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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 2 - 29 gen 2020
ISSN 2037-4801

Recensioni

Le voci dell'infanzia dolorosa
Narrativa

Le voci dell'infanzia dolorosa

I bambini imparano prima a colorare che a scrivere e a parlare. Margherita Rimi, neuropsichiatra infantile, lo sa bene, non stupisce quindi che utilizzi i colori per titolare le sezioni del suo libro “Le voci dei bambini”. Il cammino a ritroso che compie dal suo essere adulta al ritrovamento dell'espressione infantile comincia da quest'accortezza stilistica e si completa nel contenuto e nella forma dei versi: si notano, oltre a modi di esprimersi tipicamente infantili, il posizionamento delle parole all'interno della pagina, le spaziature incostanti, i capoversi disallineati, l'asimmetria, le frasi spezzate. Si “sentono” perfino le voci strozzate e i nodi in gola dei bimbi. Sembrerebbe disordine ma, procedendo nella lettura, si comprende il messaggio: i piccoli pensano così, con ampi spazi tra un'idea e l'altra, con collegamenti irregolari e con un'immediatezza che gli adulti hanno perso. Soprattutto i bambini che hanno subito un trauma, quelli di cui Rimi si occupa da sempre come medico e come poetessa.

La poesia “Bianca” racconta la violenza sessuale subita da una bambina di nove anni: “Mi faceva spogliare/vieni giriamo il film […] È lui/quello della foto/quello che mi faceva la pipì in bocca […]”. E poi, violenza su violenza, lo sterile dialogo della bambina con la madre: “Glielo dicevo a mia madre:/io non voglio fare/quelle cose lì/…/Glielo dico/ma lei mi risponde sempre:/Tu devi stare zitta. Tu non devi parlare”. L'epilogo? “Rinvenuto un cadavere di sesso femminile dell'apparente età di nove anni”. Tutto questo mentre un'altra bambina della stessa età comincia a cercare i vestiti più carini nell'armadio, mette il rossetto della mamma di nascosto e ne indossa le scarpe, nell'attesa curiosa e felice di incontrare l'amore.

“Nera” invece parla della guerra: “Mi hanno detto/Per Allah è bello morire essere un martire/Mi hanno mandato dentro una scuola/mi hanno messo la maglietta della mia squadra di calcio/E una cintura piena di bombe/Se li ammazzi tutti andrai in Paradiso”. “Blu” è lo sfruttamento del lavoro minorile, “Rosso” il matrimonio combinato di una bimba con un vecchio e “Verde” il terribile dolore che si insinua dentro l'apparente serenità, subdolamente reiterato nell'inanellarsi dei giorni, nascosto nell'intimità di una famiglia infelice: “Lui si arrabbia sempre, anche se non faccio niente”, “Mi dice scemo stronzo/col cavolo che ci vai da tuo padre”, “mio padre mi grida poi mi dà botte/poi sbatte la porta, va via e si mette a fischiare”.

Verrebbe da chiedere alla poetessa e neuropsichiatra Rimi: “Ce la potranno fare, questi bambini, a vivere una vita normale, ad amare, a fidarsi, a ridere?” Sicuramente Margherita Rimi ce la mette tutta, non solo attraverso le cure mediche, ma anche attraverso la sua poesia. Senza retorica inutile, senza enfasi o pietismo: “Ci sono tanti vermi/che mangiano i colori/Ci sono tante onde/altealte/così alte che rompono il cielo/E se il cielo si rompe/non c'è più il sole/e la notte […] Come finisce?/Finisce che non lo so più come si spiega”.

Manuela Faella

titolo: Le voci dei bambini
categoria: Narrativa
autore/i: Rimi Margherita
editore: Mursia
pagine: 80
prezzo: € 15.00