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CNR: Alamanacco della Scienza

N. 9 - 5 set 2018
ISSN 2037-4801

Recensioni

Joseph Lister, l’uomo che cambiò la medicina
Saggi

Joseph Lister, l’uomo che cambiò la medicina

Nel XIX secolo chirurgia, amputazioni e sale operatorie avevano ben poco di scientifico e sanitario ed erano molto più simili a un teatro, interpretato da attori narcisisti per un pubblico di voyeur. Un “orrendo spettacolo un anfiteatro anatomico”, secondo l'esperienza di Jean-Jacques Rousseau. Stante la mancanza assoluta di igiene, i decessi per infezioni post-operatorie erano la regola, in ospedale i tassi di mortalità erano addirittura più alti di quelli registrati tra le pareti domestiche. La chirurgia dell'epoca era inoltre dolorosa come una tortura, praticata da “grandi macellai” come Robert Liston, chirurgo noto per forza bruta e velocità che riusciva ad amputare una gamba in meno di trenta secondi, nella pià totale insensibilità alle grida e alle proteste dei pazienti.

È questo il mondo clinico descritto ne 'L'arte del macello. Come Joseph Lister cambiò il mondo raccapricciante della medicina vittoriana' di Lindsey Fitzharris, edito ora in Italia da Bompiani. Del resto, all'epoca, si ricorreva alla chirurgia solo come ultima ratio. I “medici gentiluomini” erano dei topi di biblioteca con scarsissima formazione pratica, mentre ancora nei primi decenni del XIX secolo parecchi chirurghi non avevano frequentato l'università, alcuni erano addirittura analfabeti. Più tardi il Royal College of Surgeons di Londra introdusse la frequenza obbligatoria e un tirocinio ospedaliero per concedere la licenza.

Nel 1772 il chimico Joseph Priestley aveva sintetizzato come antidolorifico il “gas esilarante”, che però non dava risultati affidabili, come pure la tecnica ipnotica ideata dal tedesco Franz Anton Mesmer. L'etere era stato scoperto nel 1275 ma i suoi effetti non furono sintetizzati fino al 1540 e, inspiegabilmente, ci vollero ancora secoli prima che fosse sperimentato come anestetico sugli esseri umani: il primo a utilizzarlo fu Crawford Williamson Long nel 1842, seguito quattro anni dopo da T. G. Morton, un dentista di Boston. Un'epoca di atroci dolori cominciava così a volgere al termine.

Ma fu Joseph Lister a eliminare l'altro fondamentale ostacolo alla chirurgia, l'infezione post-operatoria, chiarendone cause e natura. La biografia di Lister si inserisce in un'epoca in cui molti illustri scienziati si ponevano domande al riguardo. Il medico ungherese Ignac Semmelweris, quando un suo collega morì per una sindrome simile alla febbre puerperale dopo essersi ferito a una mano durante un'autopsia, si rese conto che erano proprio i medici a portare in sala parto le “particelle cadaveriche” e che chi andava dalla sala anatomica in corsia doveva lavarsi le mani. Eppure non riuscì a convincere molti medici: fu anzi così frustrato dalla loro ottusità che si dovette richiuderlo in un ospedale psichiatrico. Lo stesso Lister osservò: “Nessuno mi parlò mai di Semmeleweis”.

Il colera all'epoca era attribuito agli “effluvi velenosi”, cioè la “grande puzza” prodotta dagli escrementi umani accumulati lungo le sponde del Tamigi, problema peggiorato man mano che la popolazione di Londra aumentava. William Budd, un medico di Bristol, scoprì che il morbo si diffondeva tramite “un organismo vivente” che “veniva assunto ingoiandolo e si moltiplicava spontaneamente nell'intestino” e stabilì misure di disinfezione. Analogamente, Robert Koch sviluppò una tecnica per dimostrare che i patogeni trasportati dall'aria non erano i principali responsabili dell'infezione delle lesioni e quindi che sterilizzare l'aria era inutile.

E poi, ovviamente, gli studi di Louis Pasteur, preside di Scienze all'Università di Lille e geniale chimico che, studiando la fermentazione nel vino, il latte acido e il burro rancido, concluse che si trattava di un processo biologico e che i microbi non si generavano spontaneamente. Conclusioni audaci, alla base della biologia moderna ma contrarie ai principi della chimica tradizionale, cosicché anche Pasteur fu stroncato, tra gli altri, dalla rivista scientifica La Presse: “Il mondo in cui vuole portarci è davvero troppo di fantasia”. “Le applicazioni delle mie idee sono immense”, ribatté il chimico: “sono pronto ad avvicinarmi al grande mistero delle malattie putride”.

Il problema delle infezioni tormentava Lister da tanto tempo che ormai disperava di trovare una soluzione: intorno alla metà del secolo, anzi, i tassi di mortalità ospedaliera avevano raggiunto il picco. I chirurghi trattavano sì le ferite con antisettici ma, data la mancanza di consenso su cosa provocasse la sepsi, solo a infezione già insorta. Inoltre, molte sostanze utilizzate si dimostravano inefficaci. Lister mise in connessione le conoscenze già acquisite: ricordò che alcuni ingegneri che lavoravano al sistema fognario per contrastare il cattivo odore impiegavano l'acido fenico o fenolo, un derivato del catrame usato anche come conservante alimentare, antiparassitario o deodorante; abbandonò l'aspersione con lo spray dopo le scoperte di Koch; lesse le pubblicazioni di Pasteur appena ne sentì parlare, animando una lunga corrispondenza e un rapporto di affettuosa stima e amicizia.

La svolta avvenne nel 1871, quando Lister fu chiamato al capezzale della regina Vittoria, che di malavoglia acconsentì all'uso dell'acido fenico. Una settimana dopo, a caso risolto, il medico poté vantarsi con i suoi studenti a Edimburgo: “Signori, sono l 'unico che abbia mai infilato un bisturi nella regina”. La notizia lo rese un eroe, rafforzò la fiducia nel metodo che, complice la sempre maggiore consapevolezza dell'esistenza dei microbi, generò addirittura una sorta di ossessione per la pulizia e una serie di prodotti tra i più vari, in qualche caso preoccupanti come la Carbolic Smoke Ball (“palla fumogena all'acido fenico”) commercializzata contro l'influenza che aveva ucciso un milione di persone tra il 1889 e il 1890. Il più famoso fu la Listerine, inventata nel 1879 da Joseph Joshua Lawrence. Ma tra le più sorprendenti ramificazioni del lavoro di Lister ci fu anche la nascita dell'azienda dei fratelli Robert, Edward e James Wood Johnson, la celeberrima “Johnson & Johnson”.

Marco Ferrazzoli

titolo: L'arte del macello
categoria: Saggi
autore/i: Fitzharris Lindsey
editore: Bompiani
pagine: 352
prezzo: € 20.00