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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 5 - 11 mar 2020
ISSN 2037-4801

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I rapporti interpersonali? Una pazzia
Narrativa

I rapporti interpersonali? Una pazzia

Il pazzo è una figura letteraria fondamentale nel Novecento. Con la follia i personaggi di Luigi Pirandello rompono le catene sociali; pazzo volontario è il principe Zarlino de “Il codice di Perelà” di Aldo Palazzeschi; folli sono coloro a cui Dario Fo attribuisce l'onore e l'onere di dire la verità. Dall'alienazione imposta dalla comunità in cui viviamo a quella mentale della pazzia: è questo il prezzo da pagare per essere liberi. Preda della follia è anche il protagonista di “Diario di un pazzo” di Lu Xun, scritto e pubblicato nel 1918 e ora proposto da Gattomerlino, casa editrice romana nata nel 2010 e diretta da Piera Mattei, che ha curato e tradotto l'opera di Xun.

Lu Xun è lo pseudonimo adottato da uno dei maggiori esponenti della letteratura cinese del XX secolo, Zhou Shuren, considerato fondatore della lingua cinese moderna. Esponente di una famiglia feudale in decadenza, inviso al Guomindang, scrive “Dario di un pazzo” in un periodo di profondi mutamenti per la Cina, che si muove tra la fine della dinastia Qing (al potere dal XVII secolo) e il movimento di rivoluzione letteraria. Il breve racconto, il cui titolo è preso in prestito dall'opera di Nikolaj Gogol e che si colloca alle origini della letteratura cinese contemporanea, espone in forma di diario le paranoie di un uomo alienato, convinto di doversi difendere dagli appetiti della società di cannibali in cui si trova a vivere. Una società che può essere letta come una metafora di quella cinese di cui l'autore è spettatore e che porta il folle protagonista a instaurare un rapporto di sospetto con l'altro, visto come un nemico pronto a spalancare – letteralmente – le fauci.

Il rapporto con l'altro è intriso di manie di persecuzione e il terrore di divenire un ingranaggio della grande macchina del cannibalismo è costante. È necessaria una grande volontà di cambiamento (proprio come nella Cina di quel periodo storico) per spezzare quel meccanismo distruttivo. E chi meglio di un pazzo, che si esprime senza filtri o timore delle conseguenze, può incarnare l'istanza di cambiamento? Per costruire una società priva di nevrosi, in cui l'altro non generi inquietudine e apprensione, è essenziale eliminare la visione comunitaria in cui alberga la selezione naturale, la legge del più forte, per fare proprio l'approccio collaborativo. Eppure, tale prospettiva solidale continua a essere venata di paura anche in opere più recenti, come in “Hay unos tipos abajo” (“Strani tipi sotto casa”) di Antonio Dal Masetto, in cui il protagonista sospetta di tutto e di tutti, immerso in una realtà, quella dell'Argentina degli anni '70, in cui l'apparente normalità del quotidiano nasconde morte, persecuzione, timore.

Volontà di cambiamento, dunque. Necessità di uscire dagli schemi e di non cedere ai meccanismi di una società alienata in cui tutto è già scritto: l'uomo può essere molto più di un semplice esecutore di un sistema avvelenato. Per citare di nuovo Pirandello: “Una realtà non ci fu data e non c'è, ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere: e non sarà mai una per tutti, una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile”.

Laura Politi

titolo: Diario di un pazzo
categoria: Narrativa
autore/i: Xun Lu
editore: Gattomerlino
pagine: 48
prezzo: € 10.00