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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 12 - 16 dic 2015
ISSN 2037-4801

Libreria a cura di Paolo Capasso

Pasolini senza 'santini' 

Pasolini senza 'santini' 

Italo Moretti è un noto esponente del cinema italiano, professionalmente impegnato nel suo settore come regista, autore e saggista. Inevitabilmente, questo suo 'Pier Paolo Pasolini. Vivere e sopravvivere’ è molto condizionato dal Pasolini cinematografico, ma senza tralasciare i numerosi altri aspetti di un uomo e di un artista poliedrico come pochi. Moretti, che conobbe Pasolini nel 1967, lo racconta con una ridda di spunti che vanno dal 'Vangelo secondo Matteo’ girato nel 1964 nel materano, in cui il regista raccoglie lo stilema neorealistico degli “attori presi dalla strada” (una delle scelte che, probabilmente, ha indotto Muccino a definire Pasolini “sgrammaticato”) ai romanzi 'Ragazzi di vita’ e 'Una vita violenta’, fino alle poesie de 'Le ceneri di Gramsci’. Il saggio non segue comunque un filo cronologico stringente e proprio per questo stimola nel lettore riflessioni ulteriori.

Pasolini si iscrive al Pci nonostante il fratello partigiano sia stato ucciso dai titini ma viene espulso, dal partito e dal natio Friuli, dopo il primo processo per omosessualità che gli viene intentato: un trasferimento che cementerà il sodalizio con la madre, memorabilmente sintetizzato in alcuni versi. In tempi in cui gli omosessuali non erano ancora “gay” ma “pederasti” o “invertiti”, Pasolini “era sempre stato rigido con sé stesso. Non si accettava e non perdonava la sua diversità” e quindi “non piaceva neanche agli omosessuali”. Tra le molte cose che - come dice Moretti - “avrebbe potute fare” negli ultimi decenni, una sarebbe stata proprio interpretare i cambiamenti insorti in questo ambito, così come in quello dei mass media, dei quali fu attento osservatore alla nascita della televisione strumento di informazione ma anche “omologazione”. Non c’è praticamente dato storico e personale che in Pasolini non diventi fondamentale. Si pensi alla 'contestazione’ studentesca del 1968, altro momento effigiato dal poeta in strofe celeberrime. O alla passione per il calcio giocato, riguardo alla quale nel libro si cita la partita tra le troupe di 'Novecento’ e 'Salò o le 120 giornate di Sodoma’.

Pasolini era carismatico, aveva “la voce e i gesti suadenti del profeta, parlava modulando le reazioni del suo pubblico come fosse un’orchestra”, non è pertanto strano che “la passione verso il poeta e scrittore corsaro nel mare della vita italiana” vada aumentando. Con la morte, poi, “diventò un martire perfetto”. Il poeta appartiene insomma al novero dei “personaggi famosi” che dopo “un vistoso successo senza felicità” conoscono “una morte misteriosa senza pace”, come James Dean, Elvis Presley e Marylin Monroe, alla quale non casualmente Pasolini dedicò una canzone. Se “il ricordo della sua morte non si estingue”, è anche perché a rinfocolarlo rimane la contrapposizione tra le due versioni sull’accaduto, quella della violenza sessuale operata dal regista, che avrebbe indotto il succube Pino Pelosi a rivoltarsi, e quella dell’aggressione misteriosa contro il “fetuso” e “sporco comunista”. Moretti illustra entrambe in modo corretto, in modo informato e tono ammirato, ma evitando il rischio dell’effetto 'santino’ indotto dal quarantennale dell’uccisione.

Abbiamo presentato lo stimolante saggio di Moretti nella biblioteca centrale del Cnr, davanti a un’aula appassionata e affollata di giovani. Nella convinzione che questo autore vada tramandato alle nuove generazioni proprio studiandolo nella sua contraddittoria complessità.

Marco Ferrazzoli

titolo: Pier Paolo Pasolini. Vivere e sopravvivere
categoria: Narrativa
autore/i: Moretti Italo
editore: Lindau
pagine: 277
prezzo: € 22.00