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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 0 - 14 gen 2009
ISSN 2037-4801

Focus  

Socio-economico

Aggressivi in cerca d‘identità

'Il coraggio, l'audacia, la ribellione saranno elementi essenziali della nostra poesia... Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo'. Con queste parole i futuristi irrompevano all'alba di una nuova epoca, inneggiando non solo all'audacia, ma anche al gesto distruttore e alla violenza. Certo, però, che i seguaci del movimento non potevano prevedere l'eco molto diversa che tali incitamenti avrebbero avuto nella cronaca dei nostri tempi. "In questi mesi", spiega Maria Paola Graziani, psicologa dell'Istituto di scienze dell'alimentazione (Isa) del Cnr di Avellino, "siamo testimoni di ricorrenti comportamenti socialmente riprovevoli che coinvolgono giovani e adulti, italiani e stranieri, con manifestazioni di violenza e bullismo contro i 'più fragili' bambini, adolescenti e diseredati di vario genere. Genericamente intesi, questi comportamenti, classificati come 'aggressivi', di fatto esprimono esempi di 'moderne barbarie'".
Gli episodi di violenza collettiva riportati dai media in queste settimane richiedono sicuramente una lettura che consideri più fattori: oltre l'aspetto antropologico e sociale del fenomeno (povertà, emarginazione, bassa scolarizzazione, assenza o 'carenza' di modelli genitoriali adeguati), anche quello psicologico, emotivo e conoscitivo. "L'atteggiamento sicuro e spavaldo che sottende molte aggressioni di efferata brutalità, spesso di gruppo", prosegue la ricercatrice del Cnr, "non sempre è determinata dalla noia. Spesso tali comportamenti indicano un'assenza di identità, o un tortuoso e inutile percorso per trovarla o ri-trovarla. Indicano, infine, fallimentari tentativi di affermazione e sicurezza, scollegati da qualunque giustificazione rispetto ai danni che provoca".
Un'instabilità interiore, quindi, che impedisce ad alcuni di noi di affermare in modo sano la propria personalità. "La fragilità psicologica", conclude Maria Paola Graziani, "spesso spinge gli individui a riunirsi in branco e/o armati contro individui indifesi, esprimendo, un distruttivo e patologico esercizio primitivo di atterramento della preda, non giustificato dal bisogno. In azioni di questo genere l'aggressione non manifesta il coraggio del corpo a corpo che si realizzava nell'arte della difesa e dell'attacco in epoca pre tecnologica, ma una grande debolezza e una totale assenza di sé, che gridano protesta e affermazione a basso prezzo".

Cecilia Migali

Fonte: Maria Paola Graziani, Istituto di scienza dell'alimentazione, Avellino, tel. 0825/299311, email mpgraziani@isa.cnr.it