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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 8 - 22 apr 2020
ISSN 2037-4801

Recensioni

Il Vesuvio in libreria
Narrativa

Il Vesuvio in libreria

“Il Vesuvio cos'è? Un vulcano o un salotto?” è il titolo di un articolo pubblicato nel 1991 da Enzo Golino, critico e giornalista che racconta come questa presenza incombente nel paesaggio partenopeo sia da sempre meta e fonte di ispirazione per artisti, scrittori e viaggiatori: da Plinio Il giovane, cronista dell'eruzione che distrusse Pompei ed Ercolano nel 79 d.C., a Giacomo Leopardi che dedicò allo “sterminatore” i primi versi de “La Ginestra”, fino a Goethe, che nel 1787 lo descrisse nel “Viaggio in Italia”. Ma si potrebbero citare almeno una decina di autori vissuti in periodi e contesti diversissimi che hanno “dato parola” al Vesuvio: Giovanni Boccaccio, Madame de Stael, Emily Dickinson, tanto per citarne alcuni, fino a Susan Sontag, che nel 1992 pubblicò il romanzo “L'amante del Vulcano”, uscito in edizione italiana nel 1995 e ora riedito da Nottetempo con la traduzione di Paolo Dilonardo

In questo romanzo storico della scrittrice newyorkese il Vesuvio è una presenza costante, non una semplice cornice paesaggistica attorno alle vicende del “Cavaliere”, il protagonista ispirato alla figura realmente esistita di Sir William Douglas Hamilton, dal 1764 al 1800 ambasciatore inglese a Napoli, presso la corte di Ferdinando IV di Borbone e della moglie Maria Carolina d'Austria. Oltre che diplomatico e collezionista di antichità etrusche, greche e romane, il Cavaliere viene descritto come appassionato vulcanologo, quale l'Hamilton reale. Susan Sontag intreccia fatti storicamente accaduti con episodi frutto della sua immaginazione. L'attività del Vesuvio descritta nel romanzo fa parte ovviamente della prima categoria, documentata per la prima volta in maniera scientifica dallo stesso Hamilton, che ebbe modo di osservare con una certa frequenza alcune eruzioni “miste” effusive-esplosive caratterizzanti l'attività del vulcano dal 1631 al 1944. “Non avrebbe avuto un'altra nomina diplomatica. Sapeva come sarebbe stata la sua vita sino alla fine: tranquilla […] Soltanto il vulcano aveva in serbo una sorpresa. 1766, 1767, 1777… 1779. Ogni eruzione più grossa della precedente, ognuna un abbellimento ulteriore alla prospettiva della catastrofe. Questa era piú grossa che mai. Le porte e le finestre della villa di campagna vicino Portici oscillavano sui cardini”.

Nel romanzo sono presenti molti passaggi che descrivono le osservazioni vulcanologiche del Cavaliere e la sua collaborazione con la Royal Society of London. In una comunicazione inviata alla società scientifica, “quelle tempestose nubi nere e la vivida colonna di fuoco percorsa dagli sprazzi dei fulmini biforcati furono descritte dal Cavaliere come belle più che allarmanti”, l'attività di questi tre secoli ha infatti alternato cicli di tipo “stromboliano”, con getti modesti di vapore acqueo, bombe di lava e frammenti di solidi scaraventati in aria, a periodi di quiete chiusi da eruzioni miste più violente.

Nel 1766 e nel 1767 il “vero” Hamilton inviò alla Royal Society of London due resoconti sulle eruzioni vesuviane assieme a una serie di disegni dimostrativi e a campioni di minerali e sali vulcanici e il suo lavoro venne pubblicato su due articoli della rivista Philosophical Transactions of the Royal Society. Il vulcanologo pubblicò anche il volume “Osservazioni sul monte Vesuvio, monte Etna e altri vulcani” e una collezione di lettere intitolate “Campi Phlegraei”.

Ne “L'amante del vulcano” sono citate anche l'eruzione più violenta dello scorso millennio, quella subpliniana del 1631, causa di un numero di vittime compreso fra 6.000 e 10.000 e che distrusse parte dell'edificio vulcanico, provocandone un abbassamento di 450 metri, e l'evento del 1794, con fontane di lava, nubi di ceneri, frammenti piroclastici e colate laviche che rasero al suolo Torre del Greco: “La lava della rivoluzione scorreva, il Terrore aveva appena raggiunto il suo apice […] il Vesuvio eruttò con una violenza che non aveva precedenti nell'esperienza del Cavaliere. Fu la peggiore, o la migliore, eruzione dopo quella del 1631 e sarebbe stata considerata la terza per intensità nei quasi due millenni di storia recente del vulcano”.

Come in ogni romanzo storico che si rispetti, Susan Sontag ricostruisce la vita del Vesuvio e l'attività scientifica del pioniere della vulcanologia insieme agli aneddoti sulla vita di corte borbonica, inclusa la storia d'amore della seconda moglie del protagonista con l'ammiraglio Nelson. Sul Vesuvio venne costruito nel 1841 il primo osservatorio vulcanologico del mondo dotato di sismografi. Ma nel 1883 l'eruzione esplosiva dell'indonesiano Krakatoa, il cui boato arrivò fino in Australia, citato nel prologo dall'autrice, rubò tragicamente la scena al Vesuvio, provocando 36.000 morti per tsunami e terremoti.

Alessia Famengo

titolo: Lamante del vulcano
categoria: Narrativa
autore/i: Sontag Susan
editore: Nottetempo
pagine: 530
prezzo: € 19.50