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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 5 - 9 mag 2018
ISSN 2037-4801

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D'Annunzio come Proust
Saggi

D'Annunzio come Proust

In occasione degli 80 anni dalla morte del poeta, l'editore Verdone ha ristampato 'Gabriele D'Annunzio e l'enogastronomia della memoria' di Enrico Di Carlo, saggista, critico e bibliotecario presso l'Università degli studi di Teramo. Il libro propone un suggestivo viaggio che ci mostra un Vate per il quale, un po' come per Proust, i sapori costituiscono un elemento importante del mondo memoriale e che negli ultimi anni di vita è sempre più impegnato nel recupero dei ricordi legati all'infanzia e alla giovinezza pescarese, dunque anche alle pietanze e ai piatti che le insaporirono.

Per D'Annunzio tutto è utile alla costruzione del proprio mito e l'enogastronomia non fa eccezione. Scavando nei carteggi, negli articoli giornalistici, nelle prose, Di Carlo dimostra quanto i prodotti dell'enogastronomia abruzzese, nell'officina del Vittoriale, si leghino a uno stato d'animo intriso di malinconia e angoscia, soprattutto dopo l'impresa di Fiume. Deliberatamente parco a tavola, d'Annunzio commissiona alla cuoca Albina piatti che spesso indicano un recupero della tradizione, al netto delle stravaganze di vita che caratterizzano il quotidiano anche in riva al lago di Garda. Dal parrozzo alla pasta alla chitarra, la tavola si configura come il simbolo del focolare domestico, come espressione di un'identità irrimediabilmente perduta.

L'autore, ricorda anche il liquore Corfinio, al quale l'aggiunta dello zafferano dona un particolare colore dorato. “Leggenda vuole che sia stato il pittore Francesco Paolo Michetti a suggerire il nome per il nuovo nettare, mentre Gabriele D'Annunzio contribuì a sancirne la fama definendolo 'l'odoroso liquore teatino'”. Ma la nostalgia che lega D'Annunzio alla terra d'origine si alimenta anche del ricordo di specialità quali il salamino pepato della Majella, le triglie allo spiedo, il cacio vermicoloso, il brodetto di pesce alla vastese, i maccheroni alla chitarra, preparati con “una specie di arpa cuciniera a sezione rettangolare, e che si suona con le mani in piano orizzontale”. Dal 'Notturno' al 'Libro segreto', l'enogastronomia assume il retrogusto lancinante del sogno e del rimpianto. Si pensi al profumo del pane “che si spandeva dal forno di Flaiano”, situato a pochi passi dalla casa natale di corso Manthonè; alla “zuppa rustica all'uso del paese, ricca di zenzero, colorita e odorante”, che i due protagonisti del 'Trionfo della morte' assaporano a San Vito Chietino; alla “porchetta d'oro” che il ministro Giacomo Acerbo inviò al Vittoriale. Simboli ed emblemi di un rapporto mai venuto meno con l'Abruzzo, impresso per sempre nell'immaginario del poeta. Di Carlo ha ricostruito questo filo della memoria tra la scrittura e il mondo sospeso dell'infanzia, evidenziando un'immagine moderna del poeta come promotore dell'enogastronomia locale, in netto anticipo rispetto all'avvento dello slow food.

Andrea Lombardinilo

titolo: Gabriele d’Annunzio e l’enogastronomia della memoria’
categoria: Saggi
autore/i: Di Carlo Enrico
editore: Verdone
pagine: 140
prezzo: € 10.00