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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 3 - 6 mar 2019
ISSN 2037-4801

Focus - Tavola periodica  

Cultura

Arte è chimica

La luce minaccia la brillantezza dei Girasoli di Van Gogh e la gamma cromatica dell''Urlo' di Munch, opera che scolora verso il grigio. La varietà dei materiali usati dalle avanguardie artistiche del XX secolo fino ai nostri giorni, pone problemi conservativi ben più difficili e complessi: basti pensare ai dripping di Pollock realizzati con le prime vernici o ai murales di famosi street artist, come Keith Haring. La verità è che gli artisti non sempre conoscevano la composizione chimica dei materiali usati o la loro reazione a lungo termine. Per questo motivo oggi è sempre più richiesto l'intervento scientifico per comprendere la natura della 'tavolozza' e per indagare sullo 'stato di salute' delle opere d'arte.

I ricercatori del Molab del Cnr, un laboratorio mobile dotato di strumentazioni d'avanguardia, svela i segreti della materia ed è chiamato dai maggiori musei d'Europa per i casi più problematici. Presso il Museo Munch di Oslo il team di ricerca ha dispiegato numerose metodologie per capire come mai i colori dell''Urlo', opera emblematica dell'attività del pittore norvegese, stiano virando verso il grigio. Spettroscopia molecolare, scanner X, riflettografia infrarossa sono alcune tecnologie applicate per studiare i colori e i pigmenti presenti nel quadro realizzato nel 1910. “I problemi più gravi sono ascrivibili all'instabilità delle formulazioni a base di solfuro di cadmio che Munch adoperò per alcuni gialli. Abbiamo inoltre individuato due tipi di rossi di natura organica che con la luce tendono a scolorirsi”, spiega Costanza Miliani dell'Istituto di scienze e tecnologie molecolari (Istm) del Cnr e coordinatrice di questo laboratorio on the road.   

Già nel primo Ottocento la produzione industriale di colori nei tubetti, se da una parte ampliava la gamma cromatica a disposizione dei pittori, dall'altra apriva la strada a nuovi problemi conservativi che oggi siamo in grado di comprendere grazie alla scienza. Renoir osservò che “senza i tubetti di colore non ci sarebbero stati Cézanne, Monet, Sisley o Pissarro, niente di ciò che i giornalisti avrebbero chiamato Impressionismo”. Lo stesso Vincent van Gogh amava talmente il giallo da applicarlo sulla tela direttamente dal tubetto. Ed il giallo di cromo, usato nei famosi Girasoli, si è rivelato assai vulnerabile alle fonti luminose, tanto da perdere l'originaria luminosità. Presso il Museo di Amsterdam dedicato all'artista è stata effettuata una campagna di studi. “Abbiamo rilevato una tipologia di giallo di cromo che tende a scurire di più e mappato tutto il dipinto per capire in che modo illuminare l'opera senza danneggiarla”, prosegue la ricercatrice del Cnr-Istm.

Dai colori in tubetti alle vernici industriali il passo è breve per il Molab, chiamato tra l'altro per l'analisi di Alchemy primo, dripping di Pollock custodito nella Collezione Peggy Guggenheim di Venezia. La difficoltà del restauratore era quella di interagire con i solventi su quindici diversi tipi di pigmenti e una resina alchidica, un prodotto per pittura industriale usato per la prima volta da Pollock. Se poi si guarda ai dipinti murali degli street artists, l'intervento conservativo deve fare i conti anche con l'azione delle intemperie. Recentemente l'Istituto per la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali (Icvbc) del Cnr ha studiato i murales di Keith Haring, collocati sulle superfici esterne del Necker Hospital a Parigi, facendo ricorso a un approccio multi-analitico. “La pellicola pittorica poggia su un substrato di materiale lapideo artificiale ed è interessata da distacchi importanti”, dice Antonio Sansonetti del Cnr-Icvbc. “Le indagini hanno messo in evidenza la natura dei pigmenti presenti: rosso naftolo, blu di ftalocianina e hansa yellow, in linea con altri ritrovamenti analitici riportati dalla bibliografia scientifica su lavori di Haring. La conoscenza dei pigmenti presenti è molto utile per mettere in conto i possibili effetti di foto-deterioramento nei piani di conservazione del manufatto”.

Sandra Fiore

Fonte: Costanza Miliani , Istituto di scienze e tecnologie molecolari, Perugia, email miliani@thch.unipg.it

Fonte: Antonio Sansonetti , Istituto per la conservazione e valorizzazione dei beni culturali, Milano, email sansonetti@icvbc.cnr.it