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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 6 - 5 giu 2019
ISSN 2037-4801

Recensioni

Sofferenza, il catalogo è questo
Narrativa

Sofferenza, il catalogo è questo

Chi conosce Daniele Mencarelli aspetta col fiato sospeso il momento in cui un incidente inaspettato, la morte, un viso o un corpo torchiati dal dolore, martoriati dalle droghe, dall'alcool o consumati dalla malattia, arriverà inesorabile: “Al taglio della sega a nastro / al padrone di casa e falegname / oltre alla tavola saltò la mano, / accorse mia madre impossessata / da un indimenticabile coraggio / sconfisse le urla d'animale / l'enorme sorpresa a fiotti, / prese nelle sue la mano morta / e la depose in una busta / s'avviarono insieme al suo padrone / al primo che li portasse in ospedale”. Il dolore è una cicatrice da cui lo scrittore non può liberarsi: la sua poesia risplende laddove si annida il male. E più questo è profondo, più cruda e scarna è la parola che lo descrive. Quella di Mencarelli – di cui esce ora l'opera omnia 'Tempo circolare' - è un'urgenza compassionevole, estremamente umana, una continua sensibilizzazione, un continuo ricordare la fragilità umana, della mente e del cuore. Le parole diventano un richiamo all'attenzione e alla responsabilità per chi si avvia verso la strada dell'indifferenza, il peggiore dei mali: ci viene messa davanti agli occhi la verità, quella che a tutti noi piacerebbe occultare e che invece ci cammina ogni giorno accanto.

Il libro si apre con la raccolta inedita 'I primi e gli ultimi', per proseguire, a ritroso nel tempo, con gli altri volumi. E subito ci addentriamo in un manicomio, con un inevitabile primo pensiero ad Alda Merini (che del manicomio scrisse e che lo visse da internata): “il corpo spento dai calmanti, / matto mischiato ad altri matti / fratelli sfranti ora accorsi / proprio loro mi salvano dal fuoco”. Andiamo poi avanti con i versi – ma in realtà indietro nel tempo – e incontriamo persone ai margini della società, tutti intenti a vivere profondamente il loro “diritto all'infelicità”: “eri una potenza di bambina / selvaggia di gioia e d'avventure / patrimonio di vita che nessuno / ha saputo amministrare, / in aiuto è corsa la bottiglia / lei ti ha presa ed educata / ti ha fatta sua devota figlia. / Ora sotto casa un vecchio aspetta, / dieci euro arrotolati nella mano, / fidanzato per il tempo necessario”.

Con 'Figlio' (2013) entriamo nella famiglia dell'autore e scopriamo Nicolò, figlio malato, che tanto ricorda lo Jacopo di Umberto Piersanti: “Piccoli siamo davanti ai dottori / che fanno di te un esame da studiare / meccanismo da scrutare nella mente / in ogni suo dispositivo intellettivo. / Dottori con le dita a pistola / puntate all'altezza dell'amore / del futuro fatto polvere, / felici nell'ora della loro annunciazione, / “qui non c'è bambino, ma un malato”. Poi facciamo la conoscenza con Pietro, figlio mai nato: “La casa è vuota. / Il suo abitante fluttua / nel male della perdita / in un silenzio che era battito, / vigilia di un incontro / che non sarà di questa terra”. Infine, nonostante e dopo tutto, conosciamo Viola, il riscatto, il dono: “Viola ciglia fiorenti / viso che sfoglia in altro viso / mostrando somiglianze come pegni, / pura espressione d'affetto / nel suo prendere e non dare / null'altro che presenza, / cardine cui tutto ruota intorno / che dona nobiltà al servire / e un senso alla stanchezza”.

I versi di 'Bambino Gesù' (2010) sono una discesa negli inferi dell'ospedale pediatrico dove Mencarelli fa le pulizie, riraccontati in prosa nel romanzo 'La casa degli sguardi' (2018). Ancora bambini, ancora il dolore, ancora la cicatrice che non può essere eliminata. Il degrado umano nel binomio malattia-bambino raggiunge l'apice. Le scope e i detersivi si confondono con le flebo e i flaconi di medicine, l'urgenza di una crisi respiratoria con la camera da ripulire per accogliere nuovi piccoli arrivati. Tanto dolore che trasloca nei cuori di genitori, parenti, amici. I bambini sembrano miracolosamente sopravvivere nell'ignoranza dei fatti che li riguardano, mentre chi sta loro intorno comincia piano piano a morire: “Passarci mi tocca ogni mattina / di fronte a quella porta verde, / quante volte è stata spalancata / piena di parenti a farsi forza, / e come non capire chi tra quelli / fossero padre e madre fino a poco prima, / lo si capisce dal vuoto degli sguardi / persi in un punto che gli altri non vedono”.

In 'Guardia alta' (2005) si affacciano timidamente anche la serenità, i giochi dell'infanzia e i sentimenti dell'adolescenza, la neve, il mare, la natura, Roma, gli innamoramenti. Il poeta ci presenta i genitori, la condivisione dell'inizio della vita ('I giorni condivisi', Quaderni di clanDestino, 2001), i Castelli romani, la spensieratezza. La parola e l'umore si addolciscono, fino alla quiete: “Guarda, guarda questa piccola / parte di mondo che l'occhio ci concede, / è unica, vera fonte di pensiero / e liberazione, nella sua quiete / di prato montano, / nella sua normalità di stelle / e luna pallida, ammettilo, / che vivere qui, tra questa pace”.

Manuela Faella

titolo: Tempo circolare
categoria: Narrativa
autore/i: Mencarelli Daniele
editore: peQuod
pagine: 300
prezzo: € 18.00