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CNR: Alamanacco della Scienza

N. 2 - 7 feb 2018
ISSN 2037-4801

Recensioni

Felici o contenti
Saggi

Felici o contenti

Salvo casi eccezionali, gioia e tristezza si alternano con un “effetto rimbalzo”, come dicono le ricerche di Richard Solomon, psicologo di Harvard, e del neurobiologo statunitense George Koob, poiché la normalità per il nostro cervello è una sorta di media tra i due estremi. Viviamo però in un'epoca in cui una felicità da manuale, da prontuario, da ricettario è proposta, esposta, quasi imposta: esce un libro con questa parola nel titolo quasi ogni giorno, informava qualche tempo fa l'inserto Robinson di Repubblica, mentre secondo il filosofo Maurizio Ferraris la felicità nelle società moderne è "istituzionalizzata", sancita come diritto.

Ma se la felicità consiste nell'appagamento di un'aspirazione, non può essere raggiunta che ridimensionando le ambizioni e dovrebbe essere quindi definita come contentezza: i due termini spesso confusi come sinonimi, infatti, hanno origini differenti – felice deriva da felix e sta per fertile, fetus, fecundus; contentus è participio di continere, contenere – e indicano stati d'animo profondamente diversi, anche dal punto di vista fisico. "La felicità è effimera: è uno stato ormonale passeggero che dipende da stimoli esterni, ed è quindi poco controllabile. Se accade qualcosa di notevole, e magari imprevisto - una persona attraente ti sorride - l`ormone dopamina viene rilasciato a dosi massicce nel cervello e ti senti felice. Ma è un puro automatismo chimico, non si può pianificare", avverte in un'intervista Christina Berndt, autrice de 'La scienza della contentezza' (Feltrinelli). "E dura poco, sia a livello ormonale - la dopamina si degrada in fretta - che psicologico: facciamo presto ad abituarci a una nuova situazione piacevole". Questo neurotrasmettitore agisce sulle aree cerebrali delle sensazioni di piacere e paura e si lega anche alle dipendenze.

La serotonina legata alla contentezza agisce invece sulla corteccia cerebrale, sede di ragionamento e apprendimento (ma è presente anche nel tratto gastrointestinale e favorisce la digestione): non a caso gli antidepressivi servono spesso a regolare questo ormone. Una differenza importante. Dobbiamo essere consapevoli che nessun traguardo, per quanto atteso e ambito, una volta raggiunto sarà soddisfacente in eterno. "Lo confermano gli studi sull'adattamento dello psicologo Michael Eysenck dell'Università di Londra", prosegue Berndt. Anche una vincita alla lotteria dopo qualche tempo non rende più felici come prima, poiché non vediamo nuovi obiettivi; e per questo è frequente deprimersi con l'avanzare dell'età, quando ci rendiamo conto che molti nostri sogni non diverranno mai realtà. La contentezza è invece un equilibrio razionale tra desideri e realtà, che impone da un lato di acquietare i primi e dall'altro di perseguire la seconda, "valorizzando gli aspetti positivi della propria situazione". Per questo Berndt suggerisce di: "Mettersi dei sassolini in una tasca e, per ogni evento positivo della giornata, spostarne uno nell'altra tasca. Così non corriamo il rischio di ignorare le cose che tengono su il morale".

Mirna Moro

titolo: La scienza della contentezza
categoria: Saggi
autore/i: Berndt Christina
editore: Feltrinelli
pagine: 199
prezzo: € 15.00