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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 12 - 30 lug 2014
ISSN 2037-4801

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Trasferire la ricerca

Trasferire la ricerca

Quando si parla di ricerca pubblica, si guarda con sempre maggiore interesse alla capacità di trasferire i risultati dal laboratorio scientifico all’industria: quali sono le strategie adottate dalle università e degli enti pubblici di ricerca in Italia? L’ 'XI Rapporto Netval sulla valorizzazione della Ricerca pubblica Italiana’ raccoglie le risposte direttamente da 61 università e 6 enti pubblici di ricerca.

A leggere i risultati si scopre che le università puntano sempre più sui loro uffici per il trasferimento tecnologico (Utt) perché ritengono che questa sia la strategia più efficiente per “valorizzare in modo appropriato i risultati della ricerca” e per “generare risorse aggiuntive per la ricerca”.

Nel 2012, infatti, circa il 91,8% delle università ha scelto di costituire un ufficio di trasferimento tecnologico, Utt, a cui assegna in media 3,7 unità di personale, un numero in crescita del 5,7% rispetto al 2011. Il 47,5% degli Utt, inoltre, partecipa a  parchi scientifici ma in misura sempre più significativa ritiene più efficiente partecipare ad incubatori di impresa (50,8%).

Anche i numeri relativi al bilancio annuale degli Utt vanno in questa direzione. In media, gli atenei italiani assegnano un importo pari a 216 mila euro, solo in leggera flessione rispetto ai dati del 2011 (-0,1%). La principale fonte di finanziamento è ancora la dotazione dell’ateneo di riferimento (72%) ma nell’anno considerato risulta in aumento la quota di autofinanziamento da brevetti, 16,1%. Un segnale positivo e incoraggiante che racconta come gli Utt siano sempre più capaci di autofinanziarsi.

Ma i risultati del rapporto raccontano molto di più. Ad esempio, gli Utt valorizzano la ricerca scientifica prevalentemente, ma non esclusivamente, attraverso la protezione della proprietà industriale e la creazione di imprese spin–off.

Nel 2012 il numero medio dei brevetti in portafoglio è aumentato, da 57,3 a 68,4, per un totale di 3.356 brevetti e in media aumenta il costo sostenuto per la protezione della proprietà industriale, che passa da 53,9 a 57,2 mila euro. Le nostre università, quindi, hanno una spiccata propensione a proteggere la loro proprietà industriale, ma quanto sono impegnate ad aprirsi al settore industriale?

Le strategie a cui ricorrono sono il licensing e la creazione di spin-off. Nel 2012 le entrate medie delle licenze attive nell’anno sono aumentate, passando da 26,9 a 30,2 mila euro, mentre il numero medio delle imprese spin-off nate è leggermente in crescita, passando da 2,6 a 2,8 per un totale complessivo di 1102 imprese attive al 31 dicembre 2013, presenti in tutta Italia. Solo nel 2012, inoltre, sono state fondate 140 nuove imprese spin-off, “numero più elevato di sempre”. Tra le regioni più attive spiccano Lombardia e Piemonte, mentre il settore di riferimento principale per le imprese spin-off anche in questa edizione rimane il settore Ict (26,8%).

Il Rapporto Netval per il secondo anno coinvolge nell’indagine anche sei enti di ricerca pubblici.

Il Cnr, in particolare, dal 2013 si è dotato della struttura di particolare rilievo per 'Valorizzazione della ricerca’ che si occupa di coordinare “le attività di promozione, trasferimento e valorizzazione ed a favorire e stimolare, in stretta collaborazione con la rete scientifica, i processi di innovazione”.

Anche per il Cnr i dati parlano di una significativa attività brevettuale. In particolare, la struttura Valorizzazione della ricerca gestisce 330 famiglie brevettuali di cui oltre 200 con una tutela all’estero e/o di una domanda di deposito a livello internazionale.

Il 75% dei brevetti di cui il Cnr è titolare proviene dal Dipartimento scienze fisiche e tecnologie della materia (35% ), dal Dipartimento di scienze biomediche(21% ) e dal Dipartimento scienze chimiche e tecnologie dei materiali (20%).

Il dato sulle licenze attive al momento in cui è stata svolta l’indagine, spiega quanto l’Ente sia attivo nella valorizzazione economica dei suoi brevetti e nel trasferimento delle sue ricerche: al momento dell’indagine, il Cnr contava un centinaio di contratti di licenza attive, per un valore complessivo di 515.204,54 euro.

Infine, al 31 dicembre 2013, le 59 società spin-off targate Cnr, prevalentemente distribuite tra le regioni di Emilia Romagna, Toscana e Campania, si concentrano in misura prevalente nei settori nanotecnologie e nuovi materiali, biomedicale e life sciences, Ict, elettronica, agroalimentare.

Complessivamente, il rapporto mostra risultati per gli atenei italiani e per gli enti di ricerca con un segno positivo ma che “ci tengono ancora lontani dai migliori casi europei”.

Monica Di Fiore

titolo: Unire i puntini per completare il disegno dell’innovazione
categoria: Specialistica
autore/i: Pietrabissa Riccardo, Piccaluga Andrea
editore: Netval
pagine: 210