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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 9 - 11 ago 2010
ISSN 2037-4801

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Ambiente

Un principe per la difesa del mare

Un principe per la difesa del mare (RM file - 3,10MB )

Dopo 84 anni, torna a Venezia il congresso della Commissione internazionale per la ricerca scientifica del Mar Mediterraneo (Ciesm).

A organizzare logisticamente l'evento, giunto alla 39° edizione, su delega del ministero dell'Ambiente, è stato l'Istituto di scienze marine (Ismar) del Consiglio nazionale delle ricerche, struttura impegnata negli studi sul Mediterraneo con sedi operative dislocate in varie regioni.

Il Mediterraneo è un mare estremamente vulnerabile, dove forti pressioni, legate alle attività antropiche e ai cambiamenti climatici, si aggiungono ai numerosi fattori naturali di rischio quali vulcani, frane e terremoti sottomarini.

Ad accogliere più di mille ricercatori provenienti da 26 nazioni diverse nelle scenografiche sale del Palazzo del cinema al Lido, il ministro italiano dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare Stefania Prestigiacomo e il Principe Alberto II di Monaco, presidente Ciesm.

Il Principe per l'occasione ha ribadito che "Il Mediterraneo non è solo un sistema fragile, ma è anche un indicatore per il controllo della situazione negli oceani aperti''.  

Durante la conferenza stampa abbiamo rivolto questa domanda al Principe Alberto: "Quando ha partecipato lo scorso anno alla spedizione in Antartide insieme a un gruppo di ricercatori, si è sentito un po' scienziato anche lei? E quanto ha contato tale esperienza nel gestire le linee strategiche Ciesm?".  Il Principe ha risposto: "Ho svolto un lungo viaggio in Antartide per conoscere le ricerche scientifiche che vi si svolgono. Con la mia visita ho voluto  anche celebrare con orgoglio  l'ingresso del Principato nel trattato dell'Antartide, grazie al quale anche i nostri ricercatori potranno contribuire agli studi su questo continente, dagli equilibri così fragili. E' stata davvero un'esperienza molto importante che mi ha permesso di capire meglio tanti fenomeni che oggi  coinvolgono l'ambiente planetario, compreso il nostro Mediterraneo. Dagli scienziati che ho incontrato in Antartide ho potuto ascoltare le preoccupazioni sui segnali di cambiamento del clima del nostro Pianeta, che qui appaiono molto evidenti. Dei tanti ricercatori che ho incontrato  ho apprezzato  la dedizione e la competenza, la tenacia con cui operano in condizioni ambientali estreme, per tempi lunghissimi. Ritengo sia stato un vero privilegio poter compiere questo viaggio e vivere questa esperienza di vicinanza con loro".

Silvia Mattoni, Claudio Barchesi

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