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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 8 - 1 ago 2018
ISSN 2037-4801

Recensioni

Storia di adolescenza e depressione
Narrativa

Storia di adolescenza e depressione

“Sono un fallito, nessuno si ricorderà di me, diventerò come tutti gli altri”, si dice Salvatore Falzone. Già dalle prime pagine di 'L'arte di rialzarsi', edito da Marsilio, l'autore e protagonista si trova alle prese con una decisione sofferta ma che in quel momento gli sembra l'unica possibile: abbandonare il liceo, ancora una volta, e prendersi una pausa dagli studi. I quattro ricoveri psichiatrici, un lungo percorso di psicoterapia e un quantitativo di psicofarmaci non indifferente, infatti, sembrano non bastargli per allentare la stretta della depressione. In realtà Salvatore soffre di comorbilità, ovvero di più patologie concomitanti: disturbo depressivo maggiore e disturbo della personalità borderline, che lo costringono a vivere gli anni del liceo tra nausea, dissenteria e attacchi di panico. Più che un'autobiografia, il romanzo è la fotografia di un momento complicato che, come spesso accade tra gli adolescenti, il ragazzo si trova a dover affrontare senza gli strumenti giusti. Il protagonista si convince così che la soluzione sia la fuga: da Alessandria, dalle mura domestiche, dai luoghi che lo hanno rifiutato, da una madre che lo colpevolizza e dalla scuola dove i bulli non hanno esitato a escluderlo e picchiarlo quando hanno visto in lui il classico ragazzo fragile, indifeso e gay.

“Parto per trovare me stesso”, dice. Sceglie di andare a Roma, presso la nonna e gli zii che l'anno precedente l'avevano fatto sentire per la prima volta al posto giusto. Arrivato nella Capitale, però, non ritrova gli stessi umori, le stesse persone: persino la cugina preferita, Samanta, ora è cresciuta, ha un lavoro che l'appaga, una carta di credito e desidera un futuro grande. L'unico che non è cambiato è proprio Salvatore, senza un titolo di studio, senza un lavoro, fermo alla sua malattia. Inadeguato, ancora una volta.

Così si accavallano personaggi che, uno dopo l'altro, non fanno che peggiorare la situazione con i loro “devi andare avanti”, “fatti forza”, “se non finisci la scuola nessuno ti prenderà mai a lavorare”, “tira fuori le palle”. Senza considerare che i nodi più intricati non si sciolgono con la forza ma con la pazienza. Persino gli psicologi non sono all'altezza e nemmeno la madre, che pure ha vissuto un lungo periodo di depressione, riesce a comprendere il malessere del figlio. Tutti rimangono indifferenti, adolescenti e adulti, nessuno ha la qualità dell'immedesimazione, l'unica veramente utile in questi casi.

Il libro potrebbe diventare un messaggio sul bullismo, sull'omofobia, sul suicidio. In una società votata all'esibizionismo, abituata a diffondere immagini di successo ipertrofiche, il romanzo d'esordio di Salvatore Falzone si pone in netta controtendenza. Affronta il tema del suicidio in una versione più intima. Eppure il racconto non si trasforma mai in una vera e propria denuncia. Non diventa un messaggio, rimane la storia difficile di un ragazzo che desidera morire ma anche - e soprattutto - vivere, come se una parte chiamasse sempre in causa l'altra perché anche la gioia più grande, quando svanisce, non ripara né consola, e lascia posto al vuoto di ogni giorno.

Come dice Salvatore in una delle e-mail inviate alla sua professoressa: “Il mio problema, fondamentalmente è che non riesco a gestire le emozioni. È come se tutto quello che sento fosse solo vuoto, e talvolta a questo vuoto ci si appiccicano emozioni varie, e sono forti e mi disorientano, perché durano poco e poi si staccano. E rimane il vuoto. Vuoto. Per me è come precipitare in un abisso e non sentire nulla”.

Francesco Pieri

titolo: Larte di rialzarsi
categoria: Narrativa
autore/i: Falzone Salvatore
editore: Marsilio
pagine: 302
prezzo: € 14.45