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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 4 - 22 apr 2015
ISSN 2037-4801

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Ma è sempre progresso?

Ma è sempre progresso?

'Tecnobarocco’, il libro che Mario Tozzi ha di recente pubblicato per Einaudi, è un attacco all’eccesso di tecnologia che caratterizza il mondo contemporaneo e che, secondo l’autore, peggiora la qualità della vita degli uomini e minaccia la sopravvivenza stessa del Pianeta. Come i teorici del neoclassicismo consideravano l’arte barocca ridondante e di maniera, così il divulgatore e geologo del Cnr ritiene “che il livello tecnologico utile sia stato ormai raggiunto e superato e che non sia più incrementabile, se non a prezzo di disastri ambientali e ingenti spese, tali da far pensare se non sia meglio astenersi da ulteriori miglioramenti”.

In ognuno dei cinque capitoli da cui è composto il volume l’autore enuncia una legge, nella sua ottica una colpa, della “tecnologia barocca”: non fa risparmiare tempo; distrugge la bellezza; è complicata e non risolve i problemi, anzi li cronicizza; è diseducativa; è insostenibile. Per dimostrare la sua tesi Tozzi si serve di esempi concreti, dai quali emerge l’inutilità della “turbotecnologia”, l’ossessione cioè di velocizzare tutto, dai sistemi produttivi ai mezzi di trasporto. Così contrappone, ad esempio, l’enciclopedia cartacea a quella on line, la ben nota Wikipedia: sicuramente caratterizzata dalla possibilità di effettuare ricerche veloci, presenta però vari problemi, tra cui quello “cruciale della fonte: già, da dove vengono le informazioni del sapere circuitate sulla rete?” e “l’illusione di una cultura di base facile da conseguire e disponibile per tutti”, mentre “la cultura dovrebbe essere altra cosa dall’erudizione pura e semplice”.

Ampio spazio è dedicato alla plastica, “la scoperta tecnologica più rilevante dall’età dei metalli”, che però ha invaso gli oceani sotto forma di tonnellate di rifiuti galleggianti. E ancora i bottoni, “probabilmente risalenti addirittura al III millennio prima dell’anno zero dell’Occidente”, sono contrapposti alla cerniera lampo, più comoda ma con un limite: “non si ripara, si cambia”. Si continua con il confronto tra bicicletta e automobile, dal quale la prima esce vincente dal momento che “riduce immediatamente l’inquinamento atmosferico e pure l’obesità”. C’è poi il paragone tra legno e muratura da un lato e cemento armato dall’altro, in cui il secondo in caso di terremoto è ritenuto meno sicuro perché più rigido, meno elastico. Ma difetti, per motivi diversi, vengono addebitati anche all’asfalto, confrontato con i sampietrini, e agli insetticidi paragonati alle zanzariere.

Tutt’altro che critico è invece l’atteggiamento di Tozzi nei confronti di tecnologie semplici, quali il telaio o la macina. Feroce è infine l’attacco alle moderne abitazioni “ipertecnologiche”, in cui si assiste a “un vero festival dello spreco: almeno una decina di spie stand by accese perennemente, telefoni portatili continuamente in ricarica e ancora ricariche di lettori Cd, Mr3, iPad, di computer portatili, di auricolari bluetooth, di batterie per tutti gli usi”. Insomma, “un delirio di consumi che avremmo avuto difficoltà anche solo a immaginare neanche vent’anni fa”.

Caratterizzato da un atteggiamento estremamente critico, 'Tecnobarocco’ va inteso probabilmente come una provocazione culturale, che ha comunque il pregio di far riflettere il lettore sulle conseguenze che ogni avanzamento tecnologico può portare con sé e che spesso non riusciamo a considerare.  

Rita Bugliosi

titolo: Tecnobarocco
categoria: Specialistica
autore/i: Tozzi Mario
editore: Einaudi
pagine: 192
prezzo: € 18.00