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CNR: Alamanacco della Scienza

N. 6 - 6 giu 2018
ISSN 2037-4801

Focus - Mare  

Ambiente

Salinità: una caratteristica che ha origini lontane

L'acqua della Terra ha avuto origine nel primo miliardo di anni di vita del Pianeta e, pur se in quantità inferiore, ha continuato a formarsi anche dopo, arrivando a coprire il 70% circa della sua superfice. Il 97% dell'acqua terrestre, quella di mari e oceani, è salato e questa caratteristica condiziona la vita dei suoi organismi. Tra i sali disciolti nel mare, il più abbondante è il cloruro di sodio, seguono i sali di magnesio, di calcio e di potassio. Ma cosa ha determinato questa salinità?

“Secondo la teoria più diffusa, le odierne masse di acqua terrestri derivano dalla degassazione delle rocce magmatiche che, provenendo dal mantello, andavano a formare le dorsali oceaniche. Al contempo, circa 4,4 miliardi di anni fa, i processi erosivi generavano quantità via via crescenti di rocce sedimentarie”, spiega Fabrizio Lirer dell'Istituto per l'ambiente marino costiero (Iamc) del Cnr. “L'atmosfera primitiva era costituita da vapore d'acqua e da altri gas e, quando le temperature sono diminuite, il vapore d'acqua ha cominciato a condensare originando intense piogge, che hanno formato gli oceani nelle depressioni della crosta terrestre appena formata e hanno eroso le rocce vulcaniche nelle aree emerse, producendo sali e minerali sotto forma di ioni che sono stati trasportati dai fiumi verso gli oceani. Mentre alcuni sono stati consumati dagli organismi marini per svolgere le loro funzioni vitali, i due più abbondanti, la clorite e il sodio, sono rimasti disciolti. Nei mari primordiali le acque erano probabilmente poco salate, ad aumentare la concentrazione è stato il progressivo e intenso accumulo di sali e minerali attraverso il processo di erosione delle rocce, effettuato dai fiumi prima di riversarsi in mare”. 

Oltre al processo di erosione e trasporto, anche il Sole, responsabile dell'evaporazione delle acque marine, ha portato a un aumento di salinità. “Recenti studi hanno evidenziato che il continuo scambio di acqua tra Terra e atmosfera, noto come 'ciclo dell'acqua', sta accelerando a causa del riscaldamento globale che provoca un aumento dell'evaporazione degli oceani”, continua il ricercatore.

Negli ultimi 40 anni, poi, si è assistito a un altro fenomeno: le acque degli oceani tropicali sono diventate notevolmente più salate, mentre quelle in prossimità dei poli terrestri più dolci. E questa differenza è riscontrabile sia nei bacini aperti sia in quelli chiusi e/o semichiusi come il Mediterraneo, che ha una salinità media del 37%, e il cui grado di salinità aumenta da Ovest verso Est. “La particolare configurazione geografica fa sì che il Mediterraneo a Ovest abbia un ricambio oceanografico poiché è connesso con l'Oceano Atlantico tramite lo Stretto di Gibilterra, mentre a Est prevale l'evaporazione rispetto agli apporti fluviali e alle piogge. L'evaporazione non è quindi bilanciata dall'apporto di acque dolci e lo scambio con le acque oceaniche non è sufficiente a riequilibrare le differenze in salinità”, conclude Lirer. “Recenti studi dell'Istituto di scienze marine del Cnr hanno documentato un aumento progressivo di salinità dal 1993 al 2016 nell'area del Canale di Sicilia, fenomeno che va approfondito per prevedere i meccanismi con cui il sistema oceano risponderà ai futuri cambiamenti climatici, in linea con il continuo impegno del Cnr nel campo delle Scienze del mare”.

Rita Bugliosi

Fonte: Fabrizio Lirer , Istituto per l'ambiente marino costiero, Napoli', tel. 081/5423851, email fabrizio.lirer@iamc.cnr.it