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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 0 - 14 gen 2009
ISSN 2037-4801

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Salute

Il centro Extreme all'Asinara

Il centro Extreme all'Asinara (RM file - 3,10MB )

Sensi in condizione estrema


Il corpo umano si adatta all'ambiente che lo circonda sulla base delle informazioni raccolte dai suoi organi di senso. Tuttavia, le reazioni neuro-psico-fisiologiche agli ambienti estremi spesso prescindono dalla percezione ‘sensoriale' comune: il corpo è in grado di rilevare altrettanto bene le caratteristiche chimiche e fisiche ostili dell'ambiente, ponendo in atto precise strategie di difesa e sopravvivenza. E' quanto studiano i ricercatori del Centro Extreme, fondato dall'Istituto di fisiologia clinica (Ifc) del Cnr di Pisa, dalla Scuola Superiore Sant'Anna e dall'università di Pisa.
"Il Centro studia la risposta psicofisica dell'organismo sano, o ‘super sano', a condizioni di stress eccezionale" spiega Remo Bedini dell'Ifc-Cnr. "Extreme ha iniziato occupandosi degli apneisti profondisti, ed è arrivato oggi a studiare gli astronauti. Entrambe i gruppi, apparentemente così diversi, hanno problematiche simili. Chi deve scendere negli abissi del mare deve imparare a superare gli ostacoli psicologici indotti dall'ambiente ostile; chi deve operare lungamente in un ambiente confinato e oppressivo, come l'abitacolo di una navicella spaziale riceve dall'ambiente analoghi stress negativi".
Ma in che modo l'esperienza maturata negli abissi marini può interessare gli studi spaziali? "I risultati preliminari di uno studio da noi condotto", spiega Angelo Gemignani, neurofisiologo del Centro Extreme, "mostrano come durante l'apnea si assista all'incremento di attività delle onde alfa del cervello (tipica della condizione di veglia a occhi chiusi o delle fasi di profondo rilassamento che precedono il sonno). Questo fenomeno è causato dall'adattamento del cervello all'ipossia (mancanza di ossigeno), e indica la riduzione delle funzioni di elaborazione emotiva e cognitiva. Per rilevare la modulazione dello stress sull'attività cerebrale sottoponiamo gli apneisti a immagini a elevato contenuto emotivo alternate a immagini a contenuto emotivo neutro: il confronto dell'attività cerebrale che risulta in associazione a particolari tecniche di training autogeno e rilassamento messe in atto dal soggetto o in assenza di queste, è estremamente indicativo. Le tecniche di meditazione e di controllo delle emozioni negative primarie, una volta valutate nella loro reale efficacia, potranno essere di grande aiuto per studiare le contromisure allo stress negli astronauti".
Le conoscenze acquisite in condizioni estreme, inoltre, potranno un giorno essere utilizzate per identificare indici precoci di malattia (mentale e somatica) e per nuove strategie terapeutiche anche nelle persone comuni.
Claudio Barchesi

 

Claudio Barchesi

Fonte: Remo Bedini, Istituto di fisiologia clinica, Pisa, tel. 050/3152286, email bedini@ifc.cnr.it

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