Televisione: Infodemia

Covid-19, più disinformazione che realtà

Una scena del film The first wave
di Rita Bugliosi

Il documentario “The first wave”, del regista americano Matthew Heineman, racconta l'impatto emotivo e sociale del Coronavirus. E lo fa dall’interno di una struttura ospedaliera di New York, nella quale sanitari e pazienti sono alle prese con un virus sconosciuto, contro il quale non hanno armi e che provoca una grande quantità di decessi. Disponibile in streaming su Disney+

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Racconta l'impatto emotivo e sociale che il Coronavirus ha avuto "The first wave" (La prima ondata), il documentario diretto da Matthew Heineman, disponibile in streaming su Disney+. È il marzo del 2020 e i casi di Covid-19 sono in rapida crescita nel reparto di terapia intensiva del Long Island Jewish Medical Centre di New York; è in questo ospedale che il regista e la sua troupe, unendosi a un gruppo di medici e infermieri, riprende l'inizio di quella che sarebbe diventata una pandemia senza precedenti nell'era moderna, come evidenziano anche le immagini delle strade deserte della Grande Mela, una città di solito caratterizzata da una vita frenetica.

A spingere Heineman a chiedere il permesso di accedere alla struttura medica è stato, come egli stesso dice, “un forte bisogno di dare un volto umano alla crisi”. All’epoca, come tutti, non aveva idea di cosa stesse accadendo e racconta: “Pensavamo ingenuamente che sarebbe durato una o due settimane, e poi sarebbe finito tutto. Ovviamente, la nostra produzione durò per mesi e ancora oggi ci troviamo a convivere con il virus, e non sappiamo quando finirà”.

Il film segue il medico internista Nathalie Dougé e il suo team nelle attività di cura dei malati ricoverati per Covid-19, molti dei quali attaccati ai respiratori e affetti da forme gravi della malattia. Attraverso le storie dei pazienti, la telecamera di Heineman cattura la quotidianità del personale del reparto di terapia intensiva, con un sistema sanitario al collasso. Guardando il documentario si fa un salto indietro nel tempo, si viene trasportati nella prima linea di una guerra sanitaria contro un virus ancora misterioso, senza vaccini, che avrebbe ucciso milioni di persone e che continua a mietere vittime nel mondo.

Una scena del film The first wave

Le immagini proposte provocano forti emozioni, si assiste ad esempio al caos di un tentativo di rianimazione, con una scena tutta fili, bip, voci concitate in cui si vede la figura di un medico che esegue il massaggio cardiaco. Poi la scenario cambia, i medici presenti formano un cerchio e osservano un minuto di silenzio; dei dottori è visibile solo lo sguardo, incorniciato dai dispositivi di protezione individuale, ed è estremamente eloquente.

La maggior parte dei malati che compaiono in "The first wave", poi, sono persone di colore, scelte in quanto minoranza vulnerabile al virus, perché spesso sono lavoratori a basso reddito e quindi maggiormente a rischio di contrarre la malattia e più svantaggiati nell’accesso alle cure. 

Così il regista parla dell’opera: “È stato il film più difficile che abbia girato - assolutamente - a livello emotivo, logistico e fisico”.  E spiega cosa lo ha spinto a realizzare il documentario: “Nel caso della Covid-19 non vedevamo immagini della realtà degli ospedali... Non eravamo empaticamente connessi agli avvenimenti. Questo ha consentito alla disinformazione di diffondersi… Una delle grandi tragedie della Covid è che è stata molto politicizzata, e questo - almeno negli Usa - ha frammentato un Paese già diviso”.

La scheda

Titolo: The first wave

Regia: Matthew Heineman

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