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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 1 - 10 gen 2018
ISSN 2037-4801

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Studiare le religioni, perché?
Saggi

Studiare le religioni, perché?

Rosa Maria Parrinello propone un incontro in forma di intervista con Giovanni Filoramo, per oltre 20 anni ordinario di Storia del cristianesimo dell'Università di Torino, esperto di gnosticismo e che presso il Cnr si è occupato di profetismo assieme a Cristiano Grottanelli. Il titolo del saggio è stimolante: 'Fare storia del cristianesimo. Quale futuro?'. “Ha ancora senso oggi studiare lo gnosticismo e perché?”, si domandano per esempio Parrinello e Filoramo, e domande analoghe potrebbero porsi per il mandeismo o la riammissione dei lapsi, per altre problematiche apparentemente marginali e forme religiose, spirituali e filosofiche oggi residuali o estinte. La risposta è però che senza una compiuta conoscenza storica di certi aspetti culturali non possiamo avere piena consapevolezza di quanto accade oggi a livello geo-politico, di fenomeni quali l'integralismo islamico, i populismi, le migrazioni, la multiculturalità, dell'evoluzione in corso in Cina e India, dell'irrisolta conflittualità in Medio Oriente, delle persecuzione dei cristiani in atto in Africa. L'attualità di questi studi è peraltro confermata, nota il saggio, dalla recente scelta di 'Repubblica' di allegare al giornale i volumi di una importante storia delle religioni.

Gli studi storico-religiosi sono quindi di grande utilità non solo culturale e anche la storia del cristianesimo nello specifico ha tutti i titoli per essere una “disciplina globale”. Le condizioni per gli studi storico-religiosi potrebbero anzi essere oggi persino migliori, considerando quanto in passato essi siano stati appannaggio quasi esclusivo di cattolici impegnati o, all'opposto, di laici marxisti. “L'intreccio ideologico era pesante e forte”, osserva Filoramo, secondo cui però oggi “dietro l'etichetta 'storia delle religioni'” si rischia che non ci sia “più una chiara identità della disciplina”(una valutazione peraltro estensibile anche ad alcune scienze naturali in crisi di 'tassonomia'). Il libro ha poi il merito di ricordare figure di studiosi di importanza sostanziale che rischiano l'oblio, come Ugo Bianchi, Angelo Brelich, Ernesto De Martino, Jean Delumeau, Mircea Eliade, Furio Jesi, Hans Jonas, Vittorio Lanternari, Marcello Massenzio, Rudolf Otto, Raffaele Pettazzoni, Manlio Simonetti e Dario Sabbatucci, uno “tra gli studiosi che diedero un forte impulso alla Scuola romana di Storia delle religioni caratterizzata dalla prospettiva storicistica (aconfessionale) e dal metodo comparativo”.

Qualche perplessità suscitano invece alcune asserzioni poste nelle prime pagine del libro, secondo le quali “La società in cui viviamo è sempre più priva di memoria storica, proiettata verso il futuro e incline a favorire qualunque tipo di tecnologia. Di qui un attacco all'asse umanistico della nostra formazione culturale”. Sembra di sentir rievocare i frequenti attacchi portati in tal senso da Benedetto Croce, alla luce di una sorta di 'complottismo': “Si potrebbe discutere a lungo circa gli scopi di tutto questo: eliminare la possibilità, per gli individui, di crearsi uno spirito critico per avere popoli composti da pedine facilmente manovrabili, l'avvento di una società esclusivamente basata sulla scienza e, soprattutto, sulla tecnica”. Poiché lo stesso Filoramo ricorda giustamente che “Prima si era crociani o anticrociani, poi sono arrivate le Annales e le nuove metodologie”, quest'accentuazione della contrapposizione tra le 'due culture' appare sempre meno fondata e anzi rischia di essere dannosa.

Marco Ferrazzoli

titolo: Fare storia del cristianesimo. Quale futuro?
categoria: Saggi
autore/i: Filoramo Giovanni
editore: Els-La scuola
pagine: 143
prezzo: € 11.50