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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 1 - 10 mar 2010
ISSN 2037-4801

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Ambiente

La ricerca torna a navigare

Urania, l'ammiraglia della flotta del Consiglio nazionale delle ricerche, torna a solcare le acque del mar Mediterraneo con la prima missione della campagna oceanografica 2010. L'appuntamento per i ricercatori, provenienti da diverse parti d'Italia e da differenti enti, è al Porto di Napoli. Sbarco a Messina.

Ogni gruppo porta con sé tutta la strumentazione necessaria per i rilievi oceanografici del caso. L'indagine, che vede il coinvolgimento dell'Istituto per l'ambiente marino costiero (Iamc) del Cnr di Messina, in qualità di coordinatore, l'Istituto di scienze marine (Isma) del Cnr di La Spezia, la Stazione Zoologica di Napoli, l'Enea, le Università di Genova, di Messina e ‘Parthenope' di Napoli, prevede una serie di prelievi nelle stazioni individuate lungo la colonna d'acqua del Mar Tirreno centrale e meridionale.

"Il  Mediterraneo", spiega il capo missione Maurizio Azzaro, ricercatore dell'Iamc-, "costituisce un'eccellente area di studio sia per le ridotte dimensioni rispetto ai bacini oceanici sia per i tempi relativamente brevi di residenza delle acque, che consentono alla comunità scientifica di chiarire eventi climatici transitori che si sono verificati nel mar Mediterraneo e le conseguenti implicazioni di tipo biogeochimico. In particolare, il Tirreno meridionale, caratterizzato da intensi processi di rimescolamento profondo e diffusione delle masse d'acqua del bacino occidentale con quelle del bacino orientale, costituisce un'ideale area di studio per ricavare informazioni predittive sulla risposta del Mediterraneo ai diversi scenari climatici e, in particolare, per la definizione del ciclo del carbonio nell'area pelagica del Tirreno meridionale".

Durante la missione, la programmazione del piano di campionamento ha subito una serie di cambiamenti in corso d'opera a causa del progressivo peggioramento delle condizioni meteo, che ha visto il mare raggiungere anche forza 6. Tra le attività portate a termine: l'immersione dei retini per lo studio del Plancton, delle pompe in situ per filtrare grandi volumi d'acqua a diverse profondità per lo studio del disequilibrio uranio/torio, dello spettroradiometro per misurare la luce a varie frequenze e la misura della produzione primaria fitoplanctonica in situ. I ricercatori hanno anche calato un ‘mooring' (ormeggio)  per la rilevazione semestrale dei dati correntometrici, fisici e di sedimentazione biogenica a diversi livelli di profondità.

"La messa in mare della ‘Rosette', batteria di bottiglie di prelievo  interfacciata con un Ctd o sonda multiparametrica",  conclude il capomissione, "ha permesso di rilevare i parametri chimico-fisici e biologici nelle acque della zona".

Silvia Mattoni

Fonte: Maurizio Azzaro, Istituto di scienze polari, tel. 090/6015420, email maurizio.azzaro@cnr.it

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