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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 12 - 11 set 2013
ISSN 2037-4801

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Riotta, il web e la scienza

In occasione della giornata inaugurale delle celebrazioni per il novantennale del Consiglio nazionale delle ricerche, il giornalista Gianni Riotta, docente presso università e scuole di giornalismo in Italia e all’estero, è intervenuto sul tema 'Ricerca e innovazione oggi’.

“Oggi la scienza si sviluppa secondo un parametro molto preciso che funziona nei paesi in via di sviluppo come in quelli già sviluppati”, spiega Riotta. “I laboratori di ricerca e le università istruiscono e preparano i team di ricerca, le start up di innovazione si collegano a loro lanciando nuovi progetti, le aziende offrono supporto per la produzione sul mercato e lo Stato, attraverso i grandi enti di ricerca come il Cnr, danno forza e struttura all’intero meccanismo. Quindi un quadrilatero, quattro vertici che insieme innovano e danno slancio alla ricerca. Senza che si mettano assieme pubblico, privato, laboratori e start up oggi non si fa ricerca nel mondo”.

Attivo frequentatore dei social network, twitter in particolare, non risparmia critiche al mondo della rete e ne indaga le contraddizioni nel suo recente libro 'Il web ci rende liberi?’ edito da Einaudi.

“L’informazione classica, come l’abbiamo conosciuta nel Novecento, è andata in crisi prima dell’avvento del web, intorno agli anni ’80, ovvero circa venti o trent’anni prima che il web e internet diventassero davvero una minaccia per i giornali. Quello che è cambiato realmente è che siamo passati da un’informazione di massa a una personal, che si rivolge al singolo lettore rispecchiandone gusti ed esigenze”, sostiene il giornalista. “Un’evoluzione molto simile a quanto successo anche nel campo della ricerca scientifica: nel novecento era spesso di massa, centinaia di scienziati lavoravano allo stesso esperimento, moltiplicando gli sforzi per arrivare ad una rapida soluzione. Oggi la ricerca è di rete e permette, ognuno facendo cose magari apparentemente lontane, di risolvere molto prima il problema”. 

Riguardo alla comunicazione scientifica nel nostro Paese, Riotta risponde: “Da giovane ho partecipato al lancio della divulgazione scientifica in Italia quando era guardata con grandi dubbi e perplessità. Oggi la situazione è notevolmente cambiata e penso che ora soffra di un problema di massa, cioè che spesso la curiosità scientifica e l’innovazione nel campo dei computer siano utilizzate anche per stuzzicare l’attenzione del lettore. Mentre ora servirebbe una massiccia opera di educazione scientifica che spieghi, ad esempio, che gli ogm non sono cibi 'frankenstein’, che la ricerca genetica non produce pesci fosforescenti dalle qualità incredibili. Ecco, sono queste le leggende urbane, questi i luoghi comuni che spesso i giornali finiscono per perpetuare invece di tendere a sradicare l’ignoranza. Perché il nostro grande nemico è l’ignoranza”, conclude Riotta.

Anna Capasso

Fonte: Gianni Riotta, twitter: @riotta

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