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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 11 - 7 nov 2018
ISSN 2037-4801

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La morte: analizzarla per esorcizzarla
Saggi

La morte: analizzarla per esorcizzarla

La regola in apparenza più semplice e sensata da seguire, per un medico, è lottare sempre, cercare sempre qualcosa in più da fare. Ma lottare non significa necessariamente fare di più. Significa fare la cosa giusta per il paziente, anche se non è chiaro che cosa sia giusto”. Questa frase di Atul Gawande, riportata in quarta di copertina, sintetizza efficacemente il libro 'Alla fine della vita' di Marzio Barbagli, sociologo dell'Università di Bologna le cui pubblicazioni hanno trattato argomenti quali la famiglia, l'omosessualità, l'immigrazione, la criminalità, anche se il tema della morte è già stato al centro di un suo saggo sul suicidio ('Congedarsi dal mondo', Il Mulino, 2009).

Il libro, scritto con un linguaggio semplice, analizza l'evoluzione del concetto di morte partendo da fonti storiche del XIII secolo fino ad arrivare ai nostri giorni nei quali la morte, secondo l'autore, è diventata un tabù che la società tende a rifiutare e a negare, nascondendo le malattie e il dolore come fossero una vergogna. Barbagli esamina in particolare gli aspetti sociologici delle grandi epidemie che hanno colpito il nostro Paese e l'Europa (la peste nera del XIV secolo, la peste bubbonica del XVII secolo raccontata anche da Manzoni ne 'I Promessi sposi', la pandemia di tisi, l'influenza spagnola di inizio '900), analizzando, con particolare attenzione come esse colpissero e fossero affrontate a seconda delle diverse aree geografiche, classi sociali e periodi storici. I lazzaretti, per esempio, erano suddivisi in base al censo: ricchi e facoltosi avevano stanze singole con tanto di servitù e medici dedicati, mentre i malati poveri erano lasciati soli a morire in camerate strapiene.

Altro tema affrontato nel libro è come la malattia avvicini l'uomo alla religione, quanto spesso l'essere umano esprima la necessità di credere nella vita ultraterrena quando sente avvicinarsi il momento della fine. Al riguardo, viene citata Giulia Beccaria, madre di Alessandro Manzoni, che dal capezzale chiese di riconciliarsi con Dio e con i suoi cari, inclusi i domestici. Anche il Conte di Cavour, sul letto di morte, volle riconciliarsi con i suoi, soprattutto con la nipotina, salutata con un: “Grazie e addio piccina cara”.

Figura di riferimento in questo excursus storico è quella del medico, che pur assumendo nomi, caratteristiche e funzioni diverse a seconda del periodo storico (il barbiere-chirurgo, lo speziale esperto di erbe officinali), si contrappone al ciarlatano o curatore popolare, che ancora a metà del XVIII secolo mantiene un ruolo di primaria importanza. Dal 1760, infatti, i Comuni italiani cominciano a rilasciare ai medici condotti una 'licenza'.

Nella seconda parte del libro l'autore si concentra sull'importanza della comunicazione in ambito sanitario e sulla necessità del paziente di conoscere la diagnosi, anche se malato terminale, per poter decidere dove e come trascorrere gli ultimi giorni della propria vita. Questo tema, dibattuto a lungo a livello politico è stato in parte affrontato e regolamentato dalla Legge 219 sul Testamento biologico, entrato in vigore il 16 gennaio 2018.

Flavia Arcangeli

titolo: Alla fine della vita
categoria: Saggi
autore/i: Barbagli Marzio
editore: Il Mulino
pagine: 351
prezzo: € 20.00