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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 7 - 22 lug 2015
ISSN 2037-4801

Focus - Animali come noi  

Cultura

Dai cebi, lezioni di scienze cognitive

Vivono in Sudamerica, sono poco più grandi di un gatto e la loro intelligenza è paragonabile a quella degli scimpanzé, il primate evolutivamente più vicino alla specie umana. Sono i cebi dai cornetti, che i ricercatori dell’Istituto di scienze e tecnologia della cognizione (Istc) del Cnr studiano da oltre 30 anni presso il loro Centro primati ospitato nel Bioparco di Roma. Per approfondire il comportamento di queste scimmie in natura, nel 2005 è nato il progetto di ricerca 'EthoCebus’, che vede la collaborazione dell’Unità di primatologia cognitiva dell’Istc-Cnr di Roma con ricercatori brasiliani e statunitensi, ed è stata istituita una stazione di ricerca a Boa Vista, nello Stato del Piauì, in Brasile.

Tra le prime scoperte, quella che i cebi, come gli scimpanzé, sono capaci di usare strumenti per procacciarsi cibo non ottenibile altrimenti. “A Boa Vista sono abbondanti le noci di palma, frutti molto nutrienti fornite di un guscio estremamente duro e difficile da aprire”, spiega Elisabetta Visalberghi, responsabile dell’Unità di primatologia cognitiva dell’Istc-Cnr. “Per risolvere il problema i cebi utilizzano il sistema incudine-sasso: le noci vengono posizionate su massi di arenaria e rotte usando grandi sassi di quarzite che possono arrivare a pesare più di loro! Sapevamo già che i cebi in cattività usavano utensili, ma ignoravamo che quelli in natura usassero sassi e incudini. Tanta abilità, precisione e forza richiedono capacità cognitive notevoli, finora documentate e studiate solo negli scimpanzé e in ambedue le specie questo comportamento si è diffuso grazie all’apprendimento di gruppo: queste scimmie imparano non 'dagli’ altri ma 'con’ gli altri".

Questo principio 'sociale’ vale anche per un meccanismo che possiamo definire di 'adozione’. È stato grazie a due 'mamme’ cebo che un piccolo uistitì, una scimmia grande quanto il palmo di una mano, ha ricevuto le cure necessarie per sopravvivere. “Il cucciolo, che abbiamo chiamato Fortunata, è stato adottato prima da una femmina e poi, dopo quattro mesi, da un’altra. Le due femmine hanno trasportato Fortunata sulla schiena, sul collo o sulla pancia, proprio come avrebbero fatto con un piccolo della loro specie, permettendole così di spostarsi insieme agli altri per oltre un anno”, racconta Visalberghi.  [immagine]

Ma la vita di gruppo comporta anche meccanismi quali l’aumento della competizione, che potrebbe generare comportamenti aggressivi. La soluzione escogitata da alcune scimmie per placare le tensioni si chiama 'grooming’, cioè lo 'strigliamento’ del pelo. “Abbiamo verificato che l’imminente arrivo del pasto distribuito ogni giorno alla stessa ora, nei cebi, aumentava significativamente il tasso di questo comportamento che per molte scimmie ha una valenza sociale fondamentale”, dice Eugenia Polizzi di Sorrentino, afferente Istc-Cnr. “In questo caso, fare grooming nella mezz’ora precedente, aumentava la tolleranza e diminuiva le aggressioni al momento della spartizione del cibo”.

Come gli uomini, anche questi primati mostrano tratti 'caratteriali’ individuali. “Siamo abituati a considerare la personalità come una delle caratteristiche esclusive della specie umana”, prosegue Visalberghi. “Tuttavia alcune nostre ricerche hanno dimostrato che i cebi hanno personalità differenti e si comportano in maniera diversa in situazioni simili”. Per scoprirlo, sono stati sottoposti a 15 test, tra i quali trovarsi di fronte a oggetti o cibi nuovi, scoprire come ottenere o dove cercare un premio. “Per un maschio, un lenzuolo legato a due pali è diventato un enorme scivolo su cui giocare avventurosamente, mentre un altro membro dello stesso gruppo ha cercato in tutti i modi di evitarlo, camminandoci il più delicatamente possibile”, spiega Elsa Addessi dell’Istc-Cnr. “Abbiamo anche misurato quante volte i cebi riuscivano a ripetere una medesima azione per ottenere una ricompensa e cosa capitava in caso di fallimento: in questa situazione decisamente frustrante, alcuni hanno continuato a darsi da fare mentre altri hanno desistito quasi immediatamente”.

Una questione ancora irrisolta è se altre specie animali siano capaci di comprendere e utilizzare simboli. Gli unici dati disponibili riguardano gli scimpanzé addestrati al linguaggio, ma poco si sa sulle specie animali evolutivamente più distanti dall’uomo. Le ricerche dell’Istc-Cnr hanno dimostrato che i cebi dai cornetti sono in grado di dare il giusto valore a oggetti simbolici: “Ad esempio, quando un cebo sceglieva tra quantità di cibo, il valore di un cereale era uguale al valore di due pezzi di parmigiano, mentre quando lo stesso cebo sceglieva tra oggetti che rappresentavano questi stessi cibi, il valore dell'oggetto-simbolo del cereale era uguale al valore di tre-quattro oggetti-simbolo del parmigiano. In fondo, capita anche a noi che, quando usiamo la carta di credito invece del denaro contante, spendiamo di più…”, conclude Addessi.

Anna Capasso

Fonte: Elsa Addessi , Istituto di scienze e tecnologie della cognizione, Roma, email elsa.addessi@istc.cnr.it

Fonte: Elisabetta Visalberghi , Istituto di scienze e tecnologie della cognizione, Roma, tel. 06/49936418, email elisabetta.visalberghi@istc.cnr.it

Per saperne di più: - www.ucp.istc.cnr.it