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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 11 - 16 nov 2016
ISSN 2037-4801

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Caleidoscopiche percezioni
Saggi

Caleidoscopiche percezioni

'Vedere le cose come sono' è l'ultimo contributo del filosofo statunitense John Searle, che torna ad approfondire le tesi annoverate in 'Dell'intenzionalità' del 1983. L'autore argomenta sulla filosofia della percezione, sostenendo che un errore nel modo di intendere la percezione stessa, il cosiddetto “dualismo concettuale”, è stato prodotto a partire dal XVII secolo. La percezione, secondo tale teoria tuttora dominante, dipenderebbe solo dalle esperienze soggettive e mai dagli oggetti del mondo, si tenderebbe cioè a “trattare l'esperienza stessa come l'oggetto, il possibile oggetto, della consapevolezza percettiva”.

Da Cartesio in poi infatti, i filosofi non avrebbero intuito che “ci sono due elementi distinti: gli stati di cose ontologicamente oggettivi […] e le esperienze ontologicamente soggettive” che si fanno di essi. A questi si aggiunge un terzo elemento, che sopraggiunge nel momento in cui si inizia un ragionamento filosofico sulla percezione, “ci deve essere” sostiene Searle “una relazione causale per mezzo della quale la realtà oggettiva causa l'esperienza soggettiva”. Tale rapporto è per l'autore un rapporto di causazione diretta per cui, se ci si accingesse a descrivere la realtà oggettiva che appare e poi l'esperienza soggettiva di essa che è nella testa di colui che sta descrivendo, si userebbero “esattamente le stesse parole nello stesso ordine”. Ciò avviene “perché i contenuti nella testa sono presentazioni intenzionali delle condizioni di soddisfazione, e quelle sono gli oggetti nel mondo” che l'uomo vede; la percezione non è quindi quel fenomeno astratto che hanno inteso i filosofi, ma un evento di causa-effetto.

L'autore enuncia quindi la propria teoria secondo cui “percepiamo direttamente oggetti e stati di cose”, attraverso ciò che prende il nome di “Realismo diretto”, argomentando così contro il “Cattivo argomento”, quell'errore del passato, di cui esistono “diverse versioni”, ma tutte accomunate dalla “confusione tra il senso intenzionale di consapevolezza di, e altre espressioni di questo genere, e il senso costitutivo di quelle stesse espressioni”.

Tra vari tipi di esperienza percettiva, Searle parla dell'allucinazione che, sebbene sia dotata di un contenuto intenzionale, manca dell'oggetto verso cui l'intenzione è rivolta. Secondo il “Cattivo argomento”, sia nelle esperienze allucinatorie sia nelle esperienze veridiche, l'uomo ha consapevolezza di qualcosa. L'autore distingue invece tra una consapevolezza oggettiva e una soggettiva; se infatti tutti possono vedere e descrivere il tavolo che si ha di fronte, nessuno potrà avere la stessa consapevolezza di un sentimento o di un dolore. Allo stesso modo, per quanto riguarda l'allucinazione, essa si distingue dall'esperienza veridica in quanto non si deve far confusione tra contenuto e oggetto dello stato intenzionale. È ciò che avviene quando si ha l'impressione di vedere storto un bastone in acqua o ellittica una moneta perfettamente rotonda.

Per Searle è il modo di concepire la percezione a essere errato in quanto secondo la tradizione filosofica la visione sarebbe solo “una questione di ricezione passiva degli stimoli e di produzione di esperienze visive da parte dell'apparato neurobiologico” di cui l'uomo è fornito. Ipotesi quest'ultima, secondo la quale, persone dotate di un apparato neurobiologico normale dovrebbero avere esattamente la stessa esperienza. Ma Searle continua nella sua confutazione proponendo il disegno dell'anatra-coniglio di Wittgenstein, in cui ciascuno, pur dotato di uno stesso apparato neurobiologico normale, può vedere l'uno o l'altro animale sebbene lo stimolo rimanga costante.

Searle analizza inoltre la gerarchia delle esperienze percettive e infine la distinzione tra qualità primarie e secondarie nella teoria della percezione, riprendendo il 'Saggio' di Locke, anche se non fu il filosofo inglese a inventare quella distinzione. Tra le qualità primarie Locke annoverava “la forma, le dimensioni della massa, il movimento e il numero”, mentre tra le secondarie “colore, odore, suono e gusto”. Quest'ultime sono definite da Searle come “illusioni sistematiche create dalle qualità primarie”. L'autore conferma l'importanza di questa distinzione lockeana, ma la sua conclusione è diversa, “non si tratta di ciò che aveva in mente Locke”, ma “di come le caratteristiche del mondo fissino il contenuto intenzionale”.

Alessia Bulla

titolo: Vedere le cose come sono
categoria: Saggi
autore/i: Searle John R.
editore: Raffaello Cortina
pagine: 250
prezzo: € 25.00