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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 5 - 12 mag 2010
ISSN 2037-4801

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'Bambino Gesù', poesia all'ospedale pediatrico

'Bambino Gesù', poesia all'ospedale pediatrico

Di descrizioni delle malattie e delle strutture ospedaliere, la narrativa è piena. Dalla diaristica dei pazienti alle medical fiction di grande successo, esiste anzi il rischio di stereotipare questo ‘genere', riducendolo alla produzione di mero consumo e alla reiterazione di stilemi che ormai datano dai tempi di Cronin, quali il dottore professionalmente perfetto ma carente sul piano umano.

I rapporti della poesia con questo grande ambito di ispirazione sono invece più episodici e dunque si evidenzia la raccolta che Daniele Mencarelli ha dedicato, nel titolo e nella prima parte, al ‘Bambino Gesù' inteso come ospedale pediatrico romano (vaticano, per essere precisi). L'autore vi ha lavorato: non come medico ma come operaio, e anche quest'aspetto biografico incuriosisce, tanto più considerando che oggi Mencarelli è autore di fiction, oltre che impegnato in una produzione poetica costante (questa è la sua terza raccolta e suoi versi compaiono in varie antologie e riviste).

Il punto di partenza di ‘Bambino Gesù' è la salute apprezzata come bene supremo nel momento in cui se ne riscontra l'estrema caducità. L'autore approccia il dolore dei bambini con il delicato sgomento del neofita e mantenendo la propria pietas anche quando la routine lo costringe a un confronto quotidiano con situazioni strazianti. Siamo in un quadro dove il dolore dell'innocente, l'ingiustizia più incomprensibile all'uomo, viene lenito solo dalla fede, dall'umanità e dalla compassione: anni luce lontani, insomma, dalla cinica lucidità di un Dottor House.

"Ed è da quando ti ho incontrato, /'Bambino Gesù', ospedale pediatrico, / che il pregarti quasi mi vergogna" è l'incipit imbarazzato dell'autore che, a contatto con "quanti nel pieno del supplizio /cerchino la tua voce col poco fiato rimasto", si rende conto di appartenere alla "fortunosa umanità" pronta "a invocarti per la più vana delle miserie". Il confronto continuo tra il sano e il malato, specie quando il secondo è un bambino, è una scuola di vita terribile quanto istruttiva per il primo ma anche vitale per il secondo: "Ma quelli che vedi andare via / con la vittoria mano nella mano / del figlio salvo, nato a nuova vita, / una gioia che gli incendia il volto / sono loro a rifiatare le speranze / di quelli che non sanno come finirà il calvario".

Il ‘Bambino Gesù' si affolla di un'umanità composta da suore allegramente compassionevoli, capaci di dire a un piccolo sfigurato "ma quanto sei bello, che bel bambino sei", perché in grado di guardare "un punto oltre l'orrore, / lì c'era solo un bambino che giocava". Di madri straziate e silenti in attesa di una diagnosi o di un esito, delle quali "tremenda come il tuono che preannuncia" arriva la voce, il grido e poi "mostruosa la tempesta / un uragano di lacrime e delirio". Di uomini che si recano al capezzale dei figli per la ripetizione serale:  ma quando "termina la lezione, /ora è tuo figlio con le terapie del giorno / ad essere il maestro, tu l'alunno attento".

Marco Ferrazzoli

titolo: Bambino Ges
categoria: Narrativa
autore/i: Mencarelli Daniele
editore: Nottetempo
pagine: 95
prezzo: € 7.00