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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 3 - 6 mar 2019
ISSN 2037-4801

Recensioni

New media, ma non troppo…
Saggi

New media, ma non troppo…

“Adolescenti con la testa china e impegnati a fissare il piccolo schermo di uno smartphone” assunti quali “protesi, cioè come strumenti tecnologici o artificiali in grado di estendere le facoltà sensoriali”? Non è poi così diverso da quanto lamentava Marshall McLuhan negli anni Sessanta riferendosi alla televisione. Ogni medium esercita nella società effetti che derivano dal suo specifico funzionamento, oltre e più che dai messaggi che esso veicola.

Tra questi effetti c'è quello che Vanni Codeluppi nel suo ultimo volume chiama 'Il tramonto della realtà', riprendendo quanto Giovanni Sartori, sempre a proposito di tv, scriveva in 'Homo videns'. La catena di citazioni e collegamenti inanellati nel saggio prosegue con Jorge Luis Borges riguardo alla cartografia, con Oswald Spengler e 'Il tramonto dell'Occidente', con la fotografia, la radio, il cinema e il telefono. Sin dall'antichità, del resto, i filosofi hanno sollevato il dubbio che la realtà non esista o, all'opposto, come Platone, hanno condannato gli “effetti illusori e ingannevoli per la ragione” prodotti dalle immagini. In epoca moderna però, come ha scritto Jean Baudrillard, la volontà di trasformare il mondo reale è passata soprattutto “attraverso la scienza, lo sguardo analitico sul mondo e il dispiegamento della tecnologia”.

Con il progredire delle nostre capacità di intervenire è aumentata anche l'analisi teorica di tali potenzialità: qui il nome di Baudrillard torna assieme a quelli di Georg Simmel, Umberto Eco, Guy Debord, Régis Debray, Pierre Bourdieu e tanti altri… Insomma: sotto il sole multimediale c'è molto di nuovo, ma anche d'antico. Si pensi solo, a proposito di fake news, alla riuscitissima beffa radiofonica che Orson Welles mandò in onda nel 1938 annunciando un'invasione aliena, e che la stessa rete Cbs ha replicato a livello televisivo nel 1994 con discreto successo. Ma anche ai presunti scontri avvenuti a Vaduz tra valdesi e anabattisti, inventati da Eco e Aldo Grasso nel 1969 e presi per buoni da molti. Non è inedito reggere l'atteggiamento apocalittico che Sartori assumeva verso la televisione, rea di sostituire “il linguaggio concettuale (astratto)” con quello “percettivo (concreto) che è infinitamente più povero”, oggigiorno applicato ai media digitali.

Il campionario della “logistica della percezione” esposto dall'autore è sterminato. Dai reality show di ieri e ai talent di oggi, dagli strumenti tattili immaginati in 'Minority Report' di Steven Spielberg e divenuti realtà con i touchscreen “estensione corporea” della nostra “sensibilità fisica e mentale”, allo “choc” causato dal cinema e analizzato da Walter Benjamin ne 'L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica'. Dalla “desoggettivazione” teorizzata da Giorgio Agamen, fino ai microchip sotto pelle, l'intelligenza artificiale, l'“Internet delle cose”, la facilità di manipolare la fotografia digitale, la realtà aumentata, i Pokémon… Secondo Cadeluppi è in corso un “processo di accelerazione” che distruggerebbe “progressivamente la conoscenza e la consapevolezza”, per lo meno quella “delle distanze e delle dimensioni”. Così come, per colpa delle “percezioni elettroniche”, staremmo perdendo la nostra individualità, vivendo in “comunità immaginate”, per dirla con Benedict Anderson, in una continua interazione e in un non meno ossimorico “timeless time” nel quale “la memoria è vissuta come una specie di zavorra”.

Marco Ferrazzoli

titolo: Il tramonto della realt
categoria: Saggi
autore/i: Codeluppi Vanni
editore: Carocci editore
pagine: 123
prezzo: € 12.00