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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 3 - 7 mar 2018
ISSN 2037-4801

Focus - Primavera  

Salute

L'ora legale è dannosa? Lo chiede l'Europa

Anche quest'anno l'ora legale torna puntuale alla fine di marzo, con buona pace di quegli eurodeputati, soprattutto del Nord Europa, che ne avevano chiesto l'abolizione all'inizio di febbraio, avanzando, attraverso i risultati di alcuni studi, l'ipotesi di danni per la salute. L'Ue ha deciso invece - con 384 voti favorevoli, 153 contrari e 12 astenuti - di mantenere il cambio d'ora semestrale, invitando però la Commissione a una “valutazione approfondita” della questione e “se necessario a formulare una proposta di revisione” della direttiva 2000/84/Ce, che dal 2001 disciplina questo passaggio nella Ue.

“Al momento la comunità scientifica non ha una visione unanime sul tema. Il cambio d'ora stagionale altera certamente i ritmi circadiani che regolano funzioni fisiologiche fondamentali, come il ciclo sonno-veglia, la temperatura corporea, la frequenza cardiaca, l'attività metabolica e la secrezione ormonale”, spiega Giuseppe Insalaco, ricercatore dell'Istituto di biomedicina e immunologia molecolare (Ibim) del Cnr. “Queste funzioni, che si sincronizzano con l'alternarsi delle stagioni e con il ritmo luce-buio, vengono modificate due volte l'anno, a inizio primavera e autunno, e ciò può avere degli 'effetti collaterali'”.

Solitamente la comunità scientifica sottolinea gli aspetti positivi dell'ora legale: la maggior durata della luce migliora l'umore e la conseguente maggior esposizione del corpo induce l'organismo a produrre vitamina D, essenziale per le nostre ossa e per il sistema immunitario, ad esempio. “In generale, il prolungamento delle ore di luce provoca modificazioni fisiologiche che apportano benessere sia sul piano fisico sia su quello psicologico. È vero però che alcune persone reagiscono male ai cambi di stagione, quindi anche alla fine dell'inverno e all'ora legale”, prosegue Insalaco. “Ad esempio, la maggiore esposizione alla luce varia il livello di secrezione di melatonina, ormone coinvolto nel sonno, ma non è ancora chiaro se questa variazione possa indurre veramente disturbi così evidenti, quali astenia, colpi di sonno, inappetenza, irritabilità e mal di testa, lamentati da una parte della popolazione. Dobbiamo in ogni caso tenere presente che per sincronizzarsi e abituarsi all'aumento dell'esposizione alle ore di luce, il nostro orologio interno ha bisogno di almeno una settimana”.

Gli studi presentati dai deputati nordeuropei parlano addirittura di maggiori rischi per il cuore, potenzialmente provocati dallo sfasamento tra ora solare e legale. “I riscontri scientifici al momento non sono così netti. Ad esempio, proprio uno studio finlandese ha sottolineato come il repentino mancato rispetto del nostro orologio biologico ci esponga sì a maggiori rischi cardiaci nei due giorni successivi all'inizio dell'ora legale (aspetto acuto), con benefici però nel periodo successivo (aspetto cronico)”, precisa il ricercatore dell'Ibim-Cnr. “In sostanza, esistono tante teorie, che possono spiegare perché al cambio di stagione e in concomitanza con l'ora legale si possano sperimentare determinate sintomatologie, ma molto dipende dalle differenze di risposta dei singoli individui”.

In attesa di avere un quadro più certo della questione “per ridurre l'impatto delle eventuali conseguenze è utile gestire bene le ore di sonno, senza cambiare bruscamente le proprie abitudini ma con una variazione di 10 minuti al giorno delle proprie attività, così da adattarsi all'ora legale nell'arco di una settimana”, conclude Insalaco.

Cecilia Migali

Fonte: Giuseppe Insalaco, Istituto di biomedicina e di immunologia molecolare "Alberto Monroy", Palermo, tel. 091/6809110 , email giuseppe.insalaco@ibim.cnr.it -