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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 3 - 8 mar 2017
ISSN 2037-4801

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Leopardi e la legge
Saggi

Leopardi e la legge

“Un'onda che giunge fino a noi, che ce lo rende contemporaneo, che ce lo fa sentire vicino e persino urgente grazie alla sua vena critica, alla forza della sua polemica tanto contro gli imbellettamenti ottimistici quanto contro gli arcaismi e i purismi di chi guarda al passato”. Così il ministro Andrea Orlando nel suo intervento di chiusura al seminario 'Ius Leopardi', promosso dall'Università di Macerata il 16 ottobre 2015, con l'obiettivo di approfondire il rapporto tra il poeta e il mondo del diritto e delle leggi. Da quell'incontro scaturisce il volume curato da Laura Melosi, titolare della cattedra leopardiana presso l'Ateneo marchigiano, e che raccoglie gli interventi della curatrice, di Francesco Adornato, Vittorio Capuzza, Marco D'Alberti, Franco D'Intino, Rino Caputo e Andrea Orlando.

Il lavoro svela una dimensione significativa ma ancora poco esplorata del pensiero leopardiano: l'interesse per i sistemi di governo, la riflessione sulla legge e sul potere, il ruolo della politica e degli ordinamenti legislativi, la legge di natura e l'idea di convivenza. Facendo leva sulla lezione dello 'Zibaldone' e di altri scritti in prosa e in versi, il volume mira a stimolare una riflessione critica sulla visione socio-politica di Leopardi attraverso riferimenti testuali puntuali e sondaggi critici circostanziati. Laura Melosi (E di giustizia amor. Idee leopardiane sulla legge), facendo riferimento a quello che il poeta chiama “fantasma della Giustizia”, rileva che “la trattazione leopardiana della legge nello Zibaldone” sfiora “diverse problematiche, a cominciare da quella dei limiti insiti anche negli ordinamenti più raffinati, che vengono concepiti con logica completezza teorica, ma che spesso mostrano errori e inconvenienti nella pratica, risultando parziali e frammentari”.

Nel delineare il processo intellettuale che conduce lo scrittore a studiare l'evoluzione delle forme di governo, dalle prime monarchie all'avvento degli stati repubblicani, Adornato (Leopardi e il diritto: forme di governo, leggi e codici) parla opportunamente di un Leopardi “mal noto”, pienamente immerso nella temperie politica e civile della propria epoca: “visse a pieno il suo tempo, e il suo essere filosofo e poeta è disgiunto dal suo essere teorico della politica, della società e dei rapporti e condizioni materiali”. Un ruolo importante nella costruzione del pensiero leopardiano lo riveste il dialogo con i moderni: un confronto serrato anche su tematiche legate alla giustizia e agli ordinamenti civili. Tra questi Félicité de Lamennais, cui Capuzza dedica uno studio (Leopardi dopo Lamennais. Relatività della giustizia, variabilità delle leggi e matrici linguistiche) focalizzato sull'influenza esercitata dall'Essai del filosofo francese su Leopardi, che vi trova “motivi e suggestioni tali da poter paragonare, quanto agli effetti teoretici che ne derivano, quel 'dialogo' alle prime pagine dello Zibaldone riferite alle Osservazioni del di Breme”.

Il passo da di Breme a Manzoni è breve, come osserva D'Alberti (Leopardi e le leggi come arzigogoli), soprattutto in relazione all'impossibilità di debellare corruzione e malcostume mediante la mera applicazione delle leggi. In primo piano vi è non solo la ricerca costante dell'assoluto, come evidenziato da D'Intino, ma anche una visione precisa del Diritto, che Caputo individua tanto nella prosa quanto nella poesia leopardiana. Sullo sfondo, l'interrogativo esistenziale formulato dal ministro Orlando: “come e perché affannarsi a costruire un mondo di cose umane, per il brevissimo tempo di un battito di ciglia che è il tempo che ciascuno di noi e l'umanità intera trascorre sulla superficie terrestre?”. Questa una delle istanze fondamentali che connotano la costruzione dello Ius Leopardi, sospeso tra sentimento della giustizia e aneliti di solidarietà.

Andrea Lombardinilo

titolo: Ius Leopardi
categoria: Saggi
autore/i: Melosi Laura (a cura di)
editore: Olschki
pagine: 111
prezzo: € 20.00