Recensioni

Dalla leggenda al reperto

Copertina del libro Ossa di drago
di Alessandro Frandi

Il saggio “Ossa di drago, lingue di pietra e altri abbagli” (Codice edizioni) di Diego Sala ripercorre la storia della paleontologia, dai miti su draghi e giganti alle scoperte di Cuvier e Anning. Una rigorosa analisi su come l'umanità abbia interpretato i fossili tra folklore, religione e scienza, giungendo infine a riconoscere l'estinzione e il tempo profondo 

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Nel panorama della divulgazione scientifica contemporanea, raramente ci si imbatte in un’opera che riesca a coniugare con efficacia il rigore della ricostruzione storica e il fascino della narrazione epistemologica. Con “Ossa di drago, lingue di pietra e altri abbagli” (Codice edizioni), Diego Sala ci conduce in un viaggio a ritroso nel tempo, non verso l'era dei dinosauri, ma verso quel lungo e tortuoso periodo che l'autore definisce “pre-paleontologia”. Si tratta della storia del rapporto tra l'essere umano e i fossili prima che la paleontologia si istituzionalizzasse come disciplina scientifica nell'Ottocento. 

Il saggio si apre con un concetto cardine: la serendipità (serendipity). Attraverso l'episodio del piccolo Thad Williams che nel 1988, in Texas, scopre quasi per caso il cranio di una nuova specie di dinosauro (Tenontosaurus dossi), Sala introduce il lettore a una verità fondamentale della scienza: le grandi scoperte nascono spesso dall'incontro tra il caso e una mente aperta. Questo “frame” accompagna l'intera trattazione, ricordandoci che la scienza non procede linearmente, ma attraverso deviazioni, vicoli ciechi e, soprattutto, errori fecondi. 

Uno dei meriti principali del libro è la retrodatazione dell'interesse umano per i fossili. L’autore documenta come già l'uomo di Neanderthal raccogliesse coralli e conchiglie circa 40.000 anni fa ad Arcy-sur-Cure, non per scopi utilitaristici, ma mosso da una curiosità estetica o simbolica. Sala analizza magistralmente come, per millenni, l'umanità abbia cercato di dare un senso a questi oggetti misteriosi, interpretandoli attraverso il mito e la superstizione: i ricci di mare diventavano "pagnotte delle fate" (fairy loaves), le ammoniti "serpenti di pietra" e i denti di squalo "lingue di drago" o glossopetre. 

Il cuore dell'opera esplora la tensione intellettuale tra l'autorità aristotelica - che vedeva nei fossili semplici "scherzi di natura" generati da una vis plastica - e le prime intuizioni scientifiche. Sala rende giustizia a pionieri come Leonardo da Vinci, definito "padre dell'icnologia", che già nel Rinascimento riconosceva l'origine organica dei fossili e contestava apertamente la teoria del Diluvio universale come unica causa della loro deposizione. 

Nel testo si dedica  ampio spazio a quella che potremmo definire la "geopolitica dei fossili". Un esempio affascinante è il cosiddetto “enigma americano del mastodonte”, noto inizialmente come Incognitum. Qui la scienza si intreccia con l'orgoglio nazionale dei padri fondatori degli Stati Uniti, come Thomas Jefferson, ossessionato dal trovare prove che smentissero la teoria della "degenerazione americana" di Buffon, secondo cui le specie viventi - animali e uomini - trasferitesi dall'Europa o dall'Asia al nuovo continente americano tendevano a diventare più deboli e meno vitali a causa del clima umido e freddo. È una sezione che mostra come i fossili siano stati, letteralmente, strumenti di costruzione dell'identità politica e culturale.  

La transizione definitiva verso la modernità è segnata dalla figura titanica di Georges Cuvier. Sala descrive con precisione come il naturalista francese, attraverso l'anatomia comparata, sia riuscito a dimostrare l'esistenza dell'estinzione, un concetto allora rivoluzionario e teologicamente problematico. Il capitolo dedicato ai rettili marini e alla figura di Mary Anning è particolarmente incisivo: l'autore restituisce il giusto merito alla "cacciatrice di fossili" di Lyme Regis, le cui scoperte di ittiosauri e plesiosauri scossero le fondamenta della geologia britannica, nonostante il pregiudizio sociale e di genere che la tenne ai margini della comunità accademica. 

Dal punto di vista stilistico, l’autore adotta un approccio narrativo che non sacrifica mai l'accuratezza. Il volume è supportato da una bibliografia imponente, che spazia dai testi classici di Plinio e Steno fino ai più recenti articoli di “Nature” e “Science”. Le illustrazioni originali dell'epoca, come quelle del Mundus subterraneus di Kircher o la Duria Antiquior di De la Beche, non sono semplici ornamenti, ma documenti visivi essenziali per comprendere l'evoluzione dell'immaginario scientifico. 

In conclusione, il volume non è solo una cronaca di scoperte paleontologiche, ma ci ricorda che ogni fossile studiato oggi in un laboratorio d'avanguardia porta con sé secoli di miti, errori e intuizioni brillanti. Un'opera per chiunque voglia comprendere non solo cosa sono i fossili, ma cosa hanno rappresentato per la nostra storia intellettuale. 

Titolo: Ossa di drago, lingue di pietra e altri abbagli 
Categoria: Saggi 
Autore: Diego Sala 
Editore: Codice edizioni 
Pagine: 301 
Prezzo: 19,00