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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 8 - 26 ago 2015
ISSN 2037-4801

Libreria a cura di Paolo Capasso

Barbarie e civiltà, così vicine

Barbarie e civiltà, così vicine

Ci troviamo in un Mediterraneo che, dalla Siria a Cipro, dalla Palestina fino al Libano, è in ebollizione politica e religiosa. Folle di disperati si radunano sulle banchine dei porti da cui salpano le navi che consentono di lasciare i paesi in guerra, un feroce e rapace impero musulmano minaccia la sicurezza europea, la società multi-culturale che si incontra e affaccia nel mare nostrum vive scontri epocali ma anche impensabili rapporti di solidarietà. A raccontarcelo non è un reportage di attualità, bensì un romanzo storico ambientato sul finire del XIII secolo, dopo la presa di San Giovanni d’Acri, ultimo caposaldo cristiano in Terrasanta, da parte del Sultano: ‘I panni del saracino’.

L’ultima opera della scrittrice italo-argentina Gladis Alicia Pereira mantiene l’ambientazione medievale e l’intreccio tra contesto storico e vicende amorose del precedente ‘Il cammino e il pellegrino’, sempre uscito per Manni, concentrandosi però maggiormente nella descrizione del personaggio protagonista, Nerino dei Buondelmonti. Del cavaliere fiorentino, prima francescano e poi pirata e corsaro, il libro diventa una sorta di racconto di formazione o, meglio, di evoluzione.

Nerino scende “nell’abisso di abominio e solitudine” della criminalità, dell’assassinio, della rapina e del rapimento, con una facilità ben maggiore di quanto il “suo orgoglio” avrebbe potuto immaginare, sprofondano rapidamente “nella colpa e nel disgusto di sé”. Si compie così la profezia, o maledizione, dell’uomo al quale l’ex nobile e religioso sottrarrà la vita e il ruolo di capo dei pirati, senza comprendere che si sta così compiendo proprio il destino che il suo rivale – o forse amante inconfessato? - aveva predisposto: farlo diventare “Uno come noi, che lui tanto disprezza. Sarà la punizione più giusta alla sua superbia”.

La complessità psicologica e relazionale conferite al protagonista consentono di dare a ‘I panni del saracino’, rispetto al romanze precedente, una maggior robustezza e un’attualità indiretta ma evidente, più ancora di quanto traspaia dalle analogie del contesto politico-culturale. In fondo, ciò che maggiormente ci sgomenta del Mediterraneo odierno, delle diverse e opposte esigenze che vi si confrontano, è proprio questo: l’intuizione di come esse siano tra loro più prossime di quanto sembri, di quanto sia facile passare dall’altra parte della barricata, superare il confine che ci separa dal buio dell’orrore, dell’abiezione, della violenza più estrema. Pensiamo solo ai convertiti italiani e occidentali, che hanno lasciato una situazione di benessere e progresso per scegliere un mondo nel quale la decapitazione, la tortura, la negazione dei diritti umani, la sottomissione di donne e bambini diventano la normalità. Oggi, come otto secoli fa.

L’autrice conferma invece in pieno la sua cifra stilistica, improntata a una semplicità linguistica e narrativa assoluta, che in alcuni passaggi sconfina nell’ingenuità - per esempio nel finale un po’ evanescente dell’opera, oppure nel in troppo lieve sorvolare sugli aspetti sessuali o più scabrosi – ma che le consente di rendere le 435 pagine del libro estremamente scorrevoli.

M.M.

titolo: I panni del saracino
categoria: Narrativa
autore/i: Pereyra Gladis Alicia
editore: Manni
pagine: 456
prezzo: € 20.00