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CNR: Alamanacco della Scienza

N. 12 - 5 dic 2018
ISSN 2037-4801

Recensioni

Viaggio nel mondo verde
Saggi

Viaggio nel mondo verde

Le piante e le loro possibilità, tra cui quella di 'comunicare', destano un interesse sempre maggiore, come testimoniano alcuni recenti studi sull'argomento. Lo scienziato Riccardi Valentini, del Centro euromediterraneo sui cambiamenti climatici, ha applicato un dispositivo grazie al quale 36 alberi di una foresta umbra comunicano il loro stato di salute (acqua assorbita, crescita e dimensioni del diametro, condizioni e cambiamenti del fogliame, etc.) e informano sulla velocità del global warming. Un gruppo di ricercatrici italiane, tra le quali Cristina Sbrana dell'Istituto di biologia e biotecnologia agraria del Cnr, partendo da una ricerca pubblicata su 'Nature' secondo la quale ogni pianta è il nodo di una rete sotterranea fatta di funghi e radici che si intrecciano e comunicano tra loro definita 'Wood wide web' (www), ha scoperto invece che questa rete dura per un certo periodo anche dopo la morte di una delle piante che compone il www, trasmettendosi 'in eredità' a quelle nuove.

All'esplorazione del mondo vegetale è dedicato anche 'Come pensano le piante?', volume pubblicato di recente da Sonda e scritto da Jacques Tassin, agronomo e ricercatore del Centre de coopération internationale en recherche agronomique pour le dèveloppement di Montpellier. Nel testo, lo scienziato esplora il mondo delle piante per comprendere la loro vera e profonda natura e le loro capacità, cercando di rispondere ad alcuni quesiti: le piante comunicano? Hanno una qualche forma di intelligenza e di consapevolezza? La sua esplorazione parte da lontano, dai primi studi sul mondo vegetale risalenti a Platone e al suo discepolo Aristotele, che considera “il vegetale privo di movimento e sensibilità, come un essere dotato di un''anima' nutritiva ma non sensibile”, e posizionato “appena al di sopra dei minerali”. Anche i pensatori del Rinascimento “screditano i vegetali”. Bisogna attendere la fine del 1700 perché la scienza dedichi adeguata attenzione al mondo delle piante ed è Rousseau a ricordare che, non solo gli animali ma anche “l'organizzazione vegetale stessa meritava una certa attenzione”.

Tra le caratteristiche proprie della pianta, l'autore sottolinea l'esteriorismo, dal momento che è “fondamentalmente rivolta verso l'esterno sia nelle forme, dove la superficie predomina sul volume, sia nell'energia luminosa che raccoglie e concentra”. Una caratteristica questa che contrappone il vegetale all'animale, i cui organi sono invece soprattutto interni. Conseguenza dell'esteriorismo è la crescita indefinita: “La pianta non rigenera i suoi tessuti cellulari, ma li estende con l'aggiunta periferica di cellule viventi alle cellule morte” e “la cessazione della crescita costituisce nella pianta il preludio alla morte”.

Altra caratteristica dei vegetali evidenziata dallo studioso francese è la capacità di movimento, fondamentale per garantire la fotosintesi e tipica della crescita delle radici. La radice infatti “presenta una maggiore duttilità nel movimento rispetto alla parte aerea della pianta”. Non va dimenticato però il movimento delle piante insettivore, come la Venere acchiapamosche (Dionaea muscipola), una pianta carnivora che si nutre di insetti e in cui “le due metà del lembo fogliare di ogni foglia agiscono come le mascelle di una trappola che ruota intorno alla nervatura mediana, simile a una cerniera”.

C'è poi la sensibilità, che non va però intesa in senso psicologico, è piuttosto “la capacità della pianta di percepire una caratteristica del suo ambiente, di trascriverla sotto forma di segnale e poi di rispondervi con una cascata di reazioni molecolari”. Per quanto riguarda invece la capacità di comunicare, Tassin precisa che con questa definizione si intende “una funzione difensiva nei confronti di un predatore, di un concorrente o di uno stress ambientale”. Le piante comunicano quindi tra loro per proteggersi e le informazioni vengono trasmesse prevalentemente attraverso reti sotterranee. Come fanno, per esempio, le piante di pisello che, in caso di siccità improvvisa, “chiudono lo stoma, riducendo la perdita di acqua a meno di 15 minuti dall'insorgenza dello stress idrico nelle piante vicine. Nel giro di un'ora tutte le piante adiacenti a quelle colpite obbediscono al segnale chiudendo i loro stoma”.

Anche sulla capacità di ricordare delle piante lo scienziato è chiaro: “Siamo ben lontani dall'attribuire una memoria alle piante”, è più corretto parlare di “traduzioni dei segnali in informazioni che si indeboliscono finché non sono più attivi, lasciando però traccia”.

Al termine, l'autore ricorda dunque qual è l'atteggiamento corretto da tenere quando si guarda al mondo vegetale: si deve resistere “alla tentazione di vedere la pianta come un essere che ci somiglia”, e “immaginare la pianta su nuove basi, tangibili e oggettive, libere dai nostri slanci metafisici”. Perché “la pianta non è certamente intelligente. Non memorizza nulla, né prevede, e corrisponde al modello di Hegel di un essere condannato all'immediatezza”. Ma tutto ciò non le impedisce di “funzionare meravigliosamente, e di essere un grande successo dell'avventura vivente”.

Rita Bugliosi

titolo: Come pensano le piante?
categoria: Saggi
autore/i: Tassin Jacques
editore: Sonda
pagine: 191
prezzo: € 16.00