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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 5 - 9 mag 2018
ISSN 2037-4801

Editoriale

Alla salute!

Giusto sessant'anni fa nasceva il ministero della Salute e quarant'anni fa, con la legge 833, veniva istituito il Servizio sanitario nazionale. Ma quest'anno cade anche un terzo anniversario, quello della Legge 180 che nel 1978 decretò la chiusura dei manicomi. Le tre ricorrenze confermano come il nostro Paese sia all'avanguardia non soltanto per la medicina, cioè per la professionalità di coloro che lavorano nel settore clinico e nella ricerca, premessa ineludibile di qualunque progresso nelle cure, ma anche per la sua Sanità: sono questi fattori, assieme ad altri quali l'alimentazione e la genetica, ad aver determinato lo straordinario allungamento della vita media che ci ha resi uno dei popoli più longevi al mondo. Proprio la maggior sopravvivenza, peraltro, è a sua volta causa del diffondersi di problematiche e patologie come quelle cardiovascolari e neurologiche, tipicamente legate alla senescenza.

Com'è ovvio non va sempre e tutto bene. La regionalizzazione ha per esempio contribuito ad accentuare le disparità territoriali; i problemi di bilancio comportano tagli alle prestazioni e contraddizioni talvolta gravi; si registrano casi di disservizio e imperizia che, giustamente, i media non mancano di portare all'attenzione pubblica. E questo è il punto che vogliamo affrontare in questo Focus monografico dell'Almanacco della Scienza: il rapporto tra comunicazione e salute. In una società dell'informazione quale la nostra essere sani, così come essere ricchi, significa prima di tutto essere consapevoli, possedere le conoscenze necessarie ad assumere i comportamenti preventivi e a seguire i percorsi terapeutici corretti.

Abbiamo affrontato l'argomento, come sempre, con l'aiuto dei ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche. Con Fernando Ferri e Patrizia Grifoni dell'Istituto di ricerca sulla popolazione e le politiche sociali Cnr si è parlato della sempre più diffusa e pericolosa abitudine di anticipare il confronto con il medico, quando non sostituirlo, con le diagnosi e le cure trovate in rete: l'autodiagnosi era un'abitudine già esistente ma il web l'ha amplificata a dismisura. Roberto Volpe del Servizio prevenzione e protezione ci ricorda i comportamenti da osservare per prevenire le malattie cardiovascolari, prima causa di morte in Italia.

Sempre in merito all'utilità di una buona conoscenza, relativamente al tumore, Maria Giovanna Trivella dell'Istituto di fisiologia clinica testimonia di un'importante esperienza di attenzione, sensibilizzazione e rapporto con il paziente, mentre Rosa Maria Melillo dell'Istituto per l'endocrinologia e l'oncologia sperimentale ci illustra le nuove frontiere cliniche dell'oncologia, dalla medicina personalizzata all'immunoterapia. Il cancro è forse la malattia che più ha risentito dell'attuale esplosione comunicativa: un male fino a qualche decennio fa considerato tabu, soggetto a omertà, mascherato con eufemismi, è sempre più spesso al centro di una sorta di outing, di una voglia di condividere il senso della propria esperienza da parte dei malati. Un senso che può non essere soltanto negativo, come raccontano due libri sul tumore di cui si parla nelle Recensioni - 'Storia della mia ansia' di Daria Bignardi e 'Con molta cura' di Severino Cesari - decisamente autobiografici, seppure con registri narrativi diversi: il primo più romanzato, il secondo diaristico.

La malattia è un dato narrativo e sociale: di storytelling e social, per usare termini più di moda. Nel Focus ce lo ricordano ancora Antonio Cerasa dell'Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare, traendo un bilancio con qualche ombra ma di enorme valore culturale, etico e clinico della cosiddetta Legge Basaglia, che ha decretato la fine del sistema manicomiale, e il direttore del Dipartimento scienze umane Gilberto Corbellini parlando dell'icodiagnostica, disciplina che unisce arte e scienza medica, interpretando dipinti dei secoli passati come referti clinici e patologici. Mentre ancora nelle recensioni leggiamo di come la sperimentazione dei farmaci antidepressivi sia oggetto dello spettacolo teatrale 'The effect', in scena in questi giorni a Milano.

Marco Ferrazzoli