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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 18 - 29 set 2021
ISSN 2037-4801

Focus - Regioni  

Socio-economico

Una pandemia regionale

Il Covid-19 ha impattato con intensità e tempi diversi sulle regioni italiane. Dall'inizio del 2020, la conoscenza del virus e la gestione della pandemia hanno attraversato diverse fasi: dal lockdown al coprifuoco, dai divieti di spostamento a quelli di assembramento, identificare le regioni con un diverso colore in base alla diffusione del virus è divenuto una consuetudine. Ogni territorio ha avuto la sua storia, ogni regione ha reagito più o meno prontamente per arrestare e contenere la nuova minaccia.

“Considerando il periodo tra la fine di febbraio e la metà di luglio 2020, l'analisi dei dati regionali sull'incidenza cumulativa di positivi al Sars-CoV-2, sulla mortalità e sull'occupazione massima di pazienti Covid-19 ricoverati in terapia intensiva, rapportati alla popolazione, ha rivelato la presenza di due gruppi. Il primo è composto da regioni e province autonome che hanno valori significativamente più alti per ciascuno dei tre indicatori rispetto alle altre”, spiega Giovanni Sebastiani, matematico dell'Istituto per le applicazioni del calcolo “Mauro Picone” (Iac) del Cnr. “Del primo gruppo fanno parte tutte le regioni del Nord Italia a esclusione di Veneto e Friuli-Venezia Giulia, quindi Lombardia, Piemonte, Liguria, Valle d'Aosta, Emilia-Romagna e le province autonome di Trento e Bolzano. A esse si aggiunge la regione Marche. Il Veneto, nonostante assieme alla Lombardia sia stato colpito per primo dall'epidemia, si differenzia da quest'ultima probabilmente per le maggiori risorse di medicina territoriale e per aver scelto di ospedalizzare meno i pazienti, riducendo la diffusione dell'epidemia all'interno delle strutture ospedaliere e i rischi di complicazioni, come le infezioni batteriche, per i pazienti Covid-19 in condizioni cliniche meno critiche”.

Con la distribuzione dei vaccini, la mappa dei contagi nelle regioni ha subìto variazioni. “La campagna di vaccinazione di massa ha ridotto drasticamente in tutte le regioni e le province autonome l'incidenza di decessi e di forme gravi di Coronavirus, che richiedono ad esempio il ricovero in terapia intensiva. Esistono comunque delle differenze a livello regionale”, prosegue il ricercatore del Cnr-Iac. “La Sicilia è l'unica che finora ha lasciato la fascia bianca, entrando in gialla, ed è penultima per copertura vaccinale totale. Ultima è la provincia autonoma di Bolzano, mentre al terzultimo posto per copertura vaccinale troviamo la Calabria, che è stata per diverse settimane a rischio, perché uno dei due indicatori sull'occupazione ospedaliera per pazienti Covid-19 aveva valori oltre la soglia critica”.

Con un indicatore in particolare, l'indice Rt, è stato inevitabile familiarizzare nel corso della pandemia, soprattutto per il peso che ha ricoperto nel passaggio delle regioni da un colore all'altro. “Rt fornisce il valore medio del numero di contagi indotti da un soggetto infetto e viene calcolato con un metodo statistico a partire dalla sequenza temporale dell'incidenza dei primi sintomi della malattia. Se il valore è maggiore di 1, l'epidemia continua a diffondersi (più grande è il valore di Rt e più veloce è la diffusione), mentre se è minore di 1, l'epidemia è destinata a estinguersi”, conclude Sebastiani. “Nel corso della pandemia è cambiato il ruolo dell'Rt nel processo di assegnazione dei colori alle regioni. Sebbene il processo abbia coinvolto per un lungo periodo più di quindici indicatori, il peso dell'Rt è stato preponderante, come indica l'episodio che ha coinvolto la Lombardia, in cui è stato sufficiente ricalcolare il suo valore dopo l'aggiornamento dei dati sull'incidenza dei primi sintomi per fare cambiare il colore alla regione”.

Laura Politi

Fonte: Giovanni Sebastiani, Istituto per le applicazioni del calcolo Mauro Picone , email sebast@iac.rm.cnr.it -