nostre capacità gestionali, è adatta “ben più della televisione" alla "conversazione approfondita e raziocinante, allo scambio delle idee, al confronto senza strepiti e spettacolarità eccessivi”. Radio come antidoto, quindi, all'epoca “della distrazione e della disattenzione”, all'“età dell'abbondanza mediale”, certificata tra gli altri da Lella Mazzoli e Michele Mezza.

Il volume fornisce anche interessanti ed eloquenti dati quantitativi. Nel 2016 gli ascoltatori totali nel giorno medio sono stati 35,4 milioni, di cui circa 15 sull'emittenza locale (siamo un paese dall'etere affollato, con circa 2.500 concessioni a trasmettere, di cui 14 nazionali), contro i 20 milioni del 1955 e i 25 milioni della metà degli anni Ottanta; l'utenza complessiva corrispondeva al 77,7% della popolazione nel 2007 e all'83,9 nel 2016. Certo, le modalità di fruizione cambiano; nel 2017 il 59,1% ascolta da radio tradizionale (in calo del 3% rispetto al 2016), il 70,2% da autoradio, il 12,9% da lettore mp3, il 19,1% da smartphone (era appena il 3% dieci anni fa), il 18,6% da internet tramite pc. E a livello globale si parla ormai di circa 50.000 emittenti webradio attive. Zanchini fornisce anche alcuni semplici e fondamentali dati tecnici, illustrando brevemente quali Podcast, streaming e Dab (digital audio broadcasting), radio digitale.

Ma qual è secondo l'autore la ragione di questa longevità del medium radiofonico? “La radio è il medium sorgivo del racconto del comunicare”, coglie l'oralità, la comunicazione basata sulla parola parlata, la lingua, il racconto: “quando qualcuno parla alla radio lo ascoltiamo parlare”, è “l'unico medium dove c'è soltanto un senso”. Aveva quindi torto Bertolt Brecht in 'La radio un'invenzione antidiluviana' (1932) quando vaticinava: “La radio ha una sola dimensione mentre dovrebbe averne due”.

Come mai, allora, la radiofonia pare occupare un posto subalterno nel sistema dei media italiano, sembra avere “debole carisma” e una “fragile carica simbolica”, mentre la tanto criticata e oggettivamente in crisi televisione è stata per almeno un trentennio, e resta ancora in parte, “il cuore dell'immaginario delle masse”? Una delle ragioni è che la radio in Occidente tiene in termini di ascoltatori complessivi, ma fatica a intercettare il pubblico più giovane, la fascia 18-24, anche se ci sono analisi e previsioni di segno diverso.

Marco Ferrazzoli

titolo: La radio nella rete
categoria: Saggi
autore/i: Zanchini Giorgio
editore: Donzelli
pagine: 166
prezzo: € 19.00