“Che cos’è la scienza?” è un titolo che, già per il punto interrogativo finale e la mancanza di sottotitolo, indica la scelta divulgativa del libro, edito dal Mulino a firma di Vincenzo Crupi. Il taglio rigoroso ma non specialistico del saggio è confermato dall’uscita in prima versione come allegato del Corriere della sera e dall’agile indice dei nomi, che comincia dai greci: Anassagora, Archimede, Aristarco, Aristotele. D’altronde bisogna partire da lì, se vogliamo sintetizzare il percorso culturale che in secoli più recenti ha portato a definire la metodologia tramite cui definiamo contenuti e verità di carattere scientifico. Cosa più facile a dirsi che a mettersi in pratica, se pensiamo alle polemiche che hanno investito le misure sulla pandemia o alla diffusione di taluni pregiudizi su acquisizioni epistemologiche che davamo per scontate, anche a livelli apicali.
L’idea di che cosa sia “scientifico” viene quindi vista lungo un processo di trasformazione dall’antichità fino ai tempi più recenti, non nascondendosi quanto resti tuttora oggetto di controversie. Vincenzo Crupi è professore ordinario di Filosofia della scienza all’Università di Torino e il libro illustra le tappe fondamentali del dibattito filosofico sulla scienza: dall’epoca classica alle principali proposte teoriche contemporanee, dai modelli cosmologici dell’antichità all’idea assiomatica, dal concetto di causa a quello di probabilità, dalla sperimentazione controllata fino a dati ed esperimenti. Questioni la cui importanza storica e attuale sono ben chiare e che, osservate nel loro sviluppo, portano a chiedersi perché le conoscenze cambino tanto nel tempo.
Quanto incidono, nel mancato riconoscimento con cui la scienza deve ancora fare i conti, i “Cattivi scienziati”, cioè la “frode nella ricerca scientifica”, la “pandemia della malascienza”? La domanda è utile per passare a un secondo saggio che vede autore Enrico Bucci, biologo e divulgatore specializzato su questo aspetto, assieme a Gilberto Corbellini, storico della medicina ordinario alla Sapienza di Roma; entrambi, peraltro, sono stati in forza al Cnr, rispettivamente presso l’Istituto di biostrutture e bioimmagini di Napoli e come direttore del Dipartimento scienze umane. Il loro saggio sul “Lessico del pensiero critico”, edito da Bollati Boringhieri è sottotitolato “rimedio contro le pseudoscienze”. Cioè su distorsioni linguistiche, scorciatoie mentali, retoriche seducenti ma fallaci cui siamo esposti o che generiamo noi stessi, compromettendo la nostra capacità di giudizio. Siamo ancora vulnerabili a errori sistematici e debolezze cognitive, è il retaggio di un cervello evoluto nel Pleistocene per rispondere a esigenze ormai lontane.
Gli autori partono dai dati della ricerca neuroscientifica, psicologica ed epistemologica sulle competenze cognitive, mostrando perché le intuizioni basate sul buon senso o senso comune non bastino e come vada esercitato il pensiero critico, che però non è un esercizio individuale astratto, ridotto a mera proposizione di un’ipotesi o di un dubbio pregiudiziale, ma un metodo mirato proprio verso o contro slittamenti semantici, bias, false prove e narrazioni infondate. Ogni voce del lemmario analizza un meccanismo di abuso linguistico o cognitivo, lo chiarisce, ne illustra gli effetti e illustra un percorso di difesa e autodifesa.
Titolo: Che cos’è la scienza?
Categoria: Saggi
Autore: Vincenzo Crupi
Editore: Il Mulino
Pagine: 158
Prezzo: 15.00
Titolo: Lessico del pensiero critico
Categoria: Saggi
Autore: Enrico Bucci e Gilberto Corbellini
Editore: Bollati Boringhieri
Pagine: 304
Prezzo: 24.00