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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 17 - 23 set 2020
ISSN 2037-4801

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Donne, non madri
Saggi

Donne, non madri

Il tema della scelta di maternità è il fulcro, ancorché non lo esaurisca, di quello della prolificità. In questo complesso scenario, il libro di Flavia Gasperetti, “Madri e no” (Marsilio), che l'autrice dedica alla madre Natalie, focalizza un punto preciso, quello delle donne childfree, a partire dagli stereotipi ormai probabilmente superati che vedono tale scelta come “innaturale”, sostenendo la maternità come istinto femminile, o almeno profondamente egoistica. Gasperetti assicura invece di non voler propagandare nessuna scelta procreativa e di considerare qualunque decisione rispettabile quanto un'altra, anche perché la bibliografia tesa a tale scopo è già molto ricca (tra i titoli più interessanti citati nel saggio, quello di Donath Orna, “Pentirsi di essere madri”, Bollati Boringhieri 2017), ancorché non abbastanza da superare la diffusa contrapposizione tra “un qualche tempo mitico in cui le donne erano spose e madri feconde incorrotte dalla scolarizzazione” e la “smania dell'attualizzazione di sé”, un dibattito che pone “tutti così sulla difensiva”, nel quale trovano posto “ideologie politiche, senso comune, ambientalismo e policy governative, femminismi, religioni”, rendendo “difficile parlarci senza che qualcuno esca dalla conversazione sentendosi giudicato”.

Ha scritto l'autrice canadese Sheila Heti in un libro uscito anche in Italia, “Maternità” (Sellerio, 2019): “È come una guerra civile: tu da che parte stai?”. Parafrasando l'incipit di “Anna Karenina”, “Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo” Gasperetti ammette però che l'irrisolta querelle è in qualche modo impari, poiché “la maternità e la genitorialità in generale” sono “interessate da una grande quantità di narrazioni unificanti”, mentre chi è senza figli “lo è per così dire a modo suo” e si chiede se queste “pecore nere” abbiano davvero un denominatore “oltre al rifiuto a tenerle insieme”: scoprirlo, anzi, è lo scopo dichiarato del libro stante che “siamo tutti devoti allo stesso Dio minore che è la ricerca personale della felicità”, sostiene l'autrice, “chi diventa genitore mi sembra trovi una risposta già pronta e largamente condivisa” al “problema di dare uno scopo alla propria vita”

Con il ciclo della natalità si confrontano da decenni più o meno tutti i Paesi del cosiddetto Occidente e nessuno è ancora riuscito a invertire la tendenza, per quanto ci sia chi al contrario -guardando al sovrappopolamento planetario - si preoccupa “malthusianamente” perché al mondo siamo “troppi”. Il saggio si allarga quindi a questioni più ampie, ma senza mai smarrire il suo punto focale, poiché alla fin fine gli uomini non possono generare figli da soli, “questione cruciale di ogni filosofia dall'alba dei tempi” e in qualche modo quindi, rifiutando di essere madri, le donne è come se avessero “il potere di far finire il mondo”.

C'è ancora da osservare come questo tema interessi non solo demografi, sociologi, economisti e altri addetti ai lavori ma tutta la società che guarda al proprio futuro. Non a caso il nostro maggiore divulgatore scientifico, Piero Angela, è autore anche di un testo dal titolo inequivocabile: “Perché dobbiamo fare più figli” (Mondadori, 2008). Gli estremi generali sono ben noti: il tasso si abbassa nei Paesi più abbienti e avanzati e resta elevato in quelli in via di sviluppo; nei primi si evidenzia anche la tendenza all'aumento di età delle primipare; negli stessi Paesi si evidenzia però anche una crescente e ormai consolidata diffusione della procreazione assistita, dell'uso della stessa da parte di coppie omosessuali, dell'adozione soprattutto internazionale; infine, nei Paesi avanzati si vanno adottando o ipotizzando politiche di assistenza alla procreazione basate soprattutto sulla preoccupazione delle ricadute previdenziali ed economiche dell'invecchiamento.

In estrema sintesi, potremmo notare che sembra ancora prevalere il paradigma della prole come sostegno materiale al nucleo famigliare e alla coppia genitoriale, oltre che confermare il minor utilizzo di metodi anti-concezionali nei Paesi meno sviluppati, aspetto che a sua volta si interseca con la notevole incidenza degli elementi culturali e religiosi nelle scelte di avere o non avere figli. Inoltre, il modello - ormai oggetto di un acceso dibattito - capitalistico basato sull'arricchimento privato più che sulla qualità della vita, congiungendosi per certi versi paradossalmente con il lascito femminista del diritto della donna all'affermazione sociale e professionale, ha portato a una riduzione e a un ritardo della scelta procreativa. Ancora con un pizzico di paradossale ironia potremmo dire che il desiderio di avere figli è più vivo, almeno come rivendicazione politico-ideologica, in coloro che non possono o non potevano averne che nelle “tradizionali” coppie eterosessuali. Infine, le campagne e le misure a favore della procreazione, un tempo in Italia connotate e colorate con un sentore di nostalgismo, sono oggi condivise in modo trasversale, trovandosi il nostro Paese a livelli record sia per la denatalità, sia per la longevità, sia inevitabilmente per il combinato disposto dei due aspetti, cioè per l'anzianità media.

Marco Ferrazzoli

titolo: Madri e no
categoria: Saggi
autore/i: Gasperetti Flavia
editore: Marsilio
pagine: 189
prezzo: € 17.00