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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 7 - 8 apr 2020
ISSN 2037-4801

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Donne che hanno fatto grande la chimica
Saggi

Donne che hanno fatto grande la chimica

La prima volta che ci si scontra con la legge di Avogadro o con la tavola periodica di Mendeleev viene spontaneo pensare che si tratti di risultati scientifici ottenuti da uomini. Una tendenza determinata da ragioni storiche - l'accesso delle donne all'istruzione e al mondo accademico è avvenuto tardivamente e faticosamente - ma anche dal pregiudizio, purtroppo ancora diffuso, che considera le donne meno inclini alle cosiddette “hard sciences” come chimica, fisica, matematica, biologia.

“Fino agli inizi del secolo scorso, il pieno accesso agli studi universitari non era consentito alle donne dei Paesi europei ma anche gli istituti secondari erano diversificati, i licei riservati ai maschi e le femmine destinate a scuole per giovanette, dove veniva insegnata economia domestica e come gestire mariti e figli”, esordisce Rinaldo Cervellati, già professore di chimica all'Università di Bologna e autore di articoli divulgativi, nel volume “La chimica al femminile” (Aracne). L'opera prende le mosse da una serie di precedenti monografie dell'autore per la sezione “Scienziate che avrebbero dovuto vincere il premio Nobel” del blog della Società chimica italiana.

Il volume raccoglie le biografie di quarantuno donne, ordinate per data di nascita, escludendo volutamente “star” come Marie Sklodowska Curie, Irène Joliot Curie e altre studiose insignite del premio Nobel, per le quali esiste una cospicua letteratura saggistica e biografica. Tra le protagoniste troviamo Rosalind Franklin (1920-1958), il cui lavoro solo di recente è stato riconosciuto come fondamentale per la scoperta della struttura a doppia elica del Dna di Watson e Crick: la cristallografa pubblicò tale ipotesi assieme al suo dottorando Raymond Gosling nel 1953, un mese prima dei colleghi insigniti col Nobel, i quali avevano “tratto ispirazione” dal lavoro di Franklin e Gosling. illustrato loro da Maurice Wilkins, un collega in competizione con la Franklin.

La più agée delle protagoniste è la russa Julia Lermontova, pioniera nella Russia zarista di fine '800 della chimica degli idrocarburi pesanti e attiva anche nel movimento di emancipazione femminile, che chiedeva l'accesso delle donne a Università e Accademie, sostenuto anche da colleghi maschi quali Mendeleev. Lo zar Alessandro II non arrivò ad accordare alle donne l'accesso all'istruzione superiore, ma promosse una serie di misure fiscali, economiche e sociali che spinsero le élite a credere in una Russia “illuminata” dalla scienza e dal progresso. Assieme a molti colleghi maschi, le scienziate russe furono così costrette alla “fuga dei cervelli”, iscrivendosi a università estere quali Berna e Ginevra, Parigi e Heidelberg. In realtà le russe erano molto più motivate delle loro colleghe europee, come riporta Cervellati: “Ai dati statistici dell'Università di Zurigo risulta che dall'inverno 1863/64 all'estate 1872 la provenienza delle studentesse straniere fu di 23 inglesi, 10 tedesche, 6 austriache, 6 americane e ben 148 russe, contro solo 10 svizzere”. Anche Maria “Marissa” Bakunin, figlia del filosofo Mihail e russa naturalizzata italiana è nella schiera delle protagoniste del volume: ordinaria di Chimica tecnologica nella Scuola superiore di ingegneria dell'Università di Napoli durante i primi anni del '900, diede un contributo significativo allo studio degli isomeri geometrici nelle molecole organiche, eterocicli, indolici e melanine.

Ma le scienziate raccontate da Cervellati e i campi in cui si sono impegnate sono tanti e diversi. Da Lise Meitner (1878-1968), che si dedicò alla ricerca sugli isotopi radioattivi, a Erika Cremer (1900-1996), prima a studiare le basi teoriche della gas cromatografia e a costruire e utilizzare con successo uno strumento per analisi quali-quantitativa di gas e vapori; da Rachel Carson (1907-1964), che dimostrò la correlazione tra cancro e pesticidi e la pericolosità di questi ultimi per l'ambiente, a Marie Maynard Daly (1921-2003), prima afroamericana a ottenere un dottorato in chimica. L'autore propone un ritratto completo delle protagoniste, ricostruito attraverso l'analisi del contesto storico, ed espone in forma divulgativa metodi di lavoro e risultati conseguiti. Un saggio analitico, basato sulle pubblicazioni scientifiche delle scienziate, sulle memorie biografiche di vari membri delle Società chimiche e scientifiche e sui testi dedicati loro da colleghi e colleghe.

Alessia Famengo

titolo: La chimica al femminile
categoria: Saggi
autore/i: Cervellati Rinaldo
editore: Aracne
pagine: 308
prezzo: € 19.95