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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 9 - 5 set 2018
ISSN 2037-4801

Recensioni

La poesia reale
Narrativa

La poesia reale

'Una lingua non basta', raccolta di interviste, conversazioni con il pubblico, domande e risposte, commenti e poesie, permette di conoscere Margherita Rimi non solo attraverso la sua parola poetica, ma anche tramite i suoi pensieri e il punto di vista di altri autori e critici. L'incrocio tra il background medico dell'autrice, neuropsichiatra infantile, e la sua attitudine letteraria non contrastano ma anzi si completano. La 'scienza' della Rimi si 'piega' alla poesia e il risultato è una sorta di linguaggio infantile arricchito dalla complessità dell'esperienza, reso attraverso la scelta di una parola scarna, asciutta, mai retorica. “Il bambino dice: / oggi la luna ha / gli occhi / il naso / la bocca / Giro la pagina / Tutti mi dicono che non è vero / anche mio padre. / Ma la maestra mi ha dato un compito: / non cancellare”. L'autrice, come lei stessa dice, “Dà voce ai bimbi senza bamboleggiamenti”.

Ma nei versi della Rimi non c'è solo la parola: si leggono i silenzi, gli sguardi, i gesti, la lingua del corpo, tipici del linguaggio infantile. La sua poesia è in grado di accogliere un linguaggio diverso, come quello disfunzionale di un bambino malato. Poi, oltre all'italiano, ci sono il siciliano, lingua madre della scrittrice, l'inglese, il francese. “Una lingua non basta”, come titola il libro, c'è troppo da dire e troppi modi per dirlo. “La lingua dei bambini è irregolare” e come tale il libro ce la trasmette, arricchendola di uno spessore che solo la consapevolezza dell'adulto può produrre: “La poesia non si identifica con qualcosa di immateriale e metafisico, la poesia è connessa con il mondo, un mondo dove arte e scienza devono cooperare entrambe al servizio della la verità”. La poesia, e in generale la letteratura, come mezzo per far emergere la verità, è un concetto che ricorre spesso: “La letteratura è la lingua della verità e della conoscenza, un grande rifugio contro la falsità e l'ignoranza” e contro la parola abusata tipica dei mezzi di comunicazione contemporanei.

La poesia, infine, è denuncia: “Nel villaggio dell'Uttar Pradesh / erano due le bambine / le scarpe di sughero / E l'albero era di mango / In fila due nuvole / in fila ci sono due corde / due gambe / due sorelle gemelle / Da una parte il bambino / dall'altra il fucile/ in braccio alla madre / Nel villaggio dell'Uttar Pradesh / erano due i nomi / per tutti / due le bambine / E l'albero era di mango”. Versi dedicati a un fatto del 2014, quando due bambine furono picchiate, violentate brutalmente e poi impiccate da alcuni uomini in un villaggio dell'India.

I bambini di questo libro non sono i fanciullini di Pascoli. Sono concreti, vicini, l'autrice vive con loro, li cura quotidianamente e da questa vicinanza, medica e umana, trae ispirazione. Sono i 'suoi' bambini. Dice a questo proposito il poeta e critico Amedeo Anelli: “La Rimi è dunque riconoscibile, è uno dei pochi poeti italiani riconoscibili. Si apre un testo, si riconosce che così, qui in Italia, non scrive quasi nessuno”.

Non dimenticare l'infanzia di ciascuno di noi è il continuo invito che la scrittrice ci rivolge: non solo come ricordo di vita vissuta, ma come rinnovo dell'emozione tipicamente infantile. Nel libro trova posto anche un ricordo che l'autrice ha di se stessa bambina: “Mia madre dà sempre ragione a mio fratello. Il mio fratello gemello. […] Chissà se ha mai capito che io le chiedevo una carezza. / Chissà se ha capito e / non sapeva farlo”.

Manuela Faella

titolo: Una lingua non basta
categoria: Narrativa
autore/i: Rimi Margherita
editore: People&Humanities
pagine: 80
prezzo: € 10.00