Saggi

La pandemia? Solo l'ultima arrivata

di M. F.

Ripubblicati “Il tramonto dell'Occidente” di Oswald Spengler da Aragno e le “Opere complete” di Ivan Illich da Neri Pozza. Due autori che da punti di vista opposti si interrogano sulla parte di mondo in cui viviamo: privilegiata eppure afflitta da un senso di inarrestabile declino e da molte contraddizioni. Riflessioni che in questi tempi di epidemia e isolamento assumono nuovo interesse e, in parte, nuova attualità

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Le generazioni italiane ed europee successive al 1945 non avevano mai conosciuto una guerra, se si eccettuano quelle conseguenti al dissolvimento dell'Urss e della Yugoslavia e la partecipazione a qualche missione militare internazionale; almeno fino al 2008 avevano sostanzialmente goduto di uno sviluppo economico continuo, per quanto segnato da profonde disuguaglianze e contraddizioni; hanno conosciuto un aumento della longevità e dell'età media senza precedenti nella storia, particolarmente nel nostro Paese; hanno più di recente attraversato la rivoluzione tecnologica più celere e pervasiva mai avvenuta, quella delle reti e dei cellulari. Ce n'è abbastanza perché questa parte di mondo si consideri come una ristretta, fortunatissima minoranza di privilegiati.

E invece no: l'Europa, e molto di quello che generalmente definiamo “Occidente”, ha sofferto anche negli ultimi decenni di un malessere che prosegue da secoli: il senso di un declino inarrestabile e di una sempre maggior perifericità. Ci sentiamo gli “ex” padroni del mondo: saranno stati il crollo degli Imperi ottocenteschi, la fine del colonialismo e la speculare migrazione che riversa ai nostri confini miriadi di persone che reclamano una distribuzione più paritaria delle ricchezze disponibili, l'ascesa impetuosa di nuove potenze come la Cina, la paura del terrorismo iconizzata dagli attentati dell'11 settembre 2001, la secolarizzazione religiosa e il relativismo culturale, la consapevolezza e la paura diffuse dei cambiamenti climatici e del riscaldamento globale. E, ultima arrivata, la pandemia di Coronavirus.

Saranno questi eventi, o forse una geneticamente e storicamente più profonda tendenza alla depressione, allo spleen, al senso della fine, alla cultura della crisi: alla “pulsione di morte”, per dirla con Sigmund Freud. Per questo “Il tramonto dell'Occidente”, del quale è da poco uscita una riedizione in italiano a cura di Giuseppe Radi, è un'opera che - detratta dalle sue incrostazioni ideologiche - fornisce intuizioni ancora interessanti sulla nostra civiltà. Oswald Spengler la pubblicò col sottotitolo di “Lineamenti di una morfologia della storia universale” in due volumi e in anni fatidici come il 1918 e il 1922.

Il libro ebbe tale fama che molti lo elessero a simbolo del nascente XX secolo, anche se non meno numerosi furono i critici che accusarono l'autore di dilettantismo, velleitarismo, tuttologia, superficialità mascherata da profondità, ignoranza e faciloneria (Benedetto Croce per tutti). In fondo, nonostante la mole e lo stile in apparenza imponenti, il “Tramonto” è una sorta di pamphlet, il libro che si cita, più che leggerlo, per l'intuizione indubbiamente efficaci del titolo e del “concept”. Spengler fu considerato “di destra”, anche perché molto criticato da parte marxista e apprezzato da Mussolini e Julius Evola, che lo tradusse per Longanesi e fu poi ripreso da Stefano Zecchi per Guanda. Raciti ha curato per Aragno di Torino un'edizione - uscita nel 2017 e, con il secondo volume, a fine 2019 - che consente di sedare la lettura ideologica (peraltro il nazismo snobbò apertamente il “pessimismo” spengleriano) e di cogliere la contemporaneità di alcune analisi spengleriane, in particolare sulla globalizzazione.

All'Occidente che sprofonda nel “tramonto” rimanda anche l'opera di Ivan Illich, di cui Neri Pozza sta portando avanti la pubblicazione. Personaggio controverso, cosmopolita e inquieto, si formò al sacerdozio a Roma, dall'originaria Spalato si mosse tra Firenze (dove tra il 1942 e il 1944 riuscì a sottrarsi alla persecuzione antiebraica), Trentino, Umbria, Marche, Toscana, fino al Sud reggino. Svolse poi il servizio pastorale a New York, all'Università cattolica di Portorico, nei Centri di formazione missionari a Cuernavaca (Messico), finché interruppe volontariamente l'esercizio sacerdotale nel 1968. Conobbe Giuseppe Dossetti, visse gli anni del Concilio. La Congregazione per la dottrina della fede avviò un procedimento per le sue attività in difesa dell'autonomia religiosa dell'America latina contro le “ingerenze missionarie” statunitensi. I suoi saggi di critica sociale hanno avuto maggior successo di quelli sui paradigmi mentali premoderni cancellati dalla tecnica e dall'economia capitalistiche. A partire dal `71 Illich scelse il silenzio della “teologia negativa”. Questa nuova edizione di “Opere complete” comincia con il volume “Celebrazione della consapevolezza. Scritti 1951-1971”, definito dal curatore “un esercizio radicale della krisis, di una chiamata in giudizio senza attenuanti della cultura occidentale”: dalle riflessioni sulla morte, alla polemica sul volontariato dei ricchi nei Paesi poveri, alle posizioni della Chiesa.

 

titolo: Il tramonto dell’Occidente
categoria: Saggi
autore/i: Spengler Oswald 
editore: Aragno
pagine: 1470
prezzo: € 80.00

 

titolo: Celebrare la consapevolezza
categoria: Saggi
autore/i: Illich Ivan  
editore: Neri Pozza
pagine: 896
prezzo: € 36.00

  

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