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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 7 - 16 giu 2010
ISSN 2037-4801

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Ridare ‘ego' alla filosofia europea

Ridare ‘ego' alla filosofia europea

Un libro di filosofia rischia di apparire decisamente ‘out' nell'attuale panorama saggistico: Renato Cristin ne è cosciente e anzi questo libro parte proprio da tale questione, se la filosofia abbia "ancora un ruolo nello spazio pubblico europeo e occidentale" e un "influsso" nelle "scelte istituzionali, nella determinazione delle tendenze culturali e nella formazione delle correnti d'opinione".

Domande alle quali verrebbe da rispondere negativamente, constatando come sembri essere scomparso quello che l'autore definisce il "destino storico dell'Occidente". Ma la risposta che questo saggio fornisce è almeno in apparenza opposta a quella che solitamente si azzarda: un'‘Apologia dell'ego'.

Verrebbe da obiettare che le società contemporanee sono soggette a fenomeni di massificazione e globalizzazione ma sono anche preda di un individualismo esasperato. Dunque, davvero c'è bisogno di una difesa dell'io?

Ovviamente, non bisogna confondere il relativismo con l'esigenza identitaria di cui Cristin si occupa. L'io che egli invoca nella filosofia, nella cultura, nella sfera pubblica e nell'azione istituzionale non è certo quello che emerge dalle cronache, l'improvvisato protagonismo che si afferma in spregio a qualunque sentimento o morale.

Al contrario, il libro sviluppa un'articolata teoria nella quale l'ego è prima di tutto "coscienza" e "ragione". L'"eradicazione della ‘prima persona' dal discorso filosofico e dalla coscienza collettiva, dalla sensibilità culturale e dalla percezione politica", leggiamo, si fonde con la crisi "di quest'epoca e di quest'area" che "sta perdendo il suo baricentro", un "problema non più eludibile dal pensiero contemporaneo".

A fare da traccia dell'‘Apologia' è la fenomenologia di Husserl, ma anche la "critica della ragione storica" di Dilthey, la "critica della ragione vitale" di Ortega y Gasset e il metodo storico-metafisico di Vico, senza dimenticare Cartesio, Kierkegaard, Simmel, Heidegger, Jaspers, Gadamer, Kant e Fichte. La filosofia tedesca cui - l'autore è stato direttore dell'Istituto di cultura italiano di Berlino, ora insegna Filosofia teoretica all'Università di Trieste - la fa insomma da padrona ma non esclusiva. E va riconosciuto che l'imponenza dei riferimenti nulla toglie alla leggibilità del libro anche per un pubblico non specialistico.

Il saggio si focalizza in qualche modo nella diagnosi di una malattia, "il disprezzo di sé" occidentale, e nell'individuazione di una terapia, "l'equilibrio identitario", basata su responsabilità e consapevolezza. Mentre tra i pensatori della crisi compaiono Nietzsche, per lui "l'identità resta un'illusione"; Foucault, Deleuze e Derrida, che sembrano suggerire un "al di là dell'io" subordinato "all'inconscio"; Sartre secondo cui "l'io non è un abitante della coscienza"; Rimbaud e il suo "Io è un altro".

Per Cristin l'io "fondamentale", "originario" del "cogito, ergo sum" è invece il presupposto "inaggirabile" per entrare in una relazione autentica, profonda, sincera con gli "alter ego". Tanto più in un'Europa dal destino plurale, giacché composta da molteplicità. Una chiave condivisibile, anche se lascia margini di dubbio l'equivalenza "fra la filosofia della soggettività, le idee sociopolitiche del liberalismo e le tesi socioeconomiche del liberismo" sostenuta da Cristin, il quale avverte "che una difesa delle ultime due sfere non risulterà efficace finché non implicherà la ripresa della prima".

titolo: Apologia dellego
categoria: Saggi
autore/i: Cristin Renato
editore: Studium
pagine: 272
prezzo: € 28.00