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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 10 - 4 ott 2017
ISSN 2037-4801

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Tra artigianato e Big Science
Saggi

Tra artigianato e Big Science

Ne 'Il mestiere della scienza', Carlo Enrico Bottani, ordinario di Fisica sperimentale del Politecnico di Milano, inanella una serie di critiche spesso corrosive al mondo della ricerca, colto nel quadro “tra artigianato e Big Science”. L'autore avverte che i teorici continuano a inseguire il sogno della “grande unificazione”, di una “teoria del tutto”, nella pretesa di identificare il minor numero possibile di concetti per spiegare l'universo, secondo il criterio noto come “rasoio di Occam”. Quest'impostazione ha portato alla realizzazione di macchine molto grandi e costose come il Large Hadron Collider, il famoso acceleratore Lhc del Cern che ha ottenuto la conferma sperimentale del bosone di Higgs.

“Se però guardiamo l'impatto sulla società (l'impatto positivo) quello della fisica minore è stato infinitamente maggiore”, sostiene l'autore facendo gli esempi del laser e del transistor, dal quale in qualche modo derivano la rivoluzione informatica e internet. Bottani commenta con ironia vicina al sarcasmo la “scienza aprioristica basata su assiomi arbitrari e dedotta con sillogismi trascurando la sperimentazione” e anche personaggi come Stephen Hawking, Niels Bohr e Karl Popper. Più che ai geni inevitabilmente molto rari, avverte, la ricerca dovrebbe guardare agli artigiani, evitando di perseguire una concezione della scienza “simile a quella di una religione basata su dogmi”. Un artigianato che si basa su “due parole chiave: maestro e allievi”, cioè su “botteghe” come quella in cui Enrico Fermi a via Panisperna raccolse un gruppo di giovanissimi senza grandi risorse economiche e tecnologiche ma con eccezionali doti di semplicità e manualità. Anche i geni isolati come Albert Einstein e Paul Dirac, infatti, sono impensabili senza il lavoro di scuole come quelle di Max Born o di Niels Bohr.

Il saggio si diffonde poi su altri argomenti, dalla quantistica alle nanotecnologie, per la ricerca nelle quali il finanziamento pubblico federale americano nel 2015 è stato di 1,5 miliardi di dollari. In tale settore “esiste oggi un buon numero di laboratori nazionali (del Cnr e dell'Istituto Italiano di Tecnologia – Iit)” che “godono di elevata reputazione internazionale e posseggono 'facilities' sperimentali di tutto rispetto”, con “la capacità non solo di produrre nuovi materiali ma di realizzare con essi dispositivi prototipo”. Strutture da cui, cioè, possiamo ragionevolmente attendere sia avanzamenti della conoscenza sia applicazioni. E però, con grande onestà, Bottani avverte che “l'equazione 'innovazione=miglioramento economico' è spesso vera ma può anche essere falsa” e andrebbe sostituita con “innovazione=potenziale miglioramento economico”. La ricerca “ha risultanze ambigue” a livello occupazionale e industriale, come ricordano “l'automazione robotica nell'industria automobilistica e nella rivoluzione informatica (che ha cancellato intere professioni)” e le sorti di settori quale il tessile e di dispositivi come il Cd. Anche perché “l'economia capitalista ha bisogno per sussistere” di “prodotti a rapida obsolescenza”. Non meno corrosiva è la critica di Bottani alla futurologia di “genere apocalittico”, alla quale ricorda molte profezie di sventura risultate errate - ad esempio il rapporto 'I limiti dello sviluppo' del Club di Roma - e la difficoltà di stimare con precisione fenomeni complessi quale l'effetto serra.

Tra i molti temi affrontati - dall'Impact factor, definito “simile ai dati Auditel sugli ascolti televisivi”, alle cantonate prese da centri di ricerca celeberrimi come i Bell Laboratories o dall'esperimento Opera (Oscillation Project with Emusion-tRackiong Apparatus) – compare anche la divulgazione. L'impostazione spettacolare di alcuni scienziati, avverte Bottani, “è condivisa quasi sempre acriticamente dai mass media” e “implicitamente adottata tutte le volte che trovate un titolo del tipo 'Provata sperimentalmente la teoria y' oppure con nascosta un'ulteriore credenza, 'Provata l'esistenza della particella x'”. Ma le cose non sono così semplici, i principi scientifici sono a volte contro-intuitivi, fuori dalla portata dell'uomo comune e a volte degli stessi scienziati. Il suggerimento di Bottani è: “Dove una pura e semplice traduzione non è possibile si deve avere l'onestà di avvertire il curioso: 'Vuoi andare oltre? Capire di più? Non avere fretta. Affronta la fatica di uno studio personale'”.

M. F.

titolo: Il mestiere della scienza
categoria: Saggi
autore/i: Bottani Carlo Enrico
editore: Franco Angeli
pagine: 133
prezzo: € 17.00