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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 4 - 11 apr 2018
ISSN 2037-4801

Focus - Terra  

Cultura

Foto dallo spazio per scoprire antiche civiltà

Gli archeologi ora hanno un 'occhio' in più, quello del satellite, per scoprire e studiare aree che celano testimonianze del passato: stando seduti davanti a un monitor, possono ispezionare immagini catturate dallo spazio e identificare i siti dove scavare a colpo sicuro, monitorare necropoli e strutture danneggiate da saccheggi e da grandi infrastrutture. Negli ultimi anni molti ritrovamenti si devono proprio all'osservazione di immagini telerilevate che, adeguatamente interpretate, restituiscono realtà sorprendenti.

Occorre però una nuova abilità nel leggerle: differenze nel colore del terreno, presenza di dossi e depressioni sono indizi che solo a uno sguardo esperto possono rivelare antiche civiltà. Benché ancora sperimentale, l'archeologia satellitare ha conquistato non solo i professionisti, ma anche un folto pubblico di aspiranti Indiana Jones. Lo dimostra il successo di un'applicazione scaricabile da Internet, GlobalXplorer: dopo un breve tutorial ci si può cimentare, come in un gioco a vari livelli, nell'interpretazione di immagini del Perù collaborando con un gruppo di specialisti. L'idea è di Sara Parack, una delle più famose archeologhe americane, autrice grazie a questa metodologia, di numerose scoperte - 17 piramidi, circa 3.000 insediamenti e un migliaio di tombe - e vincitrice del prestigioso Ted Prize 2016.

Che dall'alto si osservino meglio le aree 'scrigno' di civiltà passate lo conferma l'ampio impiego di droni e satelliti nelle attività interdisciplinari del Consiglio nazionale delle ricerche. Con l'ausilio di sensori di nuova generazione come quelli utilizzati su Quik Bird, il satellite di Google Earth, i ricercatori dell'Istituto di metodologie per l'analisi ambientale (Imaa) e dell'Istituto per i beni archeologici e monumentali (Ibam) del Cnr hanno potuto identificare un insediamento medievale sul Monte Irsi, al confine tra Puglia e Basilicata. “I dati resi disponibili dal satellite offrono possibilità di elaborazione maggiori rispetto alle tradizionali foto aeree”, spiega Rosa Lasaponara dell'Imaa-Cnr. “La presenza di strutture sepolte nel sottosuolo modifica le proprietà di superficie, ossia la crescita della vegetazione, i valori di umidità del suolo, l'altimetria del terreno producendo tracce non sempre visibili dall'occhio umano e neanche da foto aeree, ma rilevabili grazie ai dati multispettrali”.

L'Ibam-Cnr ha indagato allo stesso modo l'area del Metaponto, dove sono stati evidenziati canali di drenaggio di 2000 anni fa, e il Tavoliere delle Puglie, che custodisce una delle più alte concentrazioni di insediamenti neolitici d'Europa. È possibile così comprendere anche l'impatto che hanno avuto le attività agricole sull'erosione del suolo archeologico. Con tecniche di telerilevamento integrate alla geofisica, nell'area di Piazza d'Armi dell'Acropoli di Veio, nei pressi di Roma, il team di Salvatore Piro dell'Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali (Itabc) del Cnr ha invece raccolto informazioni dettagliate circa la posizione, l'estensione, la profondità e lo spessore di resti di un insediamento collocabile in un arco cronologico che va dal IX al VII sec. a.C.

L'archeologia integrata è ovviamente applicata anche all'estero. L'elaborazione di immagini satellitari ad alta risoluzione ha permesso a Nicola Masini dell'Ibam-Cnr e Rosa Lasaponara di rilevare anomalie riferibili a una piramide sepolta a Cahuachi, culla della civiltà Nasca, di cui questo team di ricerca sta studiando anche le famose linee tracciate sul terreno. “Cahuachi, situato nel bacino del Rio Grande, sulla costa meridionale del Perù, è noto quale maggior centro cerimoniale della civiltà Nasca, tra il I sec. a.C. e il V sec. d.C.; le anomalie di interesse archeologico sono state individuate su un'area coltivata”, spiegano i due ricercatori.

Alcune enormi strutture in pietra ben visibili solo dall'alto, che si estendono per chilometri nel deserto dell'Arabia Saudita formando disegni, sono oggetto di studio di un équipe di ricercatori di cui fa parte Luigi Vigliotti dell'Istituto di scienze marine del Cnr. Tali strutture, dette "linee di Khaibar" dalla regione in cui si trovano, hanno forme diverse: presumibilmente alcune erano utilizzate come recinti per animali, altre come sepolture. Di quelle chiamate invece "gate", ingresso, dalla forma rettangolare e senza uscita, non si  è ancora individuata l'esatta funzione. Spostandoci in Egitto, la missione archeologica italiana del Cnr guidata da Giuseppina Capriotti dell'Istituto di studi sul Mediterraneo antico (Isma) ha portato alla luce le imponenti mura della fortezza di Tell el-Maskhuta, anche grazie ai dati di Cosmo Skymed. Costruita a guardia del Canale dei faraoni, è probabilmente una delle più grandi fortezze del Delta del Nilo.

Sandra Fiore

Fonte: Rosa Lasaponara, Istituto di metodologie per l'analisi ambientale, Tito Scalo , email rosa.lasaponara@imaa.cnr.it - Nicola Masini, Istituto per i beni archeologici e monumentali, Tito Scalo, tel. 0971/427321 , email n.masini@ibam.cnr.it - Salvatore Piro, Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali, Monterotondo Stazione , email salvatore.piro@itabc.cnr.it -