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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 7 - 5 lug 2017
ISSN 2037-4801

Recensioni

Il meglio (per così dire) degli Ig Nobel
Saggi

Il meglio (per così dire) degli Ig Nobel

L'idea dei premi Ig-Nobel è di Marc Abrahams, che con i suoi Annals of Improbable Research ne assegna una decina l'anno, con l'intento di “far prima ridere e poi riflettere”. Dal quarto di secolo di riconoscimenti conferiti esce un campionario di ricerche curiose, spesso stravaganti, talvolta assurde per il comune cittadino. Due fisiche francesi, Aleksandra Kroh e Madeleine Veyssié, ne hanno selezionate 14 in un libro divertente quanto il tema trattato, con un'apprezzabile attenzione all'internazionalità del premio e alla varietà delle ricerche insignite, che vanno da semplici leggende metropolitane a questioni serissime viste sotto angolature peculiari.

Sono stati premiati gli studi sulle persone che dicono di essere state rapite dagli alieni, computate in centinaia di migliaia e accomunate anche nelle descrizioni dei sequestratori (alti circa un metro, pelle grigio pallido, grosse teste…), e quelli sui cerchi nel grano, anch'essi attribuiti agli extraterrestri e collegati a fenomeni quali alterazioni del campo magnetico e della radioattività, vertigini e dolori acuti (benché i loro autori abbiano confessato che si trattava di una semplice burla). Per quanto riguarda la medicina, l'Ig Nobel ha sancito tra le altre una ricerca sui “benefici del tocco terapeutico” che permette “di manipolare i campi energetici dei pazienti sofferenti, evitando qualunque contatto fisico”, condotta da Dolores Krieger, formatrice presso l'Università di New York (la cui rettrice Martha Rogers era appassionata di metafisica orientale) e accesa complottista: “Se i medici e le case farmaceutiche facevano di tutto per denigrare rimedi semplici e poco costosi era perché questi minacciavano i loro interessi”.

Altro fautore della teoria del complotto, convinto che fossero le compagnie petrolifere a frenare la sua ricerca, Corentin Louis Kervran, secondo cui “il calcio dei gusci delle uova di gallina è stato creato da un processo di fusione fredda”. La teoria della fusione a temperatura ambiente, annunciata nel 1989 da Martin Fleischmann e Stanley Pons dell'Università dello Utah e oggetto di un eclatante quanto estemporaneo interesse, torna anche con l'Ig Nobel a John Bockris, pioniere dell'allarme sull'Anthropogenetic global warming ma autore di studi “nei campi della della trasmutazione di elementi semplici in oro e dell'incenerimento elettrochimico dei rifiuti domestici”. Una cosa a metà tra sapienza alchemica e raccolta differenziata.

La British Royal Navy ricevette l'Ig Nobel per la pace per aver disposto di urlare “bang” invece di utilizzare i cannoni durante le esercitazioni. Altri premi per la medicina sono andati all'équipe che ha studiato tramite Tac e risonanza magnetica gli organi genitali umani durante il coito e a una ricerca sulle ferite provocate dalle noci di cocco che cadono dalle palme. Gli italiani Alessandro Pluchino, Andrea Rapisarda e Cesare Garofalo sono stati insigniti per aver dimostrato che istituzioni e imprese “avrebbero migliori rendimenti se le promozioni fossero fatte a caso”. Ma il caso più celebre è quello di Jacques Benveniste, autore dell'indimostrata ricerca sulla “memoria dell'acqua” che è alla base della cosiddetta farmacopea omeopatica, il quale godette di un indiretto endorsement da Luc Montagnier, premio Nobel per la scoperta del virus Hiv ma non per questo meno discusso.

Un punto rilevante affrontato dal libro è la difficoltà di conciliare la libertà della ricerca con la necessità di contenerla nei binari della credibilità scientifica. Spesso la risposta accademica è quella data da Harvard in un caso scottante: “Non prevediamo alcun procedimento disciplinare nei confronti di una persona che sostiene tesi non ortodosse per il solo motivo che non le condividiamo”. Quando 15 professori di chimica chiesero le dimissioni di Bockris l'università di afferenza non lo sanzionò neppure per frode, nonostante le evidenti scorrettezze, “per timore di essere accusata di caccia alle streghe”. Non meno rilevante il ruolo che nella diffusione di pseudo scoperte assumono personaggi pubblici quali Oprah Winfrey, presentatrice del talk show più seguito della storia televisiva, citata come mentore di Deepak Chopra, un fantasioso studioso di fisica quantistica. Mentre Benveniste, che peraltro lavorava presso la Scuola superiore di fisica e chimica industriale di Parigi, ebbe un enorme appoggio da Le Monde.

In chiusura le autrici, per far comprendere quanto la visionarietà sia necessaria a chi fa avanzare la conoscenza umana, cita il racconto del premio Nobel Richard Feynman, che una serata in cui stava “preparando gli spaghetti” con amici notò “che si rompono quasi sempre in tre pezzi”. Qualche anno il mistero fu raccolto da un altro Nobel, Pierre Gilles de Gennes, finché nel 2005 la spiegazione appare su una prestigiosa rivista scientifica come Physical Review Letters. Infine, chi fosse particolarmente incuriosito dagli Ig Nobel consideri anche il libro scritto dallo stesso Marc Abrahams, 'La scienza impossibile', edito da Garzanti a fine anni '90.

Marco Ferrazzoli

titolo: 14 scoperte scientifiche che non sono servite a niente
categoria: Saggi
autore/i: Kroh Aleksandra, Veyssi Madeleine
editore: Bompiani
pagine: 383
prezzo: € 13.00