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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 6 - 26 mar 2014
ISSN 2037-4801

Focus - Cervello  

Salute

Demenza, quando il malato si 'nasconde'

L’allungamento della vita media ha portato, negli ultimi 50 anni, a un aumento delle malattie neurodegenerative, soprattutto del morbo di Alzheimer e di Parkinson che, nello stadio avanzato, portano allo sviluppo di demenza. “Con questa definizione si intende una condizione di disfunzione cronica e progressiva delle funzioni cerebrali, che determina un declino delle facoltà cognitive della persona”, spiega Elvira De Leonibus, responsabile del Laboratorio di neuropsicofarmacologia dell’Istituto di genetica e biofisca 'Adriano Buzzati Traverso’ (Igb) del Cnr di Napoli. “La demenza interessa dall’1 al 5% della popolazione sopra i 65 anni, con una prevalenza che raddoppia ogni quattro anni, giungendo a una percentuale di circa il 30% all’età di 80 anni”.

Nelle fasi iniziali, le malattie neurodegenerative sono caratterizzate da sintomi lievi, spesso riscontrabili anche in persone sane, persino in individui con età inferiore ai 50 anni. Come è possibile, allora, distinguere l'invecchiamento cerebrale 'fisiologico’ da quello patologico? Non ricordare dove si sono messe le chiavi di casa (memoria visuo-spaziale) o scrivere appuntamenti e ricorrenze per paura di dimenticarli sono comportamenti che devono far pensare all'inizio di una malattia irreversibile?

“Senz'altro no”, precisa De Leonibus. “La memoria, come le abilità visuo-spaziali e quelle cognitive, è modulata dal bagaglio genetico, dal livello d’istruzione, dai fenomeni ormonali e da fattori contingenti quali stress, depressione, stati infiammatori… Esse vanno quindi valutate nel contesto della 'persona’ e del suo normale funzionamento. Un repentino e progressivo deterioramento di queste capacità può però essere un campanello d’allarme: tuttavia, per averne la certezza, occorrono sistemi di valutazione obiettivi quali i test neuropsicologici. In tarda età per far fronte a difficoltà quali quelle della memoria si sviluppano strategie comportamentali ed emotive che costituiscono una risorsa preziosa per continuare una vita 'normale’, ma ritardano la diagnosi e il tempestivo intervento. Una valutazione neuropsicologica obiettiva consentirebbe, invece, di individuare anche minime difficoltà”.

Per comprendere quali manifestazioni precoci possono predire meglio l’insorgenza di processi neurodegenerativi e di demenza, il team del Laboratorio di neuropsicofarmacologia dell’Igb-Cnr ha sviluppato, grazie ai finanziamenti dell’Alzheimer American Association, della Fondazione con il Sud e del Progetto Invecchiamento, test comportamentali su modelli murini, in grado di identificare difetti cognitivi precoci e validi anche per gli esseri umani.

“Dai nostri studi sulla malattia di Parkinson risulta che quando il grado di neurodegenerazione dei neuroni coinvolti è solo del 40%, rispetto a un soggetto normale, la patologia altera soprattutto la memoria visuo-spaziale”, conclude la ricercatrice dell’Igb-Cnr. “Di recente, poi, abbiamo sviluppato un test per lo studio della 'capacità di memoria’, espressione con cui indichiamo il numero di elementi che si possono ricordare in un breve intervallo di tempo. Una riduzione di tale capacità, che nelle persone sane è limitata a non più di 7-9 elementi, può essere il segno di uno stadio iniziale di demenza. Non bisogna però mai dimenticare le differenze individuali, per non diffondere inutili allarmismi”.

Rita Bugliosi

Fonte: Elvira De Leonibus, Istituto di genetica e biofisica "Adriano Buzzati Traverso", Napoli, tel. 081/612267 , email elvira.deleonibus@igb.cnr.it -